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La schiuma dei giorni
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piperitapitta's review
bookshelves: autori-francesi, dal-romanzo-al-film, letteratura-francese, romanzo
Jan 26, 2018
bookshelves: autori-francesi, dal-romanzo-al-film, letteratura-francese, romanzo
«La storia è interamente vera, perché io me la sono inventata da capo a piedi»
Leggere La schiuma dei giorni è come entrare in punta di piedi in un quadro di Folon e restare abbagliati dai colori, così nitidi e surreali.

È camminare per le strade di una Parigi piena di luce a ritmo di jazz insieme a Colin in cerca dell'amore.
È lentamente lasciarsi contagiare da Colin, che «alle ragazze parlava con dolcezza e ai ragazzi con allegria. Era quasi sempre di buon umore, e nelle ore che restavano dormiva», che ha ventidue anni, un nuovo cuoco di nome Nicolas che gli cucina ogni giorno le speciali ricette prese da Le livre de cuisine di Jules Gouffé, un amico di nome Chick che colleziona tutto ciò che riguarda l'artista, lo scrittore, Jean-Sol Partre (o Jean-Paul Sartre, amico di Boris Vian?) al punto da arrivare a spendere una fortuna per possedere ogni oggetto che lo riguardi, un bel gruzzolo di dobloncioni che gli consentono di vivere senza pensieri e un pianococktail con il quale preparare favolosi drink a ritmo di jazz per gli amici.
È fare la conoscenza di Alise dagli occhi azzurro spalancato e Isis dalla bella testa bruna e poi, finalmente, di Chloé, sentire battere forte il cuore e dirle: «Buong...Per caso lei è stata arrangiata da Duke Elligton?» e poi, passeggiare insieme a lei mentre «dal cielo si stava abbassando una nuvoletta rosa, e si avvicinava sempre più».
«Io vado, eh!» propose la nuvola.
«Vai!» disse Colin.
«La nuvola li avvolse. Là dentro faceva caldo e c'era un odore di zucchero alla cannella.»

«Solo due cose contano» scriveva Boris Vian nella premessa a questa favola, che è però una favola triste, una straziante favola d'amore, «l'amore, in tutte le sue forme, con ragazze carine, e la musica di New Orleans o di Duke Ellington. Il resto sarebbe meglio che sparisse, perché il resto è brutto (...)» e Colin lo scoprirà , un poco alla volta, ma anche troppo rapidamente, perché ama il jazz, Duke Ellington e ama Chloé; fino a quel momento tutto è luminoso, come la sua casa con le pareti fatte di vetro dietro alle quali splendono due soli, dove i rubinetti d'ottone sono sempre ben lucidati e sui quali i giochi di luce dei soli producono effetti fiabeschi con i quali «i topi della cucina, cui piaceva molto ballare al ritmo dei colpi che i raggi di sole battevano sui rubinetti, correvano dietro alle bollicine formate dai raggi che si andavano a spegnere per terra, come spruzzi di mercurio giallo», come la sua vita in cui tutto è splendente e vitale, come il suo matrimonio con Chloé.
Fin quando Chloé, all'improvviso, di ritorno dal viaggio di nozze, si ammala, perché una ninfea comincia a crescerle nel petto e a rubarle linfa vitale, toglierle il respiro, a sottrarle i colori.
Allora tutto diventa buio, la casa è sempre più fredda e umida, i muri e le finestre iniziano ad avvicinarsi, le stanze a rimpicciolire, i pavimenti e i soffitti quasi a toccarsi; la luce diminuisce fino a sparire, mentre Colin è costretto ad andare a lavorare, a lasciarsi risucchiare da ingranaggi e meccanismi alienanti, pericolosi, privi di vitalità , perché Chloé ha bisogno di fiori per vivere, tanti fiori, del loro profumo, ma i dobloncioni sono sempre di meno, ci sono i medici da pagare, Chick da aiutare...
E anche la storia allora diventa così terribilmente cupa, angosciante, soffocante...
Dice Daniel Pennac, nella bella intervista in appendice al romanzo, che La schiuma dei giorni è una storia che può essere letta più volte, nel corso degli anni, traendone impressioni diverse. A diciotto anni prevale la griglia della passione amorosa, a quaranta quella della critica sociale, a sessanta quella del pessimismo e della tragedia.
Una parte di me sicuramente continua ad avere diciott'anni, perché la storia d'amore è quella che mi fatto sorridere, sognare, straziata, strappato il cuore, anche se poi lentamente la quarantenne (un po' più che quarantenne a dire il vero!) ha preso in mano tutte le parole e tutti i surreali giochi di parole di Boris Vian e dietro la sua passione per la musica e i colori, per la cucina e per la vita, scovato una dopo l'altra molte delle sue critiche alla società , al mondo del lavoro, alla medicina che non cura, alla cultura che non insegna, alla religione che non consola: a tutto quello che non è amore. Un'accusa violenta alla mancanza di vitalità , all'arroccarsi e al nascondersi dietro posizioni ingessate, all'assenza di umanità e comprensione per la voglia di vivere e di amare.
Mentre l'amore, per essere vivo, come una colomba, ha bisogno di essere libero e di volare fuori da ogni gabbia, forse come ha fatto il cuore matto di Boris Vian portandolo via a soli quarant'anni.

Allora l'amore ci salverà ?
Forse no, l'unica salvezza, ci raccomanda Boris Vian, è viverlo.

E per finire, musica!
26 gennaio 2018
Terribile il film, invece (ora che l'ho visto), un vero peccato perché Gondry mi aveva abituato a ben altre magie, mentre il risultato è stato terribilmente noioso e cupo.
Leggere La schiuma dei giorni è come entrare in punta di piedi in un quadro di Folon e restare abbagliati dai colori, così nitidi e surreali.

È camminare per le strade di una Parigi piena di luce a ritmo di jazz insieme a Colin in cerca dell'amore.
È lentamente lasciarsi contagiare da Colin, che «alle ragazze parlava con dolcezza e ai ragazzi con allegria. Era quasi sempre di buon umore, e nelle ore che restavano dormiva», che ha ventidue anni, un nuovo cuoco di nome Nicolas che gli cucina ogni giorno le speciali ricette prese da Le livre de cuisine di Jules Gouffé, un amico di nome Chick che colleziona tutto ciò che riguarda l'artista, lo scrittore, Jean-Sol Partre (o Jean-Paul Sartre, amico di Boris Vian?) al punto da arrivare a spendere una fortuna per possedere ogni oggetto che lo riguardi, un bel gruzzolo di dobloncioni che gli consentono di vivere senza pensieri e un pianococktail con il quale preparare favolosi drink a ritmo di jazz per gli amici.
È fare la conoscenza di Alise dagli occhi azzurro spalancato e Isis dalla bella testa bruna e poi, finalmente, di Chloé, sentire battere forte il cuore e dirle: «Buong...Per caso lei è stata arrangiata da Duke Elligton?» e poi, passeggiare insieme a lei mentre «dal cielo si stava abbassando una nuvoletta rosa, e si avvicinava sempre più».
«Io vado, eh!» propose la nuvola.
«Vai!» disse Colin.
«La nuvola li avvolse. Là dentro faceva caldo e c'era un odore di zucchero alla cannella.»

«Solo due cose contano» scriveva Boris Vian nella premessa a questa favola, che è però una favola triste, una straziante favola d'amore, «l'amore, in tutte le sue forme, con ragazze carine, e la musica di New Orleans o di Duke Ellington. Il resto sarebbe meglio che sparisse, perché il resto è brutto (...)» e Colin lo scoprirà , un poco alla volta, ma anche troppo rapidamente, perché ama il jazz, Duke Ellington e ama Chloé; fino a quel momento tutto è luminoso, come la sua casa con le pareti fatte di vetro dietro alle quali splendono due soli, dove i rubinetti d'ottone sono sempre ben lucidati e sui quali i giochi di luce dei soli producono effetti fiabeschi con i quali «i topi della cucina, cui piaceva molto ballare al ritmo dei colpi che i raggi di sole battevano sui rubinetti, correvano dietro alle bollicine formate dai raggi che si andavano a spegnere per terra, come spruzzi di mercurio giallo», come la sua vita in cui tutto è splendente e vitale, come il suo matrimonio con Chloé.
Fin quando Chloé, all'improvviso, di ritorno dal viaggio di nozze, si ammala, perché una ninfea comincia a crescerle nel petto e a rubarle linfa vitale, toglierle il respiro, a sottrarle i colori.
Allora tutto diventa buio, la casa è sempre più fredda e umida, i muri e le finestre iniziano ad avvicinarsi, le stanze a rimpicciolire, i pavimenti e i soffitti quasi a toccarsi; la luce diminuisce fino a sparire, mentre Colin è costretto ad andare a lavorare, a lasciarsi risucchiare da ingranaggi e meccanismi alienanti, pericolosi, privi di vitalità , perché Chloé ha bisogno di fiori per vivere, tanti fiori, del loro profumo, ma i dobloncioni sono sempre di meno, ci sono i medici da pagare, Chick da aiutare...
E anche la storia allora diventa così terribilmente cupa, angosciante, soffocante...

Dice Daniel Pennac, nella bella intervista in appendice al romanzo, che La schiuma dei giorni è una storia che può essere letta più volte, nel corso degli anni, traendone impressioni diverse. A diciotto anni prevale la griglia della passione amorosa, a quaranta quella della critica sociale, a sessanta quella del pessimismo e della tragedia.
Una parte di me sicuramente continua ad avere diciott'anni, perché la storia d'amore è quella che mi fatto sorridere, sognare, straziata, strappato il cuore, anche se poi lentamente la quarantenne (un po' più che quarantenne a dire il vero!) ha preso in mano tutte le parole e tutti i surreali giochi di parole di Boris Vian e dietro la sua passione per la musica e i colori, per la cucina e per la vita, scovato una dopo l'altra molte delle sue critiche alla società , al mondo del lavoro, alla medicina che non cura, alla cultura che non insegna, alla religione che non consola: a tutto quello che non è amore. Un'accusa violenta alla mancanza di vitalità , all'arroccarsi e al nascondersi dietro posizioni ingessate, all'assenza di umanità e comprensione per la voglia di vivere e di amare.
Mentre l'amore, per essere vivo, come una colomba, ha bisogno di essere libero e di volare fuori da ogni gabbia, forse come ha fatto il cuore matto di Boris Vian portandolo via a soli quarant'anni.

Allora l'amore ci salverà ?
Forse no, l'unica salvezza, ci raccomanda Boris Vian, è viverlo.

E per finire, musica!
26 gennaio 2018
Terribile il film, invece (ora che l'ho visto), un vero peccato perché Gondry mi aveva abituato a ben altre magie, mentre il risultato è stato terribilmente noioso e cupo.
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Reading Progress
April 30, 2011
–
Started Reading
May 4, 2011
–
Finished Reading
January 26, 2018
– Shelved
January 26, 2018
– Shelved as:
autori-francesi
January 26, 2018
– Shelved as:
dal-romanzo-al-film
January 26, 2018
– Shelved as:
letteratura-francese
January 26, 2018
– Shelved as:
romanzo
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Gattalucy
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Jan 26, 2018 06:09AM

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@Roberto, @Fabio: due posizioni opposte riguardo allo stesso film :-) e capisco gli amici di Roberto, eh! :-D
Io ho rischiato di addormentarmi, nonostante l'avessi tanto atteso e avessi amato almeno due precedenti film di Gondry; credo però che mettere insieme uno scrittore surreale e un regista visionario abbia causato la reazione opposta: soporifero più che esplosivo :-)


@PE, grazie, sono contenta! :-)

@Anfri, scusami, il tuo feedback mi era sfuggito...io l'ho amato molto, nonostante lo abbia letto ultraquarantenne :-)
Non conosco, invece, i film cui fai riferimento, vado a studiare!