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Storyville Portraits
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Moloch's review
bookshelves: cataloghi_di_mostre, fotografia, storia_delle_donne, varia
Oct 19, 2011
bookshelves: cataloghi_di_mostre, fotografia, storia_delle_donne, varia
Una decina di giorni fa stavo perlustrando in lungo e in largo la sezione dei Remainders del sito Libraccio.it per approfittare della promozione (valida fino a domani 2 novembre) che li vedeva scontati del 65% sul prezzo di copertina. Fra i tanti titoli mi ha incuriosito questo, Storyville Portraits, che sicuramente a prezzo pieno (24 euro) non avrei mai acquistato, ma che per 8 euro e qualcosa ho messo nel carrello.
È un libro fotografico in cui è riprodotta una selezione dei ritratti scattati nel 1912 circa da E.J. Bellocq, fotografo sulla cui biografia si sa poco o nulla, di alcune prostitute che vivevano nei bordelli di New Orleans. Le lastre, che Bellocq in vita non ha mai sviluppato e sembra tenesse per sé, come oggetto personale, sono state fortunosamente recuperate alla fine degli anni cinquanta, sviluppate e infine pubblicate nel 1970 da Lee Friedlander. Il libretto (grande formato, ma poco meno di 100 pagine) si chiude proprio con la trascrizione, a cura di John Szarkowski (non so chi sia tutta questa gente, nomi noti nel mondo della fotografia, suppongo), di una conversazione tra Friedlander e alcuni anziani conoscenti di Bellocq, per tentare di gettare un po� di luce su questa figura “misteriosa�.
In ogni caso, come viene ricordato anche dai curatori, in fondo non interessa tanto l’artista e l’uomo Bellocq quanto le sue fotografie (ed è un peccato che un’altra sua serie, scattata nelle fumerie d’oppio del quartiere di Chinatown di New Orleans, sembri ormai perduta). Queste, pur essendo i soggetti spesso nudi o discinti, non sono di natura pornografica: al contrario, sembra, come sottolineato nell’introduzione di Susan Sontag, che fra le ragazze e il fotografo vi fosse un rapporto di fiducia, complicità , confidenza o persino amicizia, e quasi tutte di fronte all’obiettivo si mostrano tranquille, disponibili, persino giocose (alcune pose sono infatti talmente astruse che si pensa a uno scherzo, quasi l’avessero decisa insieme), comunque a proprio agio, come le due che posano sorridenti (e vestite) con in braccio i loro cagnolini.
Accanto a queste foto ve ne è un numero limitato di natura invece un po� inquietante in cui qualcuno (forse lo stesso Bellocq?), per motivi ignoti, ha cancellato le facce delle modelle: nemmeno queste sono pose particolarmente scabrose, eppure quei corpi nudi con, al posto del volto, una macchia nera sono gli unici casi in cui ritorna prepotentemente alla nostra memoria la condizione di sfruttamento spesso degradante in cui erano costrette queste donne.
3/5
È un libro fotografico in cui è riprodotta una selezione dei ritratti scattati nel 1912 circa da E.J. Bellocq, fotografo sulla cui biografia si sa poco o nulla, di alcune prostitute che vivevano nei bordelli di New Orleans. Le lastre, che Bellocq in vita non ha mai sviluppato e sembra tenesse per sé, come oggetto personale, sono state fortunosamente recuperate alla fine degli anni cinquanta, sviluppate e infine pubblicate nel 1970 da Lee Friedlander. Il libretto (grande formato, ma poco meno di 100 pagine) si chiude proprio con la trascrizione, a cura di John Szarkowski (non so chi sia tutta questa gente, nomi noti nel mondo della fotografia, suppongo), di una conversazione tra Friedlander e alcuni anziani conoscenti di Bellocq, per tentare di gettare un po� di luce su questa figura “misteriosa�.
In ogni caso, come viene ricordato anche dai curatori, in fondo non interessa tanto l’artista e l’uomo Bellocq quanto le sue fotografie (ed è un peccato che un’altra sua serie, scattata nelle fumerie d’oppio del quartiere di Chinatown di New Orleans, sembri ormai perduta). Queste, pur essendo i soggetti spesso nudi o discinti, non sono di natura pornografica: al contrario, sembra, come sottolineato nell’introduzione di Susan Sontag, che fra le ragazze e il fotografo vi fosse un rapporto di fiducia, complicità , confidenza o persino amicizia, e quasi tutte di fronte all’obiettivo si mostrano tranquille, disponibili, persino giocose (alcune pose sono infatti talmente astruse che si pensa a uno scherzo, quasi l’avessero decisa insieme), comunque a proprio agio, come le due che posano sorridenti (e vestite) con in braccio i loro cagnolini.
Accanto a queste foto ve ne è un numero limitato di natura invece un po� inquietante in cui qualcuno (forse lo stesso Bellocq?), per motivi ignoti, ha cancellato le facce delle modelle: nemmeno queste sono pose particolarmente scabrose, eppure quei corpi nudi con, al posto del volto, una macchia nera sono gli unici casi in cui ritorna prepotentemente alla nostra memoria la condizione di sfruttamento spesso degradante in cui erano costrette queste donne.
3/5
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