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Attenzione:
non dirò nulla sulla trama che potete leggere in quarta di copertina.
Dirò molto, invece, di come ho vissuto questa lettura e del perché non riesco a dare un giudizio preciso.
💥�
Etica narrativa, realismo, consumismo e tanti soldi
Condizioni post lettura pari a quelle postprandiali nel giorno di Natale:
un senso di pesantezza fisica e psichica.
Finito da due giorni.
Da due giorni combatto con me stessa per definire un giudizio.
Mi son detta:
«Tranquilla! La notte porta consiglio e domani saprai precisare la tua opinione».
Mica vero.
Sono seriamente combattuta e non posso nascondere cosa sia successo durante questa lettura.
Ho sofferto tanto perché per almeno fino alla prima metà non sopportavo niente:
mi sono annoiata terribilmente e la tentazione di abbandonarlo è stata forte.
Non l’ho fatto perché sono patologica e difficilmente (ma questo in tutto ciò che faccio) sopporto di non finire ciò che inizio.
Poi è andata meglio.
Ho iniziato a provare interesse e quel senso di repulsione nel riprendere la lettura stava quasi scomparendo.
Dico quasi perché, in realtà, nella seconda parte ci sono stati alti e bassi per godermi, poi, un magnifico finale.
Splendido per l’ironia dissacrante e l’uso proprio dell’arma letteraria;
noioso perché l’ironia sì ma è ripetuta-rigirata-rimasticata.
Amis ha cercato in tutti modo di farmi odiare John Self ma io ne ho provato, fin dall’inizio, una gran pena.
Un uomo che non vede al di là del suo pene ed uno scrittore con ego talmente smisurato da (view spoiler)
Amis mi piace?
Si. Una grandissima penna.
L’ironia, il sarcasmo che non risparmia nessuno (neppure se stesso) e niente dato che anche i nomi ironizzano sulle caratteristiche (negative) dei personaggi (persino la macchina si chiama “Fiasco�!!!)
E� il negativo del mondo anni �80.
Il lato del mondo che abbiamo visto (e vediamo, in realtà) sui rotocalchi di terz’ordine.
Copertine patinate in cui troneggiano le paparazzate dell’attorucolo e/o l’attricetta di turno. Immagini confezionate per occhi che hanno bisogno di bere questi cocktail di menzogne anche per dimenticare una vita fatta di sudore e miseria.
Un mondo di adoratori del dio denaro.
Noi abbiamo avuto la “Milano da bere�.
New York e la California sono bocconcini da masticare voracemente.
Amis ha creato un protagonista che difficilmente scorderò:
John Self è un incubo che cammina: il re della dipendenza, violenza, misoginia, razzismo...
� E voi invece detestate me, giusto? Ma sì, certo. Perché io appartengo alla nuova razza, sono il tipo che ha i soldi ma che sa spenderli solo in volgarità.�
Mi ripeto perchè è strano a dirsi ma io non l’ho odiato piuttosto ho provato gran pena per lui (”consumato dal consumismo�) e quello che rappresenta.
Un anti eroe degli anni �80 ma anche di oggi.
Ora capisco perché questo libro ha diviso molto i lettori.
Il problema è che io sento di stare in mezzo.
Le tre stelline che metto non rendono giustizia al caos di considerazioni che ho fatto...
”Declino ogni responsabilità per una buona dose dei miei pensieri.
Non è da me che arrivano.
Vengono da questa manica di clandestini e abusivi che ho nella testa, da tutti questi individui che mi passano accanto come roditori emancipati e naturalizzati (con tanto di passaporto e permesso di soggiorno in regola), questa specie di ratti promossi di rango, che sventolano una zampa e mi danno del tu, e io sono costretto a starmene zitto e buono e guardarli che fanno il caffè o lavano i cessi... io non posso far niente per loro. Il posto in cui mi trascino attualmente è un bilocale senza ingresso né corridoio, una topaia da studenti piena di libri che non posso leggere. La gente che abita qui, e il sottoscritto tra gli altri, né meglio né peggio e in assoluta equanimità di impotenza, sembra una colonia di pipistrelli malati o di scimmie esauste con addosso calzoni da hippy e magliette con tre bottoncini davanti. Io non posso far niente per loro, questi sconosciuti terrestri.�
non dirò nulla sulla trama che potete leggere in quarta di copertina.
Dirò molto, invece, di come ho vissuto questa lettura e del perché non riesco a dare un giudizio preciso.
💥�
Etica narrativa, realismo, consumismo e tanti soldi
Condizioni post lettura pari a quelle postprandiali nel giorno di Natale:
un senso di pesantezza fisica e psichica.
Finito da due giorni.
Da due giorni combatto con me stessa per definire un giudizio.
Mi son detta:
«Tranquilla! La notte porta consiglio e domani saprai precisare la tua opinione».
Mica vero.
Sono seriamente combattuta e non posso nascondere cosa sia successo durante questa lettura.
Ho sofferto tanto perché per almeno fino alla prima metà non sopportavo niente:
mi sono annoiata terribilmente e la tentazione di abbandonarlo è stata forte.
Non l’ho fatto perché sono patologica e difficilmente (ma questo in tutto ciò che faccio) sopporto di non finire ciò che inizio.
Poi è andata meglio.
Ho iniziato a provare interesse e quel senso di repulsione nel riprendere la lettura stava quasi scomparendo.
Dico quasi perché, in realtà, nella seconda parte ci sono stati alti e bassi per godermi, poi, un magnifico finale.
Splendido per l’ironia dissacrante e l’uso proprio dell’arma letteraria;
noioso perché l’ironia sì ma è ripetuta-rigirata-rimasticata.
Amis ha cercato in tutti modo di farmi odiare John Self ma io ne ho provato, fin dall’inizio, una gran pena.
Un uomo che non vede al di là del suo pene ed uno scrittore con ego talmente smisurato da (view spoiler)
Amis mi piace?
Si. Una grandissima penna.
L’ironia, il sarcasmo che non risparmia nessuno (neppure se stesso) e niente dato che anche i nomi ironizzano sulle caratteristiche (negative) dei personaggi (persino la macchina si chiama “Fiasco�!!!)
E� il negativo del mondo anni �80.
Il lato del mondo che abbiamo visto (e vediamo, in realtà) sui rotocalchi di terz’ordine.
Copertine patinate in cui troneggiano le paparazzate dell’attorucolo e/o l’attricetta di turno. Immagini confezionate per occhi che hanno bisogno di bere questi cocktail di menzogne anche per dimenticare una vita fatta di sudore e miseria.
Un mondo di adoratori del dio denaro.
Noi abbiamo avuto la “Milano da bere�.
New York e la California sono bocconcini da masticare voracemente.
Amis ha creato un protagonista che difficilmente scorderò:
John Self è un incubo che cammina: il re della dipendenza, violenza, misoginia, razzismo...
� E voi invece detestate me, giusto? Ma sì, certo. Perché io appartengo alla nuova razza, sono il tipo che ha i soldi ma che sa spenderli solo in volgarità.�
Mi ripeto perchè è strano a dirsi ma io non l’ho odiato piuttosto ho provato gran pena per lui (”consumato dal consumismo�) e quello che rappresenta.
Un anti eroe degli anni �80 ma anche di oggi.
Ora capisco perché questo libro ha diviso molto i lettori.
Il problema è che io sento di stare in mezzo.
Le tre stelline che metto non rendono giustizia al caos di considerazioni che ho fatto...
”Declino ogni responsabilità per una buona dose dei miei pensieri.
Non è da me che arrivano.
Vengono da questa manica di clandestini e abusivi che ho nella testa, da tutti questi individui che mi passano accanto come roditori emancipati e naturalizzati (con tanto di passaporto e permesso di soggiorno in regola), questa specie di ratti promossi di rango, che sventolano una zampa e mi danno del tu, e io sono costretto a starmene zitto e buono e guardarli che fanno il caffè o lavano i cessi... io non posso far niente per loro. Il posto in cui mi trascino attualmente è un bilocale senza ingresso né corridoio, una topaia da studenti piena di libri che non posso leggere. La gente che abita qui, e il sottoscritto tra gli altri, né meglio né peggio e in assoluta equanimità di impotenza, sembra una colonia di pipistrelli malati o di scimmie esauste con addosso calzoni da hippy e magliette con tre bottoncini davanti. Io non posso far niente per loro, questi sconosciuti terrestri.�
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Money.
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Reading Progress
October 23, 2019
– Shelved
October 23, 2019
– Shelved as:
to-read
November 1, 2019
–
Started Reading
November 1, 2019
–
8.0%
November 2, 2019
–
15.0%
November 3, 2019
–
19.0%
"Se non mi annoiasse così tanto forse potrei odiare profondamente John Self.
Al momento mi provoca solo grandi sbadigli :-((("
Al momento mi provoca solo grandi sbadigli :-((("
November 5, 2019
–
26.0%
November 5, 2019
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37.0%
November 6, 2019
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48.0%
November 7, 2019
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54.0%
November 8, 2019
–
66.0%
November 9, 2019
–
73.0%
November 10, 2019
–
90.0%
November 11, 2019
–
Finished Reading
November 12, 2019
– Shelved as:
europea
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message 1:
by
Nood-Lesse
(last edited Nov 13, 2019 09:46PM)
(new)
Nov 12, 2019 10:32PM

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Dici bene: La fattoria degli animali ed anche un po' di 1984.
Sicuramente leggerò altro ( e stavolta non faccio di testa mia ma seguo il tuo consiglio!) perchè sento il bisogno di capire se Amis ed io abbiamo un canale di comunicazione.
In questo romanzo ci sono stati momenti in cui l'ho sentito "forte e chiaro" ma (molti) altri hanno avuto un rumore di fondo che m'impediva di "sentirlo"...
:-)))