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Chiara Pagliochini's Reviews > Lettere a Milena

Lettere a Milena by Franz Kafka
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bookshelves: biografie, letteratura-tedesca

« E dire che in fondo non amo te, ma piuttosto la mia esistenza che tu mi hai donata. »

Nella primavera del 1920, la scrittrice boema Milena Jesenská legge i primi racconti di Kafka e gli scrive per chiedere di poterli tradurre in lingua ceca. Questo è l’inizio di un’appassionata corrispondenza che continuerà fino al 1923. La relazione fu per gran parte condotta attraverso lettere e la loro storia d’amore non ebbe mai un vero futuro. Fu Kafka a porre fine alla relazione. Dopo la sua morte, nel 1924, Milena scrisse in ricordo di lui « condannato a guardare il mondo con una chiarezza così accecante, lo trovò insopportabile e ne morì. »

Nell’approcciarci a un’opera così fortemente auto-biografica come un carteggio, bisogna munirsi di occhiali e cappellino. Occhiali, per saper porre la giusta distanza tra sé e Franz e sempre ricordarsi, ‘tu non sei lui, lui è lui, tu non vuoi e non devi essere lui�. Cappellino, per proteggere la testa dai raggi ultravioletti della partecipazione emotiva, ‘tu non provi quello che provano loro, quello che provano loro lo provavano loro, perché sono persone che veramente hanno amato e si sono scritte�. Il rischio di ustione era alto: lo avevo già corso e ci ero sprofondata dentro con ‘Che tu sia per me il coltello�, che di questo è figlio e parricida. « E forse non è vero amore se dico che tu mi sei la cosa più cara; amore è il fatto che tu sei per me il coltello col quale frugo dentro me stesso ». Non volevo essere Franz e Milena come son stata Yair e Myriam, perché Yair e Myriam sono pur sempre creature di finzione, nelle quali è legittimo immedesimarsi, ma pretendere di capire le ragioni di Franz e le ragioni di Milena, pretendere di sentire quel che sentono loro è un delirio di onnipotenza e, come se non bastasse, è impossibile.
La prova fondamentale del fatto che Franz e Milena si amassero consiste in questo: che si capivano. Pur utilizzando un mezzo imperfetto, un mezzo senza corpo come sono le parole, Franz e Milena si capivano, e questo è straordinario. Il lettore, invece, non capisce nulla, le date, le abbreviazioni, i sottointesi lo stordiscono. Vorrebbe entrare nella pagina e continuamente se ne sente respinto. Si chiede, ‘ma come poteva la povera Milena cavarci qualcosa da tutta questa confusione? come riusciva a sbrogliare il groviglio? che grimaldello usava?�. L’amore, usava l’amore, quell’amore che, una volta raggiunto un certo grado di intesa e di condivisione, necessita di mezzi di espressione così minimi, così fiacchi, da essere del tutto incomprensibili a un ascoltatore esterno. Franz e Milena si capivano perché pensavano alla stessa cosa, sempre alla stessa cosa, e pensavano alla stessa cosa perché amavano e, amandosi, erano l’uno e l’altra insieme. « Ieri ho sognato di te. Non ricordo più quasi i singoli fatti, so soltanto che di continuo ci trasformavamo l’uno nell’altro, io ero tu, tu eri io ».
In una delle prime lettere, Franz definisce con un’immagine straordinaria il suo rapporto con Milena:
« Credo, Milena, che noi due abbiamo una particolarità in comune: siamo tanto timidi e ansiosi, quasi ogni lettera è diversa, quasi ciascuna si spaventa della precedente, e, più ancora, della risposta. Lei non lo è per natura, lo si vede facilmente, e io, forse, nemmeno io lo sono per natura, ma ciò è quasi diventato natura, e si dilegua soltanto nella disperazione, tutt’al più nell’ira, e, da non dimenticare, nell’angoscia.
Talora ho l’impressione che abbiamo una camera con due porte, l’una di fronte all’altra, e ognuno stringe la maniglia di una porta e basta un batter di ciglia dell’uno perché l’altro sia già dietro la sua porta e basta che il primo dica una sola parola, il secondo ha già certamente chiuso la porta dietro di sé e non si fa più vedere. Egli riaprirà, sì, la porta, perché si tratta di una camera che forse non si può lasciare. Se non fosse esattamente come il secondo, il primo starebbe tranquillo, preferirebbe, in apparenza, non guardare neanche verso il secondo, metterebbe lentamente in ordine la camera, quasi fosse una camera come qualunque altra, ma invece fa esattamente la stessa cosa presso la sua porta, talvolta persino tutti e due sono di là dalle porte e la bella camera è vuota. »

È un’immagine spiazzante sulle prime. Ci si interroga su che cosa voglia dire. Ci ho pensato un po� su e credo che voglia dire questo: una relazione come quella tra Franz e Milena è una versione raffinata del gioco del nascondino o del ‘uno, due, tre, stella!�. Per ogni passo avanti, se ne fanno dieci indietro. Per ogni ardore esposto, ce ne sono cento altri soffocati. Tuttavia, nonostante sia pieno di fastidi, nonostante metta in crisi l’uno e l’altra, il gioco non si può lasciare, va giocato tutto fino in fondo, finché uno dei due non fa ‘tana!� o non arriva a toccare il muro gridando ‘stella!�. È un gioco sfibrante, perché il bambino non si allontana dal suo nascondiglio per paura di essere scoperto; viceversa, l’altro bambino non può allontanarsi dalla tana per non lasciarla sguarnita. Se non capitano incidenti nel mezzo, è un gioco che tende infinitamente a continuare.

Il perché di queste oscillazioni tra il desiderio e il pudore va cercato nella personalità di Kafka. Franz è afflitto da un senso di colpa atavico, quasi razziale (l’ebreo che è in lui ruggisce a ogni cantone), che lo previene nei rapporti con l’altro, costringendolo a interagire a un livello sempre di inferiorità e di lordura. « Milena, non si tratta di questo, tu non sei per me una signora, sei una fanciulla, non ho mai visto nessuna che fosse tanto fanciulla, non oserò porgerti la mano, fanciulla, la mano sudicia, convulsa, unghiuta, incerta e tremula, cocente e fredda ». Per questo io non credo che da parte di Franz ci fosse della viltà, della paura per Milena, l’orrore del passo, il baratro sullo scalino, ma semplicemente una consapevolezza esasperata delle proprie mancanze, gonfiate dalla sua coscienza fino a essere l’unico orizzonte possibile. Non è che Kafka non allunghi la gamba per fare il passo: è che, nel suo masochismo ingenuo, pensa di non averla neanche una gamba.
Ma la gamba ce l’ha e Milena la vede e noi sentiamo gli strattoni che dà, i pizzichi sul polpaccio, li sentiamo anche se di Milena non leggiamo nulla. Niente, tranne qualche inciso ingrato, incastonato nelle lettere di risposta. Milena, nella sua generosità di donna, vede, pazienta e sa. E soffre. E anche il lettore soffre e vorrebbe strillare e strattonare le sbarre della gabbia arrugginita che Franz s’� costruito intorno, ma c’� poco da macchinare: le difese sono tutte alzate, il nemico (il salvatore) non passerà.

L’affievolirsi e poi lo spegnersi del carteggio è una naturale conseguenza derivata dalle premesse. Nella tortura auto-inflittasi e inflitta a Milena, Franz è un esecutore implacabile, logico, spietato, mai una deviazione dal regolamento. ‘Ho deciso che non posso essere felice? Così sia. Non posso essere felice neanche se la felicità mi sta a tre centimetri dalle dita. Ho deciso che felice non posso esserlo, se lo fossi tradirei me stesso, se tradisco me stesso sono perduto per sempre. E allora perché venir meno alla coerenza allungando le dita? Resti pure dove sta, questa felicità. Io non me la merito.�
È così terribile che viene voglia di fuggire. E fuggire bisogna. E cercare l’aria aperta. E respirare a pieni polmoni quel cielo pieno di possibilità che nessuno dovrebbe mai negare a se stesso. A che vale? La vita ci punisce tutti i giorni e tutti i giorni ci premia. Risparmiamo a noi stessi altre punizioni, ma non risparmiamoci mai altri premi.

Post-scriptum: per dovere di cronaca, Franz e Milena si incontrarono più volte, sia nel sogno sia nella realtà. Cosa accadde durante questi incontri al lettore è lasciato soltanto immaginare. Se ne parla in più missive, ma mai in modo esplicito. Dopotutto, quel che accadde è affar loro, lo ricordavano bene, se lo ricordavano a vicenda. Non c’era davvero bisogno di darne una descrizione. Non sembra che questi incontri abbiano mai nociuto alla letterarietà della loro corrispondenza né che li abbiano in qualche modo disaffezionati. Semmai, tutto il contrario.
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Reading Progress

August 23, 2011 – Shelved
March 26, 2012 – Started Reading
March 26, 2012 –
page 70
21.15% "Ho paura di portare alle labbra il bicchiere di latte perché non per caso, ma per intenzione, potrebbe benissimo esplodere davanti al mio viso e cacciarmi in faccia le schegge."
April 15, 2012 –
page 101
30.51% "Ho paura e paura, cerco un mobile sotto il quale possa nascondermi, prego tremando e fuori di me in un angolo perché tu, come sei entrata rombante in questa lettera, possa volare di nuovo dalla finestra, non posso tenere in camera un uragano."
April 15, 2012 –
page 101
30.51% "Ho paura e paura, cerco un mobile sotto il quale possa nascondermi, prego tremando e fuori di me in un angolo perché tu, come sei entrata rombante in questa lettera, possa volare di nuovo dalla finestra, non posso tenere in camera un uragano."
April 16, 2012 –
page 140
42.3% "E nonostante tutto credo talvolta: se si può perire di felicità, ciò deve capitare a me. E se uno è destinato a ritornare in vita grazie alla felicità io rimarrò in vita."
April 17, 2012 –
page 166
50.15% "Mi sembra talvolta che, invece di vivere insieme, ci coricheremo buoni e contenti l'uno accanto all'altra per morire. Ma qualunque cosa accada, sarà vicino a te."
April 20, 2012 –
page 195
58.91% "A dire il vero, scriviamo sempre la stessa cosa. Prima ti domando io se sei ammalata e poi ne scrivi tu, un'altra volta voglio morire io e poi tu, una volta voglio piangere davanti a te come un ragazzino e poi tu davanti a me come una bambina. E una e dieci volte e mille volte e sempre voglio essere presso di te, e anche tu lo dici. Basta, basta."
April 22, 2012 –
page 221
66.77% "Ti amo dunque, o donna tarda a capire, come il mare ama un sassolino sul fondo, proprio così il mio amore ti inonda."
June 28, 2012 –
page 295
89.12% "O tu sei mia e tutto va bene, o invece ti perdo e allora non è che tutto vada male, ma allora non c'è niente, non rimane gelosia, non sofferenza, non ansietà, niente di niente."
June 29, 2012 – Shelved as: biografie
June 29, 2012 – Finished Reading
January 6, 2015 – Shelved as: letteratura-tedesca

Comments Showing 1-3 of 3 (3 new)

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message 1: by [deleted user] (new)

Lo sto leggendo ora. Davvero prezioso il tuo commento anche se le barriere che erano intorno al loro amore erano condivise o almeno così le sento. Perchè talvolta sento di essere un po' Yair e Myriam, un po' Franz e Milena.


message 2: by Stela (last edited Jan 07, 2015 05:28AM) (new) - rated it 3 stars

Stela Grazie, Chiara, stupenda recensione. Questo libro non lo conoscevo, ed ero sicura di aver letto tutto di Kafka, figurati! Lo metto subito nel mio to-read list!


Fernando Maravilloso...


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