C’� un po� di trama in questo fanservice. Ma è brutta e scontata.
Per carità, Suzanne Collins ha una gallina dalle uova d’oro e non ha intenzione di riC’� un po� di trama in questo fanservice. Ma è brutta e scontata.
Per carità, Suzanne Collins ha una gallina dalle uova d’oro e non ha intenzione di rinunciarci, però potrebbe almeno fare finta di impegnarsi. Lo dovrebbe ai suoi fan, quanto meno.
L’Alba sulla mietitura ha il sapore di una brutta fanfiction, scritta pigramente e col minimo sforzo. I nuovi personaggi non sono minimamente interessanti (a parte Mayslee), monolitici e noiosi e prevedibili (per esempio, l’accompagnatrice dei tributi del 12, che palesemente è brutta e cattiva solo per mettere in buona luce Effie quando prenderà il suo posto), e gli agganci e i richiami alla serie originale e all’altro prequel sono così invadenti e sfacciati che� boh, siamo già al mostro lampada di Stephen King, solo che c’� voluto molto meno tempo.
Non c’� praticamente nulla in questo libro che non si sia già visto. E se per carità, sfruttare l’effetto nostalgia non è un reato, d’altro canto davvero, mi viene voglia di scuotere l’autrice per chiederle di impegnarsi. Perché poi le idee ci sarebbero anche (l’arena di Wiress - ah sì, come easter egg in questa storia appaiono diversi personaggi della Ragazza di fuoco, che però sanno proprio di gioco al risparmio - perché mettersi a creare dei personaggi originali - e che contribuiscono a creare incoerenze con la serie di partenza), ma sono messe lì e raccontate in dieci righe, invece che sviluppate nella storia.
Metà del libro è dedicata all’arrivo a Capitol e alla preparazione dei tributi - meno brutale e grottesco dell’edizione della Ballata, non ancora così oliato come ai tempi di Katniss) però boh, ho degli enormi boh, perché i richiami sia a Lucy Gray che a Katniss mi hanno innervosita. Haymitch meritava un suo arco narrativo ben fatto, non essere un Frankenstein posticcio mescolando cose già viste. L’altra metà dunque scorre senza particolare significato. I momenti che dovrebbero essere emozionali richiamano morti già viste e ho pianto per Rue, per la brutta copia della situazione anche no.
Ciò rende tutto poco credibile. La progressione caratteriale di Haymitch non ha senso, e francamente che siamo *ancora* a struggerci per i drammi amorosi ha rotto il belino che non ho. Sapevamo come sarebbe andata, che al ritorno di Haymitch i suoi cari sarebbero morti male per spregio, ma
E il valore dei prequel dovrebbe essere arricchire le opere originali di significato, imho, qua addirittura si svilisce la particolarità di Katniss, che diventa solo una “Haymitch 2.0�. Ma non solo, diventa tutto il contesto più grottesco: da un lato la malvagia Capitol e lo spietato Snow che non si accorgono di una rete di cospiratori sotto al loro naso che lavora per 25 anni. Dall’altro i ribelli che attendono la involontaria messia, che a questo punto davvero è solo un animale mandato a sacrificarsi per tutti, per un maledetto QUARTO DI SECOLO. Nessuno esce bene da questo libro. Veramente nessuno.
Ma tutto il sistema è scemo o si ostina a non capire i cittadini del 12, siamo a 3 vincitori su 3 che vincono perché fottono il sistema. Se contiamo Lucy Gray per la quale è Snow stesso a fregare il sistema� ma davvero, a questo punto la storia dei libri originali diventa ripetitiva e inutile. Ma com’� che il padre di Katniss fosse il miglior amico di Haymitch� ma suvvia. Ma veramente, che poraggine di inventiva.
Come ha detto un mio amico, dev’essere bello arrivare al punto in cui puoi permetterti di fare puro fanservice autoreferenziale. Peccato che da lettrice è difficile non sentirsi presa per i fondelli....more
Sono abbastanza senza parole per questo memoir duro, senza veli di pietismo, estremamente consapevole. L'autrice decide di raccontare la sua esperienzSono abbastanza senza parole per questo memoir duro, senza veli di pietismo, estremamente consapevole. L'autrice decide di raccontare la sua esperienza di vittima di abusi da bambina per mano del patrigno, come lei lo ricorda, come può. Non fa un rendiconto puntuale della violenza perché la memoria ha protetto la mente mescolando e confondendo i ricordi e perché non vuole fare una esposizione per voyeur della sua esperienza, tuttavia procede inesorabile su tutti gli stereotipi e i luoghi comuni della violenza pedofila e dell'incesto, denunciando come il sistema comunque penalizza le vittime che decidono di denunciare � a chi è servito, alla fine, si domanda lei.
La violenza quando avviene avvelena tutto e spesso è ostracizzato chi la porta allo scoperto, più di chi l'ha commessa, e questo vale anche per l'autrice. È lei che poi deve fare i conti con una madre che minimizza perché non se ne è mai accorta, i fratelli che per "colpa sua" crescono con il padre in prigione (quando, amarezza, lei decide di denunciare per paura che possa ripetere gli abusi anche su di loro), il paese che la accusa di aver macchiato la reputazione della comunità. Con il processo, dove quasi sembra lei sotto accusa per non essere danneggiata abbastanza. Con la consapevolezza che se sono andati a processo e sono arrivati a una sentenza è solo perché il patrigno ha confessato confermando le sue accuse e che casi come il suo costituiscono una minoranza insignificante nel panorama degli abusi pedofili e/o incestuosi (e considerando che questo libro esce in Francia in un momento in cui il caso Pelicot e, peggio, quello Le Scouarnec � il chirurgo pedofilo che è accusato di aver abusato di almeno 300 pazienti minori � sono già nell'occhio del ciclone, fa ancora più angoscia).
Come l'abuso ha comunque plasmato tantissimi aspetti della sua vita, del suo modo di vivere, del suo carattere. E come lei racconti tutto ciò sempre con quasi l'ansia consapevole di non rappresentare tutte le vittime di violenza, pur parlando per loro, e la paura di essere usata per generalizzare sul tema. Allo stesso tempo, la denuncia di come i media e l'opinione comune spesso applichi stereotipi più sulle vittime che sui carnefici � con i quali è quasi più facile empatizzare, denuncia � nelle narrazioni. Il che forse da la dimensione del tabù che persiste: il mostro è più semplice da normalizzare e da accettare, una volta che si dichiara pentito. La vittima "danneggiata per sempre" (citando come fa l'autrice un sito di scambio per pedofili che si vantavano di aver segnato le loro piccole vittime a vita) è molto più difficile da gestire, per certi versi. Si dà per scontato che si darà a una vita di dipendenze o diventerà abusante a sua volta, una bomba a orologeria. Oppure ci si aspetta che passi oltre: ok, ti è successa una cosa terribile, dimentica e passa oltre. Molto toccante la riflessione sulla narrazione della resilienza, il nonsenso di subire un vero e proprio inferno in terra e di dover impegnarsi a tutti i costi per tornare a essere "normale".
Molto bello il confrontarsi con la letteratura e opere e autori che hanno parlato di pedofilia o incesto: la letteratura non salva, ma contribuisce a trovare le parole. E quindi anche sul tema se la letteratura debba parlare di questi temi e in che modo, in che termini, con che parole. C'è tantissimo in questo memoir ed è una lettura che davvero lascia qualcosa di denso ma di molto prezioso....more
Scendo a tre stelle perché la trasposizione grafica mi è piaciuta molto, però ho il dubbio se davvero tutte le storie possano essere "semplificate" peScendo a tre stelle perché la trasposizione grafica mi è piaciuta molto, però ho il dubbio se davvero tutte le storie possano essere "semplificate" per il Topo... sono cresciuta con le parodie di Topolino e Paperino dei classici letterari e per carità, la "presa in giro" diciamo ci stava di più.
La storia di Metropolis è molto intensa e complessa, il tema del lavoro alienante, del capitalismo che sfrutta gli operai e li fa vivere in condizioni terribili ecc ecc... sono situazioni che è un po' difficile poi risolvere all'acqua di rose come nelle storie di Topolino, per forza di cose, deve succedere. 80 pagine sono sufficienti per una storia così? Penso di no. Forse avrebbe meritato uno sviluppo più dettagliato. Nell'originale inoltre il professore pazzo era animato da sentimenti di vendetta personali, qui... vabbeh, è il solito Macchianera cattivo perché sì che manda tutto a quel paese senza nessuna motivazione. Mah. Graficamente molto suggestivo, la storia meritava qualcosa di più....more