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The Da Vinci Code (Robert Langdon, #2)
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L’UOMO DI VITRUVIO

Il film omonimo è diretto da Ron Howard. È stato un grande successo paragonabile a quello del libro, che ha venduto oltre 80 milioni di copie.
Parigi, il Louvre, un dipinto di Caravaggio, probabilmente La morte della Vergine, un vecchio ferito a morte, allarme che scatta, grate di ferro che scendono, l’assassino che rimane fuori e sembra non riuscire a completare l’opera, il vecchio si denuda e stende per terra per assumere la posizione del celebre Uomo vitruviano di Leonardo da Vinci, che tutti quelli che usano l’aeroporto di Fiumicino hanno imparato a riconoscere. Quando arrivano i soccorsi è troppo tardi, il vecchio è passato a peggiore vita. Ma ha lasciato un testamento prezioso scritto col sangue, alcuni numeri e il nome di Robert Langdon.
Un inizio al Fulmicotone.

Robert Langdon è Tom Hanks, la giovane alle sue spalle è Audrey Tautou.
I vangeli apocrifi, i rotoli del Mar Morto, Maria Maddalena incinta sotto la croce che sposò Gesù resuscitato, una setta con duemila anni alle spalle per custodire il mistero del Santo Graal, i Templari, l’Opus Dei, Merovingi, Priorato di Sion, codici vari, simbologia (il protagonista, Robert Langdon, è celebre proprio per la sua capacità di interpretare segni e simboli), e molto altro, con ritmo incalzante, mozzafiato, mescolato agitato e frullato.

Il film è uscito tre anni dopo il romanzo, nel 2006. Il Louvre, come nel libro, è un set importante.
Per quanto Dan Brown lo presenti come basato su fatti storici reali, documentati e comprovati, e per quanto si sia fatto a gara invece a demolirli e contraddirli, risultano coerenti e verosimili; per quanto io lo abbia a suo modo divorato steso in spiaggia ad evitare l’ombra; e per quanto sia rimasto affascinato per il tempo della lettura � e solo per quello, non un attimo dopo � dal ritmo, dal montaggio alternato, da descrizioni , snodi drammaturgici e colpi di scena, al momento di chiuderlo e metterlo via mi sono accorto che stavo sorridendo e non avevo creduto in nulla di quanto avevo letto.
Opera di pura immaginazione e fantasia.
Alla quale purtroppo manca anche un minimo pizzico di ironia, che avrebbe potuto renderla memorabile: al contrario, è romanzo che si prende dannatamente sul serio.

Il cattivone è un attore che mi piace molto, ma riesco a vedere troppo poco: Paul Bettany.

Il film omonimo è diretto da Ron Howard. È stato un grande successo paragonabile a quello del libro, che ha venduto oltre 80 milioni di copie.
Parigi, il Louvre, un dipinto di Caravaggio, probabilmente La morte della Vergine, un vecchio ferito a morte, allarme che scatta, grate di ferro che scendono, l’assassino che rimane fuori e sembra non riuscire a completare l’opera, il vecchio si denuda e stende per terra per assumere la posizione del celebre Uomo vitruviano di Leonardo da Vinci, che tutti quelli che usano l’aeroporto di Fiumicino hanno imparato a riconoscere. Quando arrivano i soccorsi è troppo tardi, il vecchio è passato a peggiore vita. Ma ha lasciato un testamento prezioso scritto col sangue, alcuni numeri e il nome di Robert Langdon.
Un inizio al Fulmicotone.

Robert Langdon è Tom Hanks, la giovane alle sue spalle è Audrey Tautou.
I vangeli apocrifi, i rotoli del Mar Morto, Maria Maddalena incinta sotto la croce che sposò Gesù resuscitato, una setta con duemila anni alle spalle per custodire il mistero del Santo Graal, i Templari, l’Opus Dei, Merovingi, Priorato di Sion, codici vari, simbologia (il protagonista, Robert Langdon, è celebre proprio per la sua capacità di interpretare segni e simboli), e molto altro, con ritmo incalzante, mozzafiato, mescolato agitato e frullato.

Il film è uscito tre anni dopo il romanzo, nel 2006. Il Louvre, come nel libro, è un set importante.
Per quanto Dan Brown lo presenti come basato su fatti storici reali, documentati e comprovati, e per quanto si sia fatto a gara invece a demolirli e contraddirli, risultano coerenti e verosimili; per quanto io lo abbia a suo modo divorato steso in spiaggia ad evitare l’ombra; e per quanto sia rimasto affascinato per il tempo della lettura � e solo per quello, non un attimo dopo � dal ritmo, dal montaggio alternato, da descrizioni , snodi drammaturgici e colpi di scena, al momento di chiuderlo e metterlo via mi sono accorto che stavo sorridendo e non avevo creduto in nulla di quanto avevo letto.
Opera di pura immaginazione e fantasia.
Alla quale purtroppo manca anche un minimo pizzico di ironia, che avrebbe potuto renderla memorabile: al contrario, è romanzo che si prende dannatamente sul serio.

Il cattivone è un attore che mi piace molto, ma riesco a vedere troppo poco: Paul Bettany.
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piperitapitta
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Oct 11, 2020 02:30AM

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No no, l'ho letto in inglese, me lo aveva prestato mia suocera.

Comunque anche io lo avevo divorato, credo di aver letto anche il successivo, ma poi mi sono fermata a Tom Hanks.

Comunque anche io lo avevo divorato, credo di aver letto anche il successivo, ma poi mi sono fermata a Tom Hanks."
Io mi sono fermato prima. Anche con Tom Hanks. Film noioso, con meno ritmo del libro.

Credo di aver visto i primi due, mica tutti, mentre il secondo romanzo non sono sicura di averlo letto (forse sì, e deve essere stato quello a convincermi a non proseguire)!

Credo di aver visto i primi due, mica tutti, mentre il secondo romanzo non sono sicura d..."
Secondo libro non letto, secondo film non finito, abbandonato.


In questi casi, tocca fare flic o floc. 😂


La lettura di questo non è stata così convincente da spingermi a leggere altro. Ho provato invece a seguire la saga cinematografica: ma credo d'essermi fermato al secondo, forse senza neppure finirlo. Ricordo un gran noia.

Io ho in mente le trasposizioni cinematografiche delle tre opere in questione ('Il Codice da Vinci', 'Angeli e Demoni' e 'Inferno'). Non dico che i film non mi siano piaciuti per niente ma li ho apprezzati decisamente meno dei libri. Peraltro, ci sono stati dei cambiamenti di trama di cui non ho proprio capito la ragione (in Inferno, in particolare, il finale cambia in modo deciso).

Ah, ecco. Se mi prometti, e anche giuri, che gli altri due sono meglio del Codice, li leggo.

Un 'a me sono piaciuti molto di più' non basta? :)

No no: serve promessa e giuramento che mi piaceranno.


Concordo.

Ok. Posso giurare su quello che mi pare, giusto? Che so, tipo «... finisse la Juve in serie B se non troverai Angeli e Demoni il più libro che tu abbia mai letto...»