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Gioventù. Scene di vita di provincia
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�... al centro delle poesie c’� lui stesso � intrappolato, solo, infelice...�
[Forse era meglio non sapere...]
Forse, quando nutriamo grande passione per uno scrittore, non dovremmo sollecitare la curiosità per il suo privato leggendo biografie e/o autobiografie.
Ho letto spesso commenti ai romanzi dello scrittore sudafricano J.M. Coetzee, che lamentavano una scrittura fredda, una mancanza di calore.
Leggendo “Gioventù...�, non solo possiamo inquadrare la personalità algida dell’autore ma ne abbiamo, addirittura, una piena consapevolezza ed ammissione.
Dopo aver affrontato in “Infanzia� i primi anni (dai 9 ai 13 circa) della sua vita sudafricana, qui troviamo un ragazzo più cresciuto fisicamente (dai 19 ai 24 circa) ma con paure, debolezze ed insicurezze ancora molto infantili.
Scritto sempre in terza persona come a prendere le distanze da se stesso, ci racconta gli anni universitari e le prime esperienze nel mondo del lavoro spostandosi dal Sud Africa alla Gran Bretagna.
Il gelido distacco con cui scrive è fastidioso e non solo per l’estraniazione da se stesso ma per le frasi secche, perentorie che, spesso, danno quasi l’idea di un mero elenco di azioni.
Coetzee, futuro vincitore del Premio Nobel per la Letteratura (2003) è un giovane matematico che troverà impiego nella nascente industria informatica inglese come programmatore.
In segreto, però sogna di diventare un poeta e di trovare la Donna Ideale.
Il suo disprezzo per l’immagine dello sregolato artista bohémien lo porta ad abbracciare uno stile di vita strettamente regolato.
Seguendo l’idea che per generare Arte si debba soffrire decide di sopportare un’opprimente vita di ufficio dove si reca ogni giorno costretto nel suo completo di flanella.
Sono gli anni �60, la guerra fredda e i cambiamenti sociali in vista non scalfiscono la sua determinazione a prendere le distanze da tutto ciò che è anche solo vagamente politico:
� Solo l’amore e l’arte sono, secondo lui, degni di dedizione assoluta.�
Incastrato dietro ad una scrivania vive la vergogna del retaggio sudafricano, cerca di annullare di ogni legame con la sua terra e soprattutto con il soffocante amore della madre.
Per almeno metà libro mi sono ripetuta che «forse era meglio non sapere.» perché io, che sto a centellinare la lettura dei suoi romanzi per assorbirne con calma ogni fibra, non avrei voluto prendermi carico della sua mancanza di calore, della sua ԴDzà, del suo fuggire di fronte ai problemi sociali, e, soprattutto non avrei voluto sapere di come, spesso e volentieri abbia usato le donne con comportamenti disgustosi...
Arrivata, tuttavia, a metà lettura ho avuto un momento d’improvvisa lucidità (?).
Sono riuscita anch’io a distanziarmi e a vedere questo giovane ragazzo per quello che era:
incastrato tra un passato che lo metteva fortemente a disagio, solo, con un senso dell’autostima distorto, con una mancanza di visione completa.
Un qualsiasi John, un ragazzo, in lotta con se stesso e in cerca della sua strada per diventare adulto.
� C’� un altro modo, ancor piú brutale, di dire la stessa cosa. In realtà, ci sono centinaia di modi: potrebbe passare il resto della vita a elencarli. Ma il modo piú brutale è dire che ha paura: paura di scrivere, paura delle donne. �
[Forse era meglio non sapere...]
Forse, quando nutriamo grande passione per uno scrittore, non dovremmo sollecitare la curiosità per il suo privato leggendo biografie e/o autobiografie.
Ho letto spesso commenti ai romanzi dello scrittore sudafricano J.M. Coetzee, che lamentavano una scrittura fredda, una mancanza di calore.
Leggendo “Gioventù...�, non solo possiamo inquadrare la personalità algida dell’autore ma ne abbiamo, addirittura, una piena consapevolezza ed ammissione.
Dopo aver affrontato in “Infanzia� i primi anni (dai 9 ai 13 circa) della sua vita sudafricana, qui troviamo un ragazzo più cresciuto fisicamente (dai 19 ai 24 circa) ma con paure, debolezze ed insicurezze ancora molto infantili.
Scritto sempre in terza persona come a prendere le distanze da se stesso, ci racconta gli anni universitari e le prime esperienze nel mondo del lavoro spostandosi dal Sud Africa alla Gran Bretagna.
Il gelido distacco con cui scrive è fastidioso e non solo per l’estraniazione da se stesso ma per le frasi secche, perentorie che, spesso, danno quasi l’idea di un mero elenco di azioni.
Coetzee, futuro vincitore del Premio Nobel per la Letteratura (2003) è un giovane matematico che troverà impiego nella nascente industria informatica inglese come programmatore.
In segreto, però sogna di diventare un poeta e di trovare la Donna Ideale.
Il suo disprezzo per l’immagine dello sregolato artista bohémien lo porta ad abbracciare uno stile di vita strettamente regolato.
Seguendo l’idea che per generare Arte si debba soffrire decide di sopportare un’opprimente vita di ufficio dove si reca ogni giorno costretto nel suo completo di flanella.
Sono gli anni �60, la guerra fredda e i cambiamenti sociali in vista non scalfiscono la sua determinazione a prendere le distanze da tutto ciò che è anche solo vagamente politico:
� Solo l’amore e l’arte sono, secondo lui, degni di dedizione assoluta.�
Incastrato dietro ad una scrivania vive la vergogna del retaggio sudafricano, cerca di annullare di ogni legame con la sua terra e soprattutto con il soffocante amore della madre.
Per almeno metà libro mi sono ripetuta che «forse era meglio non sapere.» perché io, che sto a centellinare la lettura dei suoi romanzi per assorbirne con calma ogni fibra, non avrei voluto prendermi carico della sua mancanza di calore, della sua ԴDzà, del suo fuggire di fronte ai problemi sociali, e, soprattutto non avrei voluto sapere di come, spesso e volentieri abbia usato le donne con comportamenti disgustosi...
Arrivata, tuttavia, a metà lettura ho avuto un momento d’improvvisa lucidità (?).
Sono riuscita anch’io a distanziarmi e a vedere questo giovane ragazzo per quello che era:
incastrato tra un passato che lo metteva fortemente a disagio, solo, con un senso dell’autostima distorto, con una mancanza di visione completa.
Un qualsiasi John, un ragazzo, in lotta con se stesso e in cerca della sua strada per diventare adulto.
� C’� un altro modo, ancor piú brutale, di dire la stessa cosa. In realtà, ci sono centinaia di modi: potrebbe passare il resto della vita a elencarli. Ma il modo piú brutale è dire che ha paura: paura di scrivere, paura delle donne. �
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Gioventù. Scene di vita di provincia.
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August 1, 2017
– Shelved
August 2, 2017
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January 5, 2020
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2020-buoni-propositi
September 9, 2020
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Started Reading
September 9, 2020
–
9.0%
September 10, 2020
–
34.0%
September 10, 2020
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34.0%
September 11, 2020
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September 12, 2020
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September 12, 2020
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Effettivamente, anch'io vorrei sapere di più sull'autore. Questo libro pertanto m'incuriosisce parecchio."
Ciao Emilio, se t'interessa approfondire allora dovresti partire da Infanzia: scene di vita di provincia
:-))
Effettivamente, anch'io vorrei sapere di più sull'autore. Questo libro pertanto m'incuriosisce parecchio.