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La guardia bianca
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Ilenia Zodiaco's review
bookshelves: favorites, russa, classici-moderni
Feb 01, 2015
bookshelves: favorites, russa, classici-moderni
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"Tutto passerà. Le sofferenze, i tormenti, il sangue, la fame e la pestilenza. La spada sparirà, ma le stelle resteranno anche quando le ombre dei nostri corpi e delle nostre opere non saranno più sulla terra. Non c'è uomo che non lo sappia. Perché dunque non vogliamo rivolgere lo sguardo alle stelle? Perché?"
Fino alle due e mezza di stanotte, angosciatissima per Aleksej Vasil'evič Turbin, sconvolto dal tifo. Rimanere indifferenti a questo romanzo è impossibile. La famiglia Turbin, la Città (Kiev), il pigolare dei telefoni, il sonnambulismo dei soldati e il tiranno invisibile Petljura. Tutti questi elementi concorrono a creare un racconto melanconico sulla dissipazione di un'epoca (tanto da riportarmi alle atmosfere create da Roth ne "La cripta dei cappuccini") eppure intessuto di diavolerie stilistiche. Visionario e all'avanguardia il genio di Bulgakov, sferzante e impietoso. Per quanto il romanzo sia vivacizzato dall'estro dello scrittore, il lettore non viene risparmiato da quella vertigine terribile che si prova leggendo i severi romanzi di tradizione russa. La Guardia bianca è un romanzo fatto di occhi: "occhi a doppio fondo, occhi luttuosi, occhi folli e torbidi come quelli di un avvelenato, occhi dolenti, occhi inquieti e stralunati, occhi incassati". I destini miserabili dei protagonisti appartengono ai vinti, non ai vincitori. E la nobiltà d'animo di Nikolka, l'astro di Aleksej, la gentilezza e il coraggio di Elena, serviranno solo a resistere, non a rivalersi.
"Come un alveare a più piani, fumigava e rumoreggiava e viveva la Città", la Città presa, la Città perduta.
P.S. Alla luce dei tremendi avvenimenti che tempestano oggi l'Ucraina, questo romanzo si dimostra ancora di più portentoso.
Fino alle due e mezza di stanotte, angosciatissima per Aleksej Vasil'evič Turbin, sconvolto dal tifo. Rimanere indifferenti a questo romanzo è impossibile. La famiglia Turbin, la Città (Kiev), il pigolare dei telefoni, il sonnambulismo dei soldati e il tiranno invisibile Petljura. Tutti questi elementi concorrono a creare un racconto melanconico sulla dissipazione di un'epoca (tanto da riportarmi alle atmosfere create da Roth ne "La cripta dei cappuccini") eppure intessuto di diavolerie stilistiche. Visionario e all'avanguardia il genio di Bulgakov, sferzante e impietoso. Per quanto il romanzo sia vivacizzato dall'estro dello scrittore, il lettore non viene risparmiato da quella vertigine terribile che si prova leggendo i severi romanzi di tradizione russa. La Guardia bianca è un romanzo fatto di occhi: "occhi a doppio fondo, occhi luttuosi, occhi folli e torbidi come quelli di un avvelenato, occhi dolenti, occhi inquieti e stralunati, occhi incassati". I destini miserabili dei protagonisti appartengono ai vinti, non ai vincitori. E la nobiltà d'animo di Nikolka, l'astro di Aleksej, la gentilezza e il coraggio di Elena, serviranno solo a resistere, non a rivalersi.
"Come un alveare a più piani, fumigava e rumoreggiava e viveva la Città", la Città presa, la Città perduta.
P.S. Alla luce dei tremendi avvenimenti che tempestano oggi l'Ucraina, questo romanzo si dimostra ancora di più portentoso.
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February 16, 2015
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"Non soltanto nessuno sapeva, ma nessuno neppure s'interessava di sapere dove tutto fosse andato a finire"
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