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La boutique del mistero
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Un Esopo 2.0: storia di un titolo totalmente inventata dal lettore di turno secondo la propria intuizione
Ora non ditemi, vi prego: perché vai discorrendo di queste orribili tristezze, la vita è già così breve e difficile per se stessa, amareggiarci di proposito è cretino; in fin dei conti queste tristezze non ci riguardano, riguardano solo te. No, io rispondo, purtroppo riguardano anche voi, sarebbe bello, lo so, che non vi riguardassero.
La boutique del mistero: non il negozio, lo spaccio, il magazzino, la rivendita. La boutique, trés chic. Un luogo dove il cliente di classe entra e viene servito e riverito. Dopo aver provato la merce, per non rendere la visita un banale atto d'acquisto, vien fatto accomodare su un comodo canapè e un'orda - ma un'orda gentile - di commessuole e ometti incravattati lo seppellisce - gentilmente - sotto chiacchiere e pasticcini. Il luogo in cui comprare senza sentire lo stress dell'acquisto, l'angoscia della scelta, la pugnalata dello sguardo del commesso che ti squarcia la schiena mentre tentenni un po' troppo tra due tonalità di golfini. "Guarda un po' - si dice il cliente - sebbene mi abbiano estorto un rene voglio persino tornarci al più presto".
Una boutique che, però, per l'occasione vende mistero. Per pure ragioni di mercato, un incrocio inaspettato di domanda e offerta: i golfini non rendono più come una volta, ora il mistero è il trend del momento. Tutti lo vogliono, tutti lo cercano. Forse è sempre stato sulla cresta dell'onda delle preferenze dei lettori, la lettura perfetta da incastrare fra un turno di lavoro e una seduta davanti ai fornelli di casa. Be', è giunto il momento di diversificare l'offerta. Volete mistero? E che mistero sia: con poltrona, pasticcini, chiacchiere e canapè.
Entriamo nella boutique. Ci sono dentro trentuno racconti piuttosto brevi, adatti a una lettura a piccoli sorsi. Ne finisci uno, riprendi la tua vita, ci ritorni comodamente senza bisogno di chiedere al commesso dov'eri rimasto, chi era chi, perché questo personaggio ora dice che. Cominci a sorbire la bevanda e già ci sei dentro: scene teatrali ricavate da innocui saloni aristocratici, gocce che risalgono scale di condomini, storie di cani, conigli e topi.
Cliente lettore: I topi son strani forti, però, dapprima in casa sono due o tre e talmente piccoli che fa pena ucciderli, poi pian piano crescono, di numero e di stazza, e finisce che se non stai attento ti calpestano pure. Ma che ci voleva ad ammazzarli? Evidentemente i padroni di casa non potevano, chissà . Che mistero, che mist... Che avete aggiunto a questo tè? Mi sento come un magone, un nodo qui, forse è il calore dell'ambiente che mi scombussola la pressione. Mi fermo un attimo, vado a far la spesa e torno, voi aspettatemi eh!
Il magone non va via. Si assopisce un attimo con l'aria fresca, ma appena il tuo sguardo sfiora i referenti reali del racconto (ospedali, cani, il mare, una goccia che traballa dalla grondaia), tutto riemerge e annoda, stringe.
Cliente lettore: I topi... Non riesco a levarmi dalla testa quei topi. To', guarda, Giovanni mi ha chiamato. Che si impicchi, lui e i suoi problemi. Se non gli piacciono certi miei comportamenti, che si cerchi un altro: io sono io e di qui non ci si muove. D'altronde, tutto va bene, è solo lui a vedere il nero ovunque. Certo che, però, i topi...
(Un'ora dopo)
Sono stato gabbato! grida il lettore rientrando nella boutique, in preda agli spasmi. Mi avete avvelenato il tè, volevate forse uccidermi? Voi, con quel vostro peso sullo stomaco, non sopportavate l'idea che gli altri andassero felici e leggiadri nelle loro scarpe lucide, dovevate diffondere il morbo, far ammalare l'intera comunità . Volevo un libro che mi raccontasse di fantasmi e mantelli neri, voi ce li avete messi - sì, non lo nego - ma come è che invece di farmi paura finiscono per farmi danzare tra la commozione e la tristezza? Com'è che ora tutti i miei sentimenti, tutte le mie meschinità sono indissolubilmente legate a una storia? Non è forse offensivo paragonarmi a un cane a mia insaputa? Non è crudele spiattellarmi in faccia il fiele dell'amore? Si può forse vivere così, stando attenti alle ombre che si allungano alle spalle di una combriccola di conigli sotto la luna?
Direttor Buzzati: E' possibile e giusto, caro cliente. La nostra boutique vanta riconoscimenti su riconoscimenti, persino da parte dei consumatori che, guarda caso, dopo un attimo di perplessità , sentono il bisogno di ritornare. Non è tanto per il nostro Tè del Magone (DOP), sa: è il pasticcino, col suo gusto leggero e velato, ad allentare un poco il vostro nodo alla gola (che poi non si respira più, noi non vi vogliamo mica sulla coscienza, vogliamo solo il bene per voi). Quel carico di paesaggi e poesie costruite sul quotidiano, su un cumulo di palazzi o su un povero giardinetto privato, persino su un uovo di cartone colorato: è quello a smorzare l'amaro, a rendere più sostenibile la prova. Oh, denunce ne abbiamo avute, e a bizzeffe: ma, chissà come, tutti i clienti dopo un breve periodo si sono diretti in questura a ritirare le proprie. Senza che noi si facesse qualcosa per forzarli, si intende. Le autorità ci hanno riferito che le giustificazioni erano le più strambe: chi parlava di tende nere atte a coprire usci di case per bene mentre fuori imperversava la tempesta, chi di mostri marini mitologici diversi dalle apparenze. La curiosità è stata tanta che, quando abbiamo riferito loro che tutto si collegava ai nostri trentun racconti in vendita, ci siamo trovati l'intero esercito appollaiato sui canapè della boutique.
Ah! La vedo più rilassata. Non vorrebbe, forse, un altro sorso di tè?
Cliente: Sì, grazie. Ma con poco zucchero.
Ora non ditemi, vi prego: perché vai discorrendo di queste orribili tristezze, la vita è già così breve e difficile per se stessa, amareggiarci di proposito è cretino; in fin dei conti queste tristezze non ci riguardano, riguardano solo te. No, io rispondo, purtroppo riguardano anche voi, sarebbe bello, lo so, che non vi riguardassero.
La boutique del mistero: non il negozio, lo spaccio, il magazzino, la rivendita. La boutique, trés chic. Un luogo dove il cliente di classe entra e viene servito e riverito. Dopo aver provato la merce, per non rendere la visita un banale atto d'acquisto, vien fatto accomodare su un comodo canapè e un'orda - ma un'orda gentile - di commessuole e ometti incravattati lo seppellisce - gentilmente - sotto chiacchiere e pasticcini. Il luogo in cui comprare senza sentire lo stress dell'acquisto, l'angoscia della scelta, la pugnalata dello sguardo del commesso che ti squarcia la schiena mentre tentenni un po' troppo tra due tonalità di golfini. "Guarda un po' - si dice il cliente - sebbene mi abbiano estorto un rene voglio persino tornarci al più presto".
Una boutique che, però, per l'occasione vende mistero. Per pure ragioni di mercato, un incrocio inaspettato di domanda e offerta: i golfini non rendono più come una volta, ora il mistero è il trend del momento. Tutti lo vogliono, tutti lo cercano. Forse è sempre stato sulla cresta dell'onda delle preferenze dei lettori, la lettura perfetta da incastrare fra un turno di lavoro e una seduta davanti ai fornelli di casa. Be', è giunto il momento di diversificare l'offerta. Volete mistero? E che mistero sia: con poltrona, pasticcini, chiacchiere e canapè.
Entriamo nella boutique. Ci sono dentro trentuno racconti piuttosto brevi, adatti a una lettura a piccoli sorsi. Ne finisci uno, riprendi la tua vita, ci ritorni comodamente senza bisogno di chiedere al commesso dov'eri rimasto, chi era chi, perché questo personaggio ora dice che. Cominci a sorbire la bevanda e già ci sei dentro: scene teatrali ricavate da innocui saloni aristocratici, gocce che risalgono scale di condomini, storie di cani, conigli e topi.
Cliente lettore: I topi son strani forti, però, dapprima in casa sono due o tre e talmente piccoli che fa pena ucciderli, poi pian piano crescono, di numero e di stazza, e finisce che se non stai attento ti calpestano pure. Ma che ci voleva ad ammazzarli? Evidentemente i padroni di casa non potevano, chissà . Che mistero, che mist... Che avete aggiunto a questo tè? Mi sento come un magone, un nodo qui, forse è il calore dell'ambiente che mi scombussola la pressione. Mi fermo un attimo, vado a far la spesa e torno, voi aspettatemi eh!
Il magone non va via. Si assopisce un attimo con l'aria fresca, ma appena il tuo sguardo sfiora i referenti reali del racconto (ospedali, cani, il mare, una goccia che traballa dalla grondaia), tutto riemerge e annoda, stringe.
Cliente lettore: I topi... Non riesco a levarmi dalla testa quei topi. To', guarda, Giovanni mi ha chiamato. Che si impicchi, lui e i suoi problemi. Se non gli piacciono certi miei comportamenti, che si cerchi un altro: io sono io e di qui non ci si muove. D'altronde, tutto va bene, è solo lui a vedere il nero ovunque. Certo che, però, i topi...
(Un'ora dopo)
Sono stato gabbato! grida il lettore rientrando nella boutique, in preda agli spasmi. Mi avete avvelenato il tè, volevate forse uccidermi? Voi, con quel vostro peso sullo stomaco, non sopportavate l'idea che gli altri andassero felici e leggiadri nelle loro scarpe lucide, dovevate diffondere il morbo, far ammalare l'intera comunità . Volevo un libro che mi raccontasse di fantasmi e mantelli neri, voi ce li avete messi - sì, non lo nego - ma come è che invece di farmi paura finiscono per farmi danzare tra la commozione e la tristezza? Com'è che ora tutti i miei sentimenti, tutte le mie meschinità sono indissolubilmente legate a una storia? Non è forse offensivo paragonarmi a un cane a mia insaputa? Non è crudele spiattellarmi in faccia il fiele dell'amore? Si può forse vivere così, stando attenti alle ombre che si allungano alle spalle di una combriccola di conigli sotto la luna?
Direttor Buzzati: E' possibile e giusto, caro cliente. La nostra boutique vanta riconoscimenti su riconoscimenti, persino da parte dei consumatori che, guarda caso, dopo un attimo di perplessità , sentono il bisogno di ritornare. Non è tanto per il nostro Tè del Magone (DOP), sa: è il pasticcino, col suo gusto leggero e velato, ad allentare un poco il vostro nodo alla gola (che poi non si respira più, noi non vi vogliamo mica sulla coscienza, vogliamo solo il bene per voi). Quel carico di paesaggi e poesie costruite sul quotidiano, su un cumulo di palazzi o su un povero giardinetto privato, persino su un uovo di cartone colorato: è quello a smorzare l'amaro, a rendere più sostenibile la prova. Oh, denunce ne abbiamo avute, e a bizzeffe: ma, chissà come, tutti i clienti dopo un breve periodo si sono diretti in questura a ritirare le proprie. Senza che noi si facesse qualcosa per forzarli, si intende. Le autorità ci hanno riferito che le giustificazioni erano le più strambe: chi parlava di tende nere atte a coprire usci di case per bene mentre fuori imperversava la tempesta, chi di mostri marini mitologici diversi dalle apparenze. La curiosità è stata tanta che, quando abbiamo riferito loro che tutto si collegava ai nostri trentun racconti in vendita, ci siamo trovati l'intero esercito appollaiato sui canapè della boutique.
Ah! La vedo più rilassata. Non vorrebbe, forse, un altro sorso di tè?
Cliente: Sì, grazie. Ma con poco zucchero.
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February 14, 2012
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Started Reading
February 14, 2012
– Shelved
February 14, 2012
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"Buzzati, crudele e pietoso allo stesso tempo, ti parla con un viso perfettamente integro. Non si mostra trincerato, non oscilla tra crudeltà e pietà , con mezzo ghigno e mezzo sorriso da crocerossina. E' un sorriso unico, completo, pieno. Cacchio, se è bravo."
February 16, 2012
–
Finished Reading
May 2, 2012
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Lorenzo
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Nov 10, 2021 11:01AM

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