Arrivo alla lettura di questo classico della letteratura mondiale spinto anzi suggerito dalla citazione che si fa nella serie tv Lost (dove dei naufraArrivo alla lettura di questo classico della letteratura mondiale spinto anzi suggerito dalla citazione che si fa nella serie tv Lost (dove dei naufraghi e sopravvissuti a un incidente aereo sono costretti a vivere in un'isola misteriosa e piena di eventi assurdi). In realtà conoscevo già la storia di Morel visto che avevo anni fa recuperato il film del 1974 diretto da Emidio Greco.
Un naufrago arriva in una misteriosa isola abbandonata che ha al suo interno una costruzione che contiene una biblioteca, una sala da pranzo, una cucina, camere da letto, una cappella e anche una piscina. Sembra proprio abbandonata da molti anni, visto che è piena di ragnatele e polvere. Ma improvvisamente, un giorno, iniziano a mostrarsi delle persone vestite di gala che chiacchierano tra loro, fanno il bagno in piscina, mangiano insieme. Sono fantasmi o persone reali? Il naufrago prima si spaventa e fugge, nascondendosi. Poi pian piano inizia a spiarli fino a spingersi a parlare con loro, ma senza essere visto o contraccambiato. Ben presto riuscirà a capire il perché.
Questo romanzo è molto affascinante e ci fa riflettere sul tema dell'immortalità: Morel inventa un meccanismo che ci potrebbe rendere immortali, o almeno le nostre ombre passeggere su questa Terra. In realtà quello che fa lo scienziato Morel è di eternizzare, registrare per sempre, la quotidianità, la banalità dell'ordinario: ci si sveglia, si fa colazione, si va al bagno, si chiacchiera, si pranza, si prende il sole, si passeggia sulla spiaggia, si litiga, si cena, ci si riposa, si ama. Questa storia fa riflettere sul fatto che la nostra vita, di ognuno di noi, è effimera e breve come un filo d'erba: al mattino spunta, durante il giorno vive, la sera già dissecca e poi muore.
N.B.: Casares un grande ad aver anticipato già negli anni 40 la realtà virtuale, anche se lui critica questo tipo di progresso tecnologico come un'invenzione senza anima....more
Siamo a Londra e il protagonista, Rob Fleming, ex dj, ha un negozio di musica in una zona poco frequentata che non ha molti ricavi, anzi, direi che è in crisi e rischia la chiusura. Inoltre egli viene mollato dalla sua ragazza che si trasferisce dal suo vicino di casa, ma lui continua ad amarla e vorrebbe rimettersi con lei.
Hornby ci regala un ritratto ironico e tagliente (come solo lui sa fare) di un trentacinquenne inglese degli anni 90 che si trova in una vera e propria "crisi di mezza età" anticipata, pieno di manie e soprattutto di insicurezze che non gli permettono di evolversi, di crescere, ma ristagna nella sua solita routine fatta di musica, bevute e sesso. Ma attenzione: non una musica qualsiasi, perché Rob ha dei gusti musicali sopraffini. A me è piaciuto perché sono subito entrato in sintonia col protagonista, in certi atteggiamenti rispecchiava alcuni miei comportamenti o manie. Ho trovato una lettura piacevole, divertente, ironica, e poi lo stile di Hornby è davvero bello e accattivante.
Ma che messaggio ci voleva donare l'autore in questo romanzo? Credo che volesse esprimere una condizione frequente tra i giovani degli anni 90: quella della paura di diventare grandi, di crescere. Il protagonista, infatti, per auto-analizzarsi non fa che stilare delle classifiche su qualunque cosa: sulle donne che lo hanno fatto soffrire di più (proprio all'inizio della storia), sulle sue canzoni preferite, dei gruppi che dovrebbero andare sul rogo se ci fosse la “Rivoluzione Musicale�.
Consigliato a tutti, soprattutto a chi ama la buona musica (ci sono tantissime citazioni musicali e chiacchierate e riflessioni su determinati generi musicali e su musicisti e artisti). ...more
Conoscendo ormai il buon vecchio Adams, so che le sue storie sono folli (ho letto l'intera saga della Guida galattica per gli autostoppisti e so di coConoscendo ormai il buon vecchio Adams, so che le sue storie sono folli (ho letto l'intera saga della Guida galattica per gli autostoppisti e so di cosa parlo!) e non ha senso trovarvi un senso. La prima cosa che mi ha lasciato stupefatto è che per quasi metà libro non ci sarà il protagonista, ovvero il folle investigatore olistico Dirk Gently e la storia è un insieme di situazioni che capitano a diverse persone (come il monaco elettrico) prima di poter giungere finalmente a capirci qualcosa, o che ci sia qualcosa che le possa legare, cosa che renderebbe la maggior parte dei lettori abbastanza incavolati e potrebbero abbandonare la lettura. Sarà però l'avvento di Dirk stesso che ci dirà "tutte le cose sono interconnesse anche quelle più diverse o strampalate".
P. S.: solo io ho avuto l'impressione che il professor Chronotis potesse essere in realtà Doctor Who?...more
Ognuno di noi, almeno credo, ha in mente la figura del detective cinematografico in bianco e nero che fuma una sigaretta dopo l'altra e indossa quell'Ognuno di noi, almeno credo, ha in mente la figura del detective cinematografico in bianco e nero che fuma una sigaretta dopo l'altra e indossa quell'impermeabile tutto sgualcito e non fa che pedinare persone sospette. Tutto questo nasce proprio da questo capolavoro di Dashiell Hammett ovvero il genere poliziesco hard boiled (a differenza di altri detective in questo genere il protagonista non si limita a risolvere i casi ma affronta il pericolo e rimane coinvolto in scontri violenti tanto da rischiare più volte la vita).
Sam Spade è un investigatore privato che lavora nella San Francisco degli anni Venti. Arrogante, sbruffone, sciupafemmine, non può neanche fare a meno di bacco e tabacco. In questa storia dovrà sbrogliare un caso particolare che avrà a che fare con un'antica statuetta di un falco che fu donata nientepopodimeno che al re Carlo V dai Cavalieri di Malta. Non manca la femme fatale, affascinante e misteriosa allo stesso tempo, e nemmeno inseguimenti, sparatorie, fughe, colpi di scena. Ah, non manca nemmeno la vedova da consolare!
Insomma, alla fine mi è piaciuto? Sì, certo. Leggerò altro di Hammett? Ma assolutamente sì. ...more
Questo romanzo, Don Casmurro, venne riconosciuto come un capolavoro indiscusso della letteratura brasiliana e fu pubblicato nel 1899.
Il protagonista,Questo romanzo, Don Casmurro, venne riconosciuto come un capolavoro indiscusso della letteratura brasiliana e fu pubblicato nel 1899.
Il protagonista, ormai avanti con gli anni, ci narra come in una sorta di diario della sua vita, dei primi innamoramenti, di tradimenti e malinconie. Come si dice "il primo amore non si scorda mai" ed è proprio di questo amore che, con grande tristezza e rimpianto, ci parla Bento Santiago, amore per il quale ha provato una tale gelosia che lo ha distrutto. Ma Capitu lo ha davvero tradito col suo migliore amico oppure è solo frutto delle suggestioni di Bento? Sarà a noi lettori cercare una risposta a questo interrogativo.
Ammetto che non conoscevo questo autore brasiliano, Machado de Assis, e se scopro tali classici è perché ho una lista di titoli che, quando riesco a recuperarli sia in cartaceo che in versione digitale, provo a leggere di tanto in tanto (la famosa lista dei 1000 libri da leggere prima di morire).
Se amate le introspezioni psicologiche stile La coscienza di Zeno di Svevo, allora è il libro che fa per voi. ...more
Un uomo in crisi si licenzia da un lavoro sicuro e si fa assumere come commesso in una libreria. Lui è un poeta e ha pubblicato una raccolta di sue poUn uomo in crisi si licenzia da un lavoro sicuro e si fa assumere come commesso in una libreria. Lui è un poeta e ha pubblicato una raccolta di sue poesie ma senza aver avuto il successo che si aspettava. La sua ossessione è una sola: il denaro. Non fa che pensare a quello: un'ossessione che lo porterà quasi ad impazzire e a perdere la sua ragazza.
George Orwell con questo romanzo (meno conosciuto degli altri) ci mostra il protagonista che vuole sganciarsi dagli ideali imposti dalla società borghese inglese del tempo che era legata ai soldi (forse anche oggi è così?). Quello che colpisce è proprio l'attualità dei temi che vengono affrontati: ancora oggi non si pensa ad altro che ad apparire, a quello che pensano gli altri di noi, ad essere rispettabili e mostrare che si vive bene, non dico nel lusso ma nel benessere. Il protagonista, Gordon, si ribella, quindi qua diventa un antieroe rispetto alla massa consumistica e cieca. Lavorava per un'agenzia pubblicitaria dove inventavano degli spot, delle frasi ad effetto per vendere dei prodotti, ma lui non ha retto più e si è licenziato: non riesce a prendere in giro i consumatori con quelle pubblicità truffaldine, ingannevoli, non accetta che si possa vivere solo per avere sempre più denaro e restando vuoti, superficiali. E avverte un forte senso di solitudine di queste vite che vanno avanti e indietro nella città:
"Chilometri e chilometri di case modeste, solitarie, tutte ad appartamentini e camere in affitto; non focolari, non comunità, ma semplicemente fasci di vite senza senso trascinate da una specie di caos sonnolento in lenta deriva verso la tomba! Vedeva passare uomini come cadaveri deambulanti."
Questo è il primo romanzo che scrisse Italo Calvino e ci fa vedere la Resistenza con gli occhi del protagonista, un bambino, il quale conosce il sentiQuesto è il primo romanzo che scrisse Italo Calvino e ci fa vedere la Resistenza con gli occhi del protagonista, un bambino, il quale conosce il sentiero dei nidi di ragno (dove nasconderà la pistola che ruberà a un soldato tedesco che andava a letto con sua sorella). Questo bambino, Pin, è curioso, come tutti i bambini, ma ben presto si metterà nei guai e dovrà fuggire via, fino ad essere accolto in un gruppo di partigiani (descritti come antieroi, senza alcuna esaltazione).
Calvino ha scelto un bambino per narrarci gli orrori della guerra, per dare anche un punto di vista diverso e quasi magico, fiabesco, e Pin potrebbe ricordarci benissimo il bambino protagonista del romanzo di avventura di Stevenson, L'isola del tesoro (in questo caso invece di dobloni d'oro lui ha nascosto, come ho già detto, una pistola).
Pin ha 8 anni ma in realtà è già un adulto, si potrebbe definire un "bambino vecchio", infatti si trova a suo agio con i clienti dell'osteria del suo paese, dove narra storie sconce e rifugge dai giochi coi bambini della sua età.
Forse non farò cose importanti, ma la storia è fatta di piccoli gesti anonimi, forse domani morirò, magari prima di quel tedesco, ma tutte le cose che farò prima di morire e la mia morte stessa saranno pezzetti di storia, e tutti i pensieri che sto facendo adesso influiscono sulla mia storia di domani, sulla storia di domani del genere umano.
Dopo Bartleby lo scrivano questo è il secondo libro che invece di leggere l'ho ascoltato (trovato in Rai Play). Confermo che preferisco leggere i librDopo Bartleby lo scrivano questo è il secondo libro che invece di leggere l'ho ascoltato (trovato in Rai Play). Confermo che preferisco leggere i libri (in cartaceo o ebook) piuttosto che ascoltarli anche se chi leggeva era molto brava. E confermo che Canne al vento è un capolavoro che dovrebbero leggere tutti.
Prima della trama, quello che incanta è lo stile descrittivo che la Deledda utilizza quando ci presenta i paesaggi: che sia un tramonto, un canneto, uno stagno o il volo di uccelli è di una poesia incredibile.
La luna saliva davanti a lui, e le voci della sera avvertivano l'uomo che la sua giornata era finita. Era il grido cadenzato del cuculo, il zirlio dei grilli precoci, qualche gemito d'uccello; era il sospiro delle canne e la voce sempre più chiara del fiume: ma era soprattutto un soffio, un ansito misterioso che pareva uscire dalla terra stessa; sì, la giornata dell'uomo lavoratore era finita, ma cominciava la vita fantastica dei folletti, delle fate, degli spiriti erranti.
Perché questo titolo particolare, Canne al vento? A risponderci sarà il protagonista della storia, l'anziano servo Efix: siamo come le canne che vengono mosse dal vento, ovvero la vita, quello che ci accade, il destino, nessuno lo può costruire, le cose accadono, ci piegano, le subiamo. Efix lavora per tre sorelle, le dame Pintor, di origini forse nobiliari ma ormai decadute, e la vita sembra scorrere tranquilla come sempre in questo piccolo paesino di campagna sardo fino a quando non irrompe nella storia don Giacinto, che scopriremo essere il nipote delle sorelle avuto da una di loro fuggita via (grazie soprattutto all'aiuto di Efix stesso) il quale scopriremo presto ama il gioco d'azzardo e indebiterà le sue zie per poi scappare via. Per rimediare a questa improvvisa povertà si sacrificherà la povera donna Noemi che dovrà sposare suo cugino. Ma un segreto ancora più brutto si nasconde in questa famiglia: ovvero la morte del padre di loro.
La scrittura della Deledda ti incanta, è qualcosa di indescrivibile:
Nei tempi di carestia, cioè nelle settimane che precedevano la raccolta dell’orzo, e la gente, terminata la provvista del grano, ricorre all’usura, la vecchia Pottoi andava a pescare sanguisughe. Il suo posto favorito era una insenatura del fiume sotto la Collina dei colombi presso il poderetto delle dame Pintor. Stava là ore ed ore immobile, seduta all’ombra di un ontano, con le gambe nude nell’acqua trasparente verdognola venata d’oro; e mentre con una mano teneva ferma sulla sabbia una bottiglia, con l’altra si toccava la collana. Di tanto in tanto si curvava un poco, vedeva i suoi piedi ondulare grandi e giallastri entro l’acqua, ne traeva uno, staccava dalla gamba bagnata un acino nero lucente che vi si era attaccato, e lo introduceva nella bottiglia spingendovelo giù con un giunco. L’acino si allungava, si restringeva, prendeva la forma di un anello nero: era la sanguisuga.
Le sue descrizioni sono intrise di materialità, si sente il respiro della Natura, si viene avvolti dalla vita contadina e piena di solitudine di queste anime perdute nel nulla, intrise di magia e religiosità, di miseria e dolore silenzioso, di occasioni perdute per sempre. La sorella che è riuscita a scappare con l'uomo che amava ha distrutto la famiglia di origine ma nello stesso tempo le tre sorelle la invidiavano perché lei era riuscita a realizzarsi in un certo qual modo, dando alla luce il loro unico nipote.
È la figura della Maddalena, che dicono dipinta dal vero: l’amore, la tristezza, il rimorso e la speranza le ridono e le piangon negli occhi profondi e nella bocca amara� Efix la guarda e sente, come sempre davanti a questa figura che s’affaccia dall’oscurità di un passato senza limiti, un capogiro come se fosse egli stesso sospeso in un vuoto nero misterioso� Gli sembra di ricordare una vita anteriore, remotissima.
Come le canne sono gli uomini e le donne di questa storia, vengono piegati ma continuano a lottare, fino alla fine senza arrendersi.
Sentiva di lasciar lassù la parte migliore di se stesso, la forza che dà la solitudine, il distacco dal mondo; e andando su per lo stradone attraverso la brughiera, i giuncheti, i bassi ontani lungo il fiume, gli sembrava di essere un pellegrino, con la piccola bisaccia di lana sulle spalle e un bastone di sambuco in mano, diretto verso un luogo di penitenza: il mondo.
Anche la preghiera aveva una risonanza lenta e monotona che pareva vibrasse lontano, al di là del tempo, mentre la fisarmonica riempiva coi suoi gridi lamentosi il cortile illuminato da un fuoco d’alaterni... e anche le stelle oscillavano nel cortile come scosse dal ritmo della danza.
Credo che un capolavoro del genere debba assolutamente essere riletto, cosa che farò certamente.
Un agrimensore arriva in un villaggio governato da un misterioso Conte e si scontra con la burocrazia e con il rigido ordine sociale lì presente.
ReceUn agrimensore arriva in un villaggio governato da un misterioso Conte e si scontra con la burocrazia e con il rigido ordine sociale lì presente.
Recensire questa ultima opera (purtroppo incompiuta) di Kafka non è facile, vista la complessità della vicenda e le mille interpretazioni che ne possiamo ricavare. Il protagonista, K. (non conosceremo mai il suo nome) fin da subito si ritrova addosso mille problemi intanto di accettazione (mettono pure in dubbio che lui sia lì per sbaglio) del suo lavoro, e viene sbalzato continuamente da un luogo a un altro, e la sua presenza è subito vista con sospetto e diffidenza da tutti. Più K. fa domande, più tenta di raggiungere almeno un delegato del Conte, più non ottiene nulla o quasi. E in tutta la vicenda respiriamo un'atmosfera cupa, disorientante, alienante, disturbante a tratti, fino all'assurdo. A me è sembrato come se il protagonista si trova in un labirinto e non ha nessuna speranza di uscirne fuori. Gli abitanti non lo aiutano per nulla, anzi, sono tutti impauriti dal Potere (del Conte, della burocrazia, delle regole, degli ordini, ognuno ci può vedere qualunque cosa) e invece di aiutarlo lo scoraggiano, gli consigliano anzi di andarsene, da solo fastidio la sola sua presenza, figurarsi la presunzione di incontrare il Conte o chi ne fa le veci. Anche quando incontra il sindaco del paese non riuscirà a cavare un ragno dal buco. Durante la lettura non fai altro che respirare un'aria di estraneità, di smarrimento, come se la vita alla fin fine non abbia alcun senso e più combatti per ottenere qualcosa più ti ritrovi punto e accapo. Emerge una forte incomunicabilità col mondo e i suoi personaggi, un'impotenza verso le istituzioni che ti chiudono le loro porte e non ti lasciano alcuna speranza per il futuro anche immediato.
Capisco che a molti questa lettura potrà sembrare ostica, noiosa, inconcludente, ripetitiva, addirittura illeggibile, ma credo sia proprio questa l'idea che l'autore voleva trasmettere, ovvero che è inutile lottare contro il Potere, alla fine vincerà sempre lui e tu rimani sono un inutile e arrugginito ingranaggio che gira da solo....more
"Volevo fare qualcosa di triste. E non volevo avere un solo personaggio principale. Volevo fare qualcosa di verament
Siamo tutti dipendenti da qualcosa
"Volevo fare qualcosa di triste. E non volevo avere un solo personaggio principale. Volevo fare qualcosa di veramente americano a proposito di cosa voglia dire America all'approssimarsi del millennio."
Questa è la risposta che diede Wallace all'intervistatrice Laura Miller che gli aveva chiesto perché aveva scritto Infinite Jest.
Ci troviamo in un'America distopica che non si chiama più Stati Uniti ma ONAN (Organization of North Atlantic Nation). Noi lettori veniamo catapultati in una lettura spiazzante: il testo non è suddiviso in capitoli ne ci sono indicazioni cronologiche (gli anni sono stati comprati dai brand e ogni anno ha un proprio sponsor, si chiama infatti tempo sponsorizzato). Sostanzialmente in Infinite Jest troviamo tre storie parallele: quello che accade alla Ennet House, una casa di recupero per alcolizzati e tossicodipendenti; quello che accade all'Accademia di tennis Enfield; tutte le vicende in cui si trama il rovesciamento politico, in diversi luoghi, si complotta per rovesciare questa organizzazione delle nazioni riunite nord atlantiche tramite la disseminazione di una cartuccia filmica, che si chiama Infinite Jest, che contiene un intrattenimento così irresistibile da diventare mortale. Si tratta di un filmato che un gruppo di rivoluzionari in sedia a rotelle vorrebbe diffondere in tutta l'America appunto per eliminare o minare le basi dell'intera organizzazione che ha preso il potere, proprio perché le persone sono ormai dipendenti dall'intrattenimento.
Nell'Accademia di tennis il protagonista sarà Hal Incandenza, un vero e proprio prodigio del tennis, mentre alla Ennet House, la casa di recupero, sarà Don Gatley, un ex tossicodipendente che adesso aiuta gli altri ad uscirne.
Infinite Jest fa parte di quei romanzi chiamati massimalisti, ovvero che provocano al lettore un'immersione totale. Un difetto che potremmo dire su questo romanzo fiume, ma che è la caratteristica di Wallace, è il fatto che nessuna delle storie che conosceremo e leggeremo avrà un finale, ma sarà come aver vissuto le loro vite e poi, ad un certo punto, li lasceremo andare e loro continueranno a vivere. Un'altra caratteristica dell'autore americano è questo modo di mettersi nei panni dei personaggi, ad esempio l'unico personaggio che verrà narrato in prima persona (tutti gli altri in terza) sarà proprio il genio Hal Incandenza, figlio del regista di Infinite Jest, del quale leggeremo letteralmente tutti i suoi pensieri, sapremo tutto quello che gli passa per la testa.
Non tutti hanno il coraggio di leggere e soprattutto portare a termine una lettura così lunga e impegnativa e li capisco anche, ma il mio consiglio, qualora vi dovesse venire la voglia di farlo, è quella di non interromperlo ma di leggerlo anche poche pagine al giorno.
Quello che mi ha colpito di più è sicuramente la forte descrizione che ci fa l'autore sul tema della dipendenza: che può essere la droga, il sesso o l'intrattenimento, è stato di un'attualità pazzesca. Se ci pensiamo oggi siamo tutti dipendenti da qualcosa, ad esempio dal nostro smartphone: nessuno di noi può più farne a meno, abbiamo sempre il pensiero sulle notifiche, su chi ha visitato il mio profilo, insomma, è come se ormai quel telefonino facesse parte del nostro corpo.
Ne esce un ritratto impietoso riguardo agli americani, descritti come dei bambini capricciosi che non si assumono le proprie responsabilità ma le scaricano sugli altri.
Per me non è stato un capolavoro questo Infinite Jest, ho avuto un rapporto difficile e travagliato con questo libro: l'ho dovuto interrompere e riprendere tante volte, e questo non è mai un buon segno per me lettore appassionato. Lo so, lui lo ha scritto apposta in modo da spiazzarti, ne sono consapevole, ma non è stato solo questo: ho trovato molti pezzi noiosi, ripetitivi, alcuni senza senso, per non parlare di tutte le imprecazioni presenti (davvero fastidiose). E poi sinceramente mi è rimasto poco, pochissimo dopo aver terminato questa infinita lettura. ...more
Quando ti trovi davanti un romanzo che, nonostante siano passati quasi 100 anni da quando fu scritto, è di un'attualità incredibile, allora hai in manQuando ti trovi davanti un romanzo che, nonostante siano passati quasi 100 anni da quando fu scritto, è di un'attualità incredibile, allora hai in mano un capolavoro letterario. E questo è il caso de Il mondo nuovo, romanzo distopico che potrebbe ricordarti 1984 di George Orwell e Fahrenheit 451 di Ray Bradbury. In realtà questo romanzo è nato prima di entrambi i celebri distopici che ho appena citato, quindi potremmo benissimo affermare che ha acquisito la paternità del genere distopico.
La vita dell'umanità di un vicino futuro che ci narra Huxley sembra essere perfetta: tutti nascono in provette, quindi tramite la fecondazione artificiale, e viene venerato un unico "dio": Ford, colui che ha creato il Mondo Nuovo. Non esistono guerre né malattie, e si è liberi ad ogni tipo di piacere (non solo culinario). L'unica regola è: consumare, anzi sono due: consumare e non amare!
"E questo," aggiunse il Direttore sentenziosamente "questo è il segreto della felicità e della virtù: amare ciò che si deve amare. Ogni condizionamento mira a ciò: fare in modo che la gente ami la sua inevitabile destinazione sociale."
Fin da piccoli si viene sottoposti all'ipnopedia: vengono fatti ascoltare dei suggerimenti all'infinito registrati su nastro durante il sonno, di modo che si possano imprimere in maniera inconscia nel cervello dei bambini e, presto, giovani adulti e infine adulti. Una vera e propria manipolazione dei cervelli in modo non violento e raffinato. Un altro tipo di persuasione viene donata a queste persone, quella chimica: il soma. Infatti in questo Stato totalitario non si fuma né ci si alcolizza, e quando ci si sente giù (può capitare!) basta assumere alcune compresse di soma e si cade in uno stato di beatitudine, se viene preso in dosi maggiori provoca anche visioni, e a differenza delle droghe del nostro presente, non danneggia minimamente il cervello e non ha conseguenze nefaste nel nostro corpo.
In questa società utopica dunque, non si conoscono i sentimenti, ed è tutto superorganizzato: nulla è fuori posto, è tutto calcolato al millesimo. Ma una domanda resta: cosa significa essere felici? E questo stato idilliaco di vita verrà presto a scontrarsi con un incidente: un selvaggio, cresciuto in un'isola a parte, entra in questa società e riflette così: ”Ma io non ne voglio di comodità. Io voglio Dio, voglio la poesia, voglio il pericolo reale, voglio la libertà, voglio la bontà. Voglio il peccato.» «Insomma» disse Mustafà Mond «voi reclamate il diritto di essere infelice.» «Ebbene, sì» disse il Selvaggio in tono di sfida «io reclamo il diritto d'essere infelice.» «Senza parlare del diritto di diventar vecchio e brutto e impotente; il diritto d'avere la sifilide e il cancro; il diritto d'avere poco da mangiare; il diritto d'essere pidocchioso; il diritto di vivere nell'apprensione costante di ciò che potrà accadere domani; il diritto di prendere il tifo; il diritto di essere torturato da indicibili dolori d'ogni specie.» Ci fu un lungo silenzio. «Io li reclamo tutti» disse il Selvaggio finalmente.�
Quando la società idilliaca, utopica, si scontra con la sua vera natura, con la vera realtà, tutto va a pezzi: e si capisce che si stava vivendo non in un paradiso, ma in una dittatura mascherata da utopia.
Ahimè, ci siamo scordata la sorte del tacchino. Quando un uccello impara a ingozzarsi a sufficienza senz'essere costretto a usare le ali, rinuncia al privilegio del volo e se ne resta a terra, in eterno.
In Huxley è chiara l'ispirazione alla teoria di Pareto: ogni società è divisa in governanti e governati, perché è sempre un'elite a governare.
Potrei ancora esporre tantissimi altri argomenti e tematiche, ma non vorrei dilungarmi troppo. Anzi, vorrei caldamente invitarvi a leggere questo capolavoro.
In questa versione che ho letto vi è un altro testo dello stesso autore, Ritorno al mondo nuovo, che non è assolutamente il seguito ma una raccolta di pensieri riguardanti le tematiche che sono state affrontate nel suo romanzo, alcune di un'attualità sconcertante. Ammirevole la preparazione scientifica e sociologica di Huxley. Vi consiglio di soffermarvi sulla parte in cui parla dei dittatori, inclusa la strategia usata da Hitler.
Il messaggio che Huxley, per concludere, ci vuole lasciare è certamente questo: educhiamoci alla libertà, e teniamo gli occhi aperti perché ci sarà sempre qualcuno che avrà la tentazione di volerci sottomettere....more
Walden è il nome di un lago che si trova nel Massachusetts, negli Stati Uniti d'America. E vicino a questo lago lo scrittore, Thoreau, decise di passaWalden è il nome di un lago che si trova nel Massachusetts, negli Stati Uniti d'America. E vicino a questo lago lo scrittore, Thoreau, decise di passare due anni in solitudine in mezzo al bosco, abitando in una casetta che si costruì lui stesso. Questo libro, dunque, è una sorta di resoconto biografico a forma di diario di questa sua insolita esperienza che visse fra il luglio del 1845 fino a settembre del 1847. Ci narra la vita quotidiana che svolgeva in mezzo alla natura, degli incontri che ha avuto, del rispetto della natura e del bosco che lo circondava, delle sue riflessioni anche filosofiche sulla vita e sugli esseri umani.
Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, affrontando solo i fatti essenziali della vita, per vedere se non fossi riuscito a imparare quanto essa aveva da insegnarmi e per non dover scoprire in punto di morte di non aver vissuto. Il fatto è che non volevo vivere quella che non era una vita a meno che non fosse assolutamente necessario. Volevo vivere profondamente, succhiare tutto il midollo di essa, volevo vivere da gagliardo spartano, per sbaragliare ciò che vita non era, falciare ampio e raso terra e riporre la vita lì, in un angolo, ridotta ai suoi termini più semplici.
Primo libro che leggo di Tabucchi, consigliatomi da anni da una mia cara amica, e finalmente riesco a divorarlo. Che dire, non si può rimanere indiffePrimo libro che leggo di Tabucchi, consigliatomi da anni da una mia cara amica, e finalmente riesco a divorarlo. Che dire, non si può rimanere indifferenti di fronte a un bravo scrittore come lui, che con delicatezza ci narra la vita di questo giornalista che scrive per la rubrica culturale del suo giornale di Lisbona: siamo nel 1938, anno cruciale perché vi è la dittatura di Salazar.
Pereira, questo il nome del giornalista ormai quasi in pensione, ama la limonata e le frittate, ama parlare con la foto di sua moglie (è rimasto vedovo e non fa che pensare a lei). Farà presto amicizia con un ragazzo, Monteiro Rossi, che lo porterà a vedere il problema della censura del regime portoghese.
Non ho molto altro da dire, consiglio vivamente la lettura di questo bel romanzo, Tabucchi bisogna leggerlo per innamorarsene. ...more
Ho trovato il tempo di leggere questo best seller degli anni 90 e ricordo, da bambino, che ne sentivo parlare ma ai tempi non ero ancora un lettore diHo trovato il tempo di leggere questo best seller degli anni 90 e ricordo, da bambino, che ne sentivo parlare ma ai tempi non ero ancora un lettore di libri ma di fumetti. Per fortuna adesso sto recuperando pian piano anche questi classici del vicino passato.
Smilla è una 37enne groenlandese che vive a Copenaghen e avviene una cosa davvero terribile: il suo amico e vicino di casa, un bambino, viene trovato morto. Inizialmente viene archiviato come suicidio, ma subito Smilla si accorge che ci sono delle cose che non vanno: in realtà è un omicidio!
Non mi aspettavo di avere tra le mani una sorta di thriller/giallo, e la cosa mi ha sorpreso piacevolmente. Smilla si improvvisa detective pur di smascherare il colpevole, e ci riesce benissimo: lei ha una particolarità: riesce a leggere la neve, e per questo scopre che le impronte lasciate sul tetto dal piccolo Esajas sono di fuga da qualcuno che forse voleva acciuffarlo e lui per spingersi fin sul tetto, che soffriva di vertigini, era una cosa insolita e lo ha fatto per paura, una paura irrazionale. Per lei Esajas era quasi un figlio, veniva sempre a trovarla, dormiva e mangiava da lei, passavano tanto tempo insieme. E nonostante rischierà più volte di essere uccisa non si fermerà nelle indagini per smascherare chi ha osato eliminare quel piccolo innocente bambino e scaverà nel passato del padre, morto anche lui in modo misterioso.
Ripeto, mi è piaciuta la storia, mi ha appassionato, non a caso l'ho divorato in quattro giorni nonostante le oltre 400 pagine. La protagonista è vero che potrebbe risultare antipatica, antisociale, forse anche presuntuosa, ma è proprio questo suo carattere che le permetterà di non fermarsi ai primi ostacoli delle indagini.
Forse qualcuno di voi riterrà le mie 4 stelline su 5 un voto troppo alto, ma da quando recensisco libri qua sui social ho capito una cosa: il voto non è inerente soltanto alla trama e allo stile dell'autore, ma comprende anche quanto una storia ti prende: e quindi chiamiamolo anche un voto di pancia e ci sta tutto....more
Seconda opera che leggo di Hrabal dopo Una solitudine troppo rumorosa (che consiglio!). Il protagonista è un giovane ferroviere (apprendista manovratoSeconda opera che leggo di Hrabal dopo Una solitudine troppo rumorosa (che consiglio!). Il protagonista è un giovane ferroviere (apprendista manovratore) boemo di una piccola stazioncina di provincia e siamo in piena seconda guerra mondiale, durante l'occupazione nazista della Cecoslovacchia. Perlopiù passano treni militari carichi di munizioni e soldati. Il capostazione alleva piccioni, anzi linci polacche, e il capomanovra ama timbrare le chiappe della telegrafista di notte.
Un romanzo breve che sembra quasi una fiaba, che consiglio caldamente. Bellissima la scena in cui tiene la mano del tedesco morto dopo la sparatoria. ...more
Il professor Pnin è un tipo sbadato, distratto, impacciato, inciampa sempre, goffo, ma di animo buono e gentile. A me ha ricordato molto Pippo, l'amicIl professor Pnin è un tipo sbadato, distratto, impacciato, inciampa sempre, goffo, ma di animo buono e gentile. A me ha ricordato molto Pippo, l'amico di Topolino (ma anche Mr. Bean) ad esempio quando sbaglia a fare un regalo e butta la palla dalla finestra, o quando sbaglia addirittura treno. Pnin è russo ed è emigrato in Francia e poi in America dove insegna letteratura russa in un'università di provincia, conosce l'inglese ma lo pronuncia a modo suo, e nonostante sua moglie lo ha lasciato per un altro lui continua ad aiutarla economicamente. La storia procede di capitolo in capitolo come se fossero dei racconti a se stanti, di volta in volta presentandoci una scena o una vicenda della vita di questo simpatico professore immigrato. Alla fine comprendiamo che lui resta sempre un incompreso, un emarginato in questa società americana (materialista, individualista e competitiva), e Nabokov riesce maestosamente a rendere questa malinconia che prova questo uomo dall'animo buono.
Devo ammettere che Nabokov scrive in modo raffinato, elegante, piacevole.
P.S.: Pnin ci tiene a sottolineare che Anna Karenina non comincia un giovedì, bensì un venerdì, esattamente venerdì 23 febbraio 1872.
Grazie a questo romanzo Edith Wharton vinse il Premio Pulitzer nel 1921, dopo esattamente un anno dalla sua pubblicazione.
Newland Archer è un avvocatGrazie a questo romanzo Edith Wharton vinse il Premio Pulitzer nel 1921, dopo esattamente un anno dalla sua pubblicazione.
Newland Archer è un avvocato newyorkese che si innamora di May Welland che vorrebbe sposare. Sembra andare tutto per il meglio quando, un giorno, irrompe nelle loro vite l'affascinante madame Ellen Olenska, cugina di May e separata. E il nostro Archer se ne innamorerà perdutamente.
Sinceramente non mi ha colpito più di tanto questo romanzo, da molti considerato addirittura un capolavoro da leggere assolutamente. La critica che la Wharton fa alla società americana è evidente, si viveva in una società spesso ipocrita, provinciale e bigotta, cosa che anche oggi non è cambiata più di tanto. Lo stesso Archer è stato un codardo, permettetemi il termine, perché se amava davvero la Olenska avrebbe mollato tutto davvero. Facile preferire le comodità a un amore cieco e selvaggio. Il capitolo finale è di una tristezza quasi stupida, perché sembra dire che lui non ha fatto che pensare a lei tutti quegli anni (trenta, se non ricordo male) struggendosi nel fatto che non è scappato con lei. Mah. Lo stile della Wharton mi è piaciuto, molto raffinato e delicato.
Questo nuovo anno ho deciso di leggere più classici della letteratura mondiale, anche per recuperare quelle perle che tutti mi consigliano di non perdQuesto nuovo anno ho deciso di leggere più classici della letteratura mondiale, anche per recuperare quelle perle che tutti mi consigliano di non perdere. La mia scelta è caduta, per caso, su questo romanzo russo, Oblomov appunto, e devo dire che è stato una piacevole scoperta.
Oblomov è un proprietario terriero russo che vive di rendita grazie agli introiti provenienti da un suo villaggio di campagna dove lavorano circa trecento contadini. Egli vive a Pietroburgo, la capitale russa, in un appartamento polveroso e sta perennemente sdraiato sul divano in ozio perpetuo. Ha un servitore, Zachar, a lui devoto, che ogni tanto gli spilla qualche moneta quando va a fare la spesa (la famosa cresta). Un giorno questa sua vita sempre uguale viene interrotta da una brutta notizia: le sue rendite stanno scendendo per via di una cattiva amministrazione dei suoi affari. Per fortuna arriva a fargli visita il suo amico Stolz, un giovane uomo d'affari, e riesce a convincerlo ad uscire fuori dal suo guscio. Grazie a lui conosce Olga, una bella e giovane e intelligente ragazza della quale il nostro protagonista si innamorerà.
Sarà proprio Stolz stesso a definire il termine oblomovismo: ovvero quello sprecare la vita e le ricchezze a causa di una congenita trascuratezza costellata da un idealismo esasperato.
L'autore russo ha contrapposto, in questo romanzo, due diverse visoni: naturalismo e liberismo illuminista. Queste visioni sono incarnate proprio da Stoltz e Oblomov: l'amico tedesco cerca in tutti i modi di trascinare Il'ja Il'ic fuori dal suo appartamento, che è diventato “una piccola, inerte, polverosa Oblomovka�, e di introdurlo nel nuovo mondo. Anche Olga tenta invano di costruire con operosità un nuovo ponte tra il paradiso idealizzato oblomoviano e la dinamicità della civiltà moderna. Ma Oblomov è un sognatore, non riesce a vivere la vita da nobile nella società russa, è una persona buona, generosa, egli desidera vivere in un mondo senza conflitti. Scriverà il giornalista russo Nikolaj Aleksandrovič Dobroljubov:
«In Oblomov si riflette la vita russa, viene presentato il vero e vivo tipo russo contemporaneo, scolpito con inesorabile rigore e precisione; viene pronunciata la nuova parola d’ordine dello sviluppo della nostra società; viene pronunciata con chiarezza e fermezza, senza disperazioni né puerili speranze ma con la piena coscienza del vero. Questa parola è oblomovismo; essa serve da chiave per la soluzione e l’interpretazione di molti fenomeni della vita russa e conferisce al romanzo di Goncarov un significato sociale molto più grande che non a tutti i nostri racconti di letteratura accusatoria».
Filo portante del romanzo è il lutto del protagonista, Max, uno storico dell'arte che ha perduto da poco la moglie e decide di ritornare nel paese dovFilo portante del romanzo è il lutto del protagonista, Max, uno storico dell'arte che ha perduto da poco la moglie e decide di ritornare nel paese dove passava le vacanze estive da bambino. Sarà un'occasione per ricordare la famiglia Grace, della cotta presa per Chloe, per i primi turbamenti sessuali verso la signora Grace.
Difficile dare un'opinione su questo libro. Non è che una lunga rielaborazione del lutto del protagonista, e ha uno stile particolare, che può ricordare l'Ulisse di James Joyce, un vero e proprio monologo interiore di Max che spazia e mescola passato e presente. Questo è il punto forte dell'opera: che ti fa immedesimare nel dolore del protagonista. La malinconia trasuda ad ogni pagina, e le descrizioni del mare in realtà raffigurano gli stati d'animo di Max. Banville ha uno stile delicato, colto, molto intimista, tanto è vero che all'inizio pensavo fosse un romanzo autobiografico. Alla fine, ci vuole dire Max, il destino fa come il mare: continua ad essere imprevedibile. ...more