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Il mondo nuovo / Ritorno al mondo nuovo
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Dagio_maya 's review
bookshelves: riletture, fanta, classica, 5-stelle
Jan 27, 2020
bookshelves: riletture, fanta, classica, 5-stelle
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«Oh Ford!»
Una sovrabbondanza di riflessioni mi sta impedendo di scrivere un commento a questa mia rilettura.
Ci provo con la consapevolezza di rimanere in superficie.
Penso sia immutato il valore letterario di quest’opera anche dopo ben 88 anni dalla sua prima pubblicazione.
Penso che gli sia stata, giustamente, attribuita la paternità del genere distopico.
Poi sorrido perché nel Mondo Nuovo “Padre� è un vocabolo vietato e ancor di più lo è Madre: una vergognosa ingiuria...
Nella società immaginata da Huxley, infatti, si nasce in provette.
Una fecondazione artificiale che cancella la funzione generatrice dell’essere umano.
I laboratori sono le nursery del 632 A.F. che sta per After Ford.
Harry Ford, colui che ideò la catena di montaggio nell’industria automobilistica, è oggetto di culto nel Nuovo Mondo. Adorato e venerato come propulsore del Nuovo: la produzione in serie di macchine si trasferisce nei laboratori di genetica e diventa produzione in serie di essere umani.
Questo mondo è ripulito da ogni sporcizia e bruttura.
Nessuna guerra, nessuna malattia, nessuna tensione sociale.
Tutto è calcolato al millesimo dal momento della nascita che si basa sulla predestinazione in una specifica classe sociale e che attraverso un’educazione condizionante di stile pavloviano vincola ogni essere al proprio ruolo.
Ognuno è una particella immolata al funzionamento generale dell’organismo statale.
La felicità è un dovere; l’individualità una bestemmia e i momenti di debolezza hanno un rimedio disponibile a tutti: il Soma, ossia una droga di stato che annienta le coscienze.
E� l’anestetico della sfera emotiva considerata potenzialmente sovversiva:
”E se mai, per mala sorte, avvenisse in un modo o nell'altro qualche cosa di sgradevole, ebbene, c'è sempre il "soma" che vi permette una vacanza, lontano dai fatti reali. E c'è sempre il "soma" per calmare la vostra collera, per riconciliarvi coi vostri nemici, per rendervi paziente e tollerante. Nel passato non si potevano compiere queste cose che facendo grandi sforzi e dopo anni di penoso allenamento morale. Adesso si mandano giù due o tre compresse di mezzo grammo, e tutto è a posto. Tutti possono essere virtuosi, adesso. Si può portare indosso almeno la metà della propria moralità in bottiglia. Il Cristianesimo senza lacrime, ecco che cos'è il "soma"
Una vita preconfezionata che mira ad una stabilità demografica e sociale possibile solo se ognuno rimane fermo al posto assegnato.
Ho letto qualche commento che giudicava “Il Mondo Nuovo� un’utopia per l’immagine di felicità prospettata: un mondo senza armi, senza guerre, senza odio...
Ma è evidente che si tratti di una rappresentazione ingannevole.
Non un’utopia ma vera e propria distopia dal momento in cui l’essere umano è semplice strumento.
L’incontro- scontro con una società selvaggia è l’espediente che Huxley adotta per mostrare gli opposti dove, da un lato, c’� un’asettica società sterilizzata, dall’altro, ci sono individui che mantengono vivo il passato, conservano le proprie individualità ma anche sporcizia, malattia e vecchiaia.
Chi è veramente felice?
Se la scomparsa di ogni mostruosità chiede in cambio la nostra personalità possiamo dirci veramente felici?
Bastano le parole di John, il giovane cresciuto nelle tribù selvagge, a farci capire cosa manca perché sia un mondo felice:
”Ma io non ne voglio di comodità. Io voglio Dio, voglio la poesia, voglio il pericolo reale, voglio la libertà, voglio la bontà. Voglio il peccato.»
«Insomma» disse Mustafà Mond «voi reclamate il diritto di essere infelice.»
«Ebbene, sì» disse il Selvaggio in tono di sfida «io reclamo il diritto d'essere infelice.»
«Senza parlare del diritto di diventar vecchio e brutto e impotente; il diritto d'avere la sifilide e il cancro; il diritto d'avere poco da mangiare; il diritto d'essere pidocchioso; il diritto di vivere nell'apprensione costante di ciò che potrà accadere domani; il diritto di prendere il tifo; il diritto di essere torturato da indicibili dolori d'ogni specie.»
Ci fu un lungo silenzio.
«Io li reclamo tutti» disse il Selvaggio finalmente.�
E non a caso, John, il Selvaggio ha imparato a parlare leggendo Shakespeare...
Cos'è un mondo senza poesia?
La seconda parte del testo (”Ritorno al mondo nuovo) non è un seguito del romanzo, bensì un saggio pubblicato nel 1958.
Ventisei anni dopo la pubblicazione de “Il mondo nuovo� Huxley sostiene che il mondo da lui prospettato si è già realizzato (o è sulla buona strada per farlo) in molti ambiti.
Apro parentesi: della prima lettura fatta circa 15 anni fa, non ricordavo che in questa trattazione ci fosse un’analisi parallela tra “Il mondo nuovo� e �1984�. Rileggendo non ho apprezzato il fatto che H. ne facesse quasi una competizione su chi fosse arrivato più vicino alla realtà futuro. Chi è più profetico?
Ovviamente H. difende la sua opera e si autocelebra... Chiudo parentesi.
Le riflessioni fatte nel saggio si basano poi sulla prospettiva di possibili nuovi totalitarismi.
H. analizza il mondo di fine anni �50 e partendo dalla sovrappopolazione, passando dall’accelerazione del progresso tecnologico e dell’organizzazione sociale arriva a riflettere a le modalità di manipolazione e le varie forme di controllo che minano l’individualità umana.
Che fare? si chiede. Educare alla libertà, prendere coscienza di quanto ognuno di noi sia prezioso ed unico.
Una sovrabbondanza di riflessioni mi sta impedendo di scrivere un commento a questa mia rilettura.
Ci provo con la consapevolezza di rimanere in superficie.
Penso sia immutato il valore letterario di quest’opera anche dopo ben 88 anni dalla sua prima pubblicazione.
Penso che gli sia stata, giustamente, attribuita la paternità del genere distopico.
Poi sorrido perché nel Mondo Nuovo “Padre� è un vocabolo vietato e ancor di più lo è Madre: una vergognosa ingiuria...
Nella società immaginata da Huxley, infatti, si nasce in provette.
Una fecondazione artificiale che cancella la funzione generatrice dell’essere umano.
I laboratori sono le nursery del 632 A.F. che sta per After Ford.
Harry Ford, colui che ideò la catena di montaggio nell’industria automobilistica, è oggetto di culto nel Nuovo Mondo. Adorato e venerato come propulsore del Nuovo: la produzione in serie di macchine si trasferisce nei laboratori di genetica e diventa produzione in serie di essere umani.
Questo mondo è ripulito da ogni sporcizia e bruttura.
Nessuna guerra, nessuna malattia, nessuna tensione sociale.
Tutto è calcolato al millesimo dal momento della nascita che si basa sulla predestinazione in una specifica classe sociale e che attraverso un’educazione condizionante di stile pavloviano vincola ogni essere al proprio ruolo.
Ognuno è una particella immolata al funzionamento generale dell’organismo statale.
La felicità è un dovere; l’individualità una bestemmia e i momenti di debolezza hanno un rimedio disponibile a tutti: il Soma, ossia una droga di stato che annienta le coscienze.
E� l’anestetico della sfera emotiva considerata potenzialmente sovversiva:
”E se mai, per mala sorte, avvenisse in un modo o nell'altro qualche cosa di sgradevole, ebbene, c'è sempre il "soma" che vi permette una vacanza, lontano dai fatti reali. E c'è sempre il "soma" per calmare la vostra collera, per riconciliarvi coi vostri nemici, per rendervi paziente e tollerante. Nel passato non si potevano compiere queste cose che facendo grandi sforzi e dopo anni di penoso allenamento morale. Adesso si mandano giù due o tre compresse di mezzo grammo, e tutto è a posto. Tutti possono essere virtuosi, adesso. Si può portare indosso almeno la metà della propria moralità in bottiglia. Il Cristianesimo senza lacrime, ecco che cos'è il "soma"
Una vita preconfezionata che mira ad una stabilità demografica e sociale possibile solo se ognuno rimane fermo al posto assegnato.
Ho letto qualche commento che giudicava “Il Mondo Nuovo� un’utopia per l’immagine di felicità prospettata: un mondo senza armi, senza guerre, senza odio...
Ma è evidente che si tratti di una rappresentazione ingannevole.
Non un’utopia ma vera e propria distopia dal momento in cui l’essere umano è semplice strumento.
L’incontro- scontro con una società selvaggia è l’espediente che Huxley adotta per mostrare gli opposti dove, da un lato, c’� un’asettica società sterilizzata, dall’altro, ci sono individui che mantengono vivo il passato, conservano le proprie individualità ma anche sporcizia, malattia e vecchiaia.
Chi è veramente felice?
Se la scomparsa di ogni mostruosità chiede in cambio la nostra personalità possiamo dirci veramente felici?
Bastano le parole di John, il giovane cresciuto nelle tribù selvagge, a farci capire cosa manca perché sia un mondo felice:
”Ma io non ne voglio di comodità. Io voglio Dio, voglio la poesia, voglio il pericolo reale, voglio la libertà, voglio la bontà. Voglio il peccato.»
«Insomma» disse Mustafà Mond «voi reclamate il diritto di essere infelice.»
«Ebbene, sì» disse il Selvaggio in tono di sfida «io reclamo il diritto d'essere infelice.»
«Senza parlare del diritto di diventar vecchio e brutto e impotente; il diritto d'avere la sifilide e il cancro; il diritto d'avere poco da mangiare; il diritto d'essere pidocchioso; il diritto di vivere nell'apprensione costante di ciò che potrà accadere domani; il diritto di prendere il tifo; il diritto di essere torturato da indicibili dolori d'ogni specie.»
Ci fu un lungo silenzio.
«Io li reclamo tutti» disse il Selvaggio finalmente.�
E non a caso, John, il Selvaggio ha imparato a parlare leggendo Shakespeare...
Cos'è un mondo senza poesia?
La seconda parte del testo (”Ritorno al mondo nuovo) non è un seguito del romanzo, bensì un saggio pubblicato nel 1958.
Ventisei anni dopo la pubblicazione de “Il mondo nuovo� Huxley sostiene che il mondo da lui prospettato si è già realizzato (o è sulla buona strada per farlo) in molti ambiti.
Apro parentesi: della prima lettura fatta circa 15 anni fa, non ricordavo che in questa trattazione ci fosse un’analisi parallela tra “Il mondo nuovo� e �1984�. Rileggendo non ho apprezzato il fatto che H. ne facesse quasi una competizione su chi fosse arrivato più vicino alla realtà futuro. Chi è più profetico?
Ovviamente H. difende la sua opera e si autocelebra... Chiudo parentesi.
Le riflessioni fatte nel saggio si basano poi sulla prospettiva di possibili nuovi totalitarismi.
H. analizza il mondo di fine anni �50 e partendo dalla sovrappopolazione, passando dall’accelerazione del progresso tecnologico e dell’organizzazione sociale arriva a riflettere a le modalità di manipolazione e le varie forme di controllo che minano l’individualità umana.
Che fare? si chiede. Educare alla libertà, prendere coscienza di quanto ognuno di noi sia prezioso ed unico.
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(Other Paperback Edition)
February 27, 2001
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– Shelved
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–
22.67%
"Pag. 67- "«Che magnifica montagna russa!» rise Lenina beata (...)
«Sai che cos'era quella montagna russa?» chiese. «Era la sparizione finale e definitiva di qualche essere umano. S'innalzava in un getto di gas caldo. Sarei curioso di sapere chi era: un uomo o una donna, un Alfa o un Epsilon...»""
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«Sai che cos'era quella montagna russa?» chiese. «Era la sparizione finale e definitiva di qualche essere umano. S'innalzava in un getto di gas caldo. Sarei curioso di sapere chi era: un uomo o una donna, un Alfa o un Epsilon...»""
January 27, 2020
– Shelved as:
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January 27, 2020
– Shelved as:
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January 27, 2020
– Shelved as:
5-stelle
January 27, 2020
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Grazie Vladimiro :-D
Credo che "1984" abbia avuto un'eco maggiore per la questione sia per l'immagine del Grande Fratello ma anche per la chiave di lettura anticomunista.
Io, in ogni caso, non sono in grado di dire se uno sia meglio dell'altro. Sicuramente però il testo di Orwell è più ostico. Ci sono pagine pesanti mentre Huxley scivola che è una meraviglia :-)))

Sono pienamente d'accordo :-)))
Orwell scrive "1984" circa diciotto anni dopo e costruisce un mondo diametralmente opposto a quello di Huxley.

Davvero non lo hai ancora letto?
E' un'imperdibile classicone
:-P

Proprio nel saggio "Ritorno al mondo nuovo" Huxley fa un parallelismo tra i due romanzi e le due prospettive dispotiche.
Evidente è il suo tono polemico (ho letto da qualche parte Orwell aveva criticato la sua opera ma non so in che termini) ma quello che è interessante è come si mettano in luce un'antitesi tutt'altro che apparente.
Cito:
"La società descritta in "1984" è una società controllata quasi esclusivamente dal castigo e dal timore di esso. Nel mondo immaginario della mia favola il castigo è raro e di solito mite. Il governo realizza il suo controllo, quasi perfetto, inducendo sistematicamente la condotta desiderata, e per far questo ricorre a varie forme di manipolazione "
Vero è che entrambe sono le versioni di un mondo in cui si nega la libertà.
Per me due romanzi diversamente importanti :-))