Emma Doucet ha una brutto vizio: fuma tantissimo nonostante abbia più di ottant’anni. Un bel giorno Annie, la giovane governante, le naCarpe Mortem
Emma Doucet ha una brutto vizio: fuma tantissimo nonostante abbia più di ottant’anni. Un bel giorno Annie, la giovane governante, le nasconde le sigarette sopra un armadio. Ma un tabagista, si sa, non si ferma di fronte a nulla e la baldanzosa signora si arrampica su una scala per recuperare la refurtiva.
Sarà per quello che Emma muore? Oppure è stato quel foro sul petto che sembra tanto dovuto allo sparo di una pistola? Ma chi la vorrebbe morta e soprattutto come può essere possibile se cammina, si muove ed interagisce ancora con gli altri?
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Accompagnata da disegni accattivanti una bella storia. Tra riflessioni sulla vecchiaia, sul passato e s’un presente che sembra sfuggire di mano, una storia molto coinvolgente in bilico tra il paranormale e la concretezza del malaffare della politica�
"In fondo siamo come vecchi dischi, un po' consumati ma incapaci di deviare dal nostro solco"
"Vedi, dolcezza, noi gente di colore siamo alberi senza radici, e allora le cose vanno per uno strano verso. Per te specialmente. Io sono nata ai t"Vedi, dolcezza, noi gente di colore siamo alberi senza radici, e allora le cose vanno per uno strano verso. Per te specialmente. Io sono nata ai tempi degli schiavi, sicché non era destino che realizzassi i miei sogni su come dovrebbe essere e cosa dovrebbe fare una donna. È una delle catene della schiavitù. Ma a te, niente può impedire di avere desideri. Nessuno può essere calpestato al punto da rubargli la volontà. Io non volevo essere adoperata come bue per lavorare o come scrofa per figliare, né volevo che succedesse a mia figlia. Non è stato per mia volontà che le cose sono andate in un certo modo"
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Zora Neale Hurston (1891- 1960) fu una delle scrittrici principali dell�”Harlem Renaissance� (movimento artistico afroamericano sorto negli anni �20). Si laureò in antropologia intraprendendo con successo la carriera letteraria. Le sue produzioni furono tuttavia, oggetto di duri attacchi proprio da parte di alcuni intellettuali afroamericani.
In sostanza le si imputava la colpa di scrivere a favore del un pubblico bianca razzista dato che i suoi personaggi si esprimono con forme di slang dialettale venendo così a rafforzare secondo i suoi detrattori, l’immagine stereotipata del “nero�.
Huston, inoltre si discostava, dalla linea principale della letteratura di quegli anni dettata, in particolar modo da Richard Whright (uno dei suoi avversari) e che, in sostanza, richiedeva che ogni opera contenesse chiari messaggi politici di lotta. Forse per questo motivo e forse anche per una posizione apertamente repubblicana e conservatrice, le opere della Hurston hanno faticato ad avere dei riconoscimenti.
Their Eyes Were Watching God (scritto in sole settimane durante un viaggio di studio ad Haiti) fu pubblicato da Frassinelli per la prima volta in Italia nel 1938 (e stranamente dato che si era in pieno fascismo e censura!) con il titolo: “I loro occhi guardavano Dio� mentre Bompiani nel 1998, lo ripubblica col titolo� “Con gli occhi rivolti al cielo� .
� I desideri degli uomini viaggiano a bordo di navi lontane. Per alcuni arrivano in porto con la marea. Per altri navigano in eterno all’orizzonte, mai fuori vista, mai in porto, finché chi sta di vedetta non distoglie gli occhi rassegnato, i suoi sogni sbeffeggiati a morte dal tempo. Tale è la vita degli uomini.
Le donne� Be�, le donne dimenticano tutto quello che non vogliono ricordare, e ricordano tutto quello che non vogliono dimenticare. Il sogno è la verità. E si comportano di conseguenza.�
Così prende l’avvio il racconto che la protagonista Janie Crawford fa all’amica Pheoby. Janie è appena ritornata a Eatonville dopo essere fuggita assieme ad un giovane ragazzo. Cosa è successo? Così il racconto va a ritroso raccontandoci una storia d’amore popolata da una comunità apparentemente coesa ma in realtà pronta a colpire laddove qualcuno stia facendo qualche passo falso. I portici che troneggiano davanti alle case sembrano i naturali raduni perché le lingue si uniscano a spettegolare, criticare anche aspramente tutti coloro che non fanno parte del “cerchio�:
� Vedere la donna com’era fece loro ricordare l’invidia che avevano accumulato da altri tempi. Perciò rimasticarono la parte oscura della mente e inghiottirono di gusto. Espressero giudizi arroventati con le domande, e fecero delle risate strumenti di morte. Crudeltà di massa. Personificazione di un umore. Parole a spasso senza il padrone; parole in armonia in una canzone.�
Janie, però, non è interessata ai giudizi altrui e riserva il suo racconto all’amica del cuore. Una storia di sogni e desideri.
Nata da uno stupro ed abbandonata alla nascita dalla madre, Janie è cresciuta dalla nonna che cerca di metterla in guardia dalle insidie dell’amore (� Eccolo, il chiodo dove tutte noi donne nere restiamo impigliate: l’amore!�) indirizzandola verso un matrimonio di convenienza.
"L’amore è qualcosa che viene col tempo�, le dice, ma dopo essersi sposata a diciassette anni con un uomo agiaoa e più vecchio di lei capisce che non è proprio così che funziona.
Fuggire per ricostruirsi una vita diversa e vedere i propri sogni infranti un’altra volta: è proprio questo il destino di Janie?
La storia di una donna che impara, giorno dopo giorno, ad essere autonoma e a credere nei suoi sogni, si accompagna a quella di una comunità che si assomiglia un po� dovunque con quel suo accumulo di invidia e rabbia.
Un destino che pare ineluttabile e gli occhi rivolti al cielo in cerca di una risposta o forse anche solo di un po� di pietà per chi ha già sofferto abbastanza�
� Scrutò intensamente il cielo, per vedere se qualcosa si muovesse lassù, da prendere come un segno. Una stella di giorno, magari, o un grido del sole, o il balbettio di un tuono. Levò le braccia in un gesto di supplica disperata. No, non di supplica, di domanda rivolta al cielo. Il cielo rimase fermo, duro e silenzioso, e Janie rientrò in casa. Dio avrebbe fatto meno di quello che aveva in mente.�
Grande classico da riscoprire (e ripubblicare!)....more
Si può definire “romanzo di formazione� una graphic novel a carattere storico ed autobiografico? Direi di sì, perché per quanto coadiuvata dalle immagiSi può definire “romanzo di formazione� una graphic novel a carattere storico ed autobiografico? Direi di sì, perché per quanto coadiuvata dalle immagini, la storia che qui si racconta è proprio quella di una crescita, un’evoluzione che dall’infanzia all’età adulta porta l’autrice Marjane Satrapi a definire la propria personalità. Un traguardo non facile da raggiungere e costellato da molteplici ostacoli.
A 23 anni dalla prima pubblicazione, “Persepolis� assolve, essenzialmente, un doppio compito: quello di far luce sulla storia iraniana e quello di enfatizzare la questione femminile in un contesto di regime islamico. Non a caso, il titolo in originale è proprio: “Persepolis. Histoire d'une femme insoumise�, ossia « Persepolis. Storia di una donna ribelle ».
Trentanove capitoli tematici suddivisi in quattro parti, questa la versione integrale dell’opera. Le prime due parti raccontano di una bambina che assiste ai cambiamenti epocali della sua terra. La rivoluzione che si credeva liberale e caccia l’ultimo scià si trasforma ben presto in quel regime islamico che ancora oggi è sedimentato in terra iraniana.
Marjane cresce in una famiglia progressista e conosce ben presto la sorte dei detenuti politici come suo zio materno o lo stesso nonno. Il suo senso critico è stimolato dai genitori e questo spesso la metterà nei guai.
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Si parte da un foulard che all’improvviso deve coprire e nascondere. E� il 1980, lei ha dieci anni e a scuola il foulard è d’obbligo. Fino all’anno prima frequenta una scuola francese e laica che il nuovo regime chiude. All’improvviso si ritrova velata e separata dai compagni maschi. Mentre sua madre scende in piazza a protestare, Marjane assiste confusa alla graduale ma imperterrita radicalizzazione islamica.
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Nella terza parte vediamo Marjane che, a soli 14 anni, si troverà da sola a Vienna. Una decisione non facile da parte dei genitori che vogliono per lei un’istruzione adeguata che in Iran non è più possibile. Ma cosa significa integrarsi soprattutto per una rgazzina ancora in cerca di una propria definizione?
La quarta parte è, invece quella del ritorno dove descrive benissimo il forte impatto psicologico dopo quattro anni di assenza..
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Un’opera meravigliosa che la Satrapi ha elaborato con disegni in sé molto semplici e la scelta di un bianco e nero che non permette distrazioni dal testo.
Questa è una storia di identità e corpi che vengono repressi e manipolati. E� la storia di una donna che ha toccato il fondo ma con forza e coraggio ha saputo riemergere.
� Solo quando si è in difficoltà, si realizza quanto il mondo pecchi in comprensione e rispetto"
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Non certo la prima donna che, non per vezzo� Solo quando si è in difficoltà, si realizza quanto il mondo pecchi in comprensione e rispetto"
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Non certo la prima donna che, non per vezzo ma per vera necessità, dovette cambiare il suo nome. Travestirsi da uomo almeno nell’appellativo; giusto per non essere scartata subito, relegata tra le mura domestiche dove ogni donna dovrebbe stare.
Elizabeth Jane Cochran, questo il vero nome di una vera e propria pioniera (sostantivo che � guarda un po�- non esiste al femminile) nel mondo del giornalismo investigativo.
Una vita appassionate ed appassionata.
“Ten Days in a Mad-House� (1887) è il resoconto dell’esperienza diretta che fece infiltrandosi a Blackwell’s Island, un ospedale psichiatrico nello stato di New York. Sorprende parecchio il fatto che la Bly non fatica per nulla a farsi passare per una malata mentale.
Qualche discorso connesso ed uno sguardo vagamente vacuo: questi gli unici trucchi che sfoggia. Il resto lo fanno i dottori avvezzi a giudicare con facilità le donne chiamando follia la loro sensibilità. Dieci giorni di fame, freddo e violenze da parte del personale infermieristico.
L’inchiesta pubblicata sul «New York World» fece grande scalpore tanto da spingere Il Grande Giurì a fare un’accurata inchiesta.
Il giornalismo della Bly fu sempre un atto di denuncia non fine a se stesso ma volto concretamente a sanare le ferite sociali che affliggiono i più deboli. Se poi ci mettiamo anche il fatto che fece il giro del mondo in 72 giorni ma c’� bisogno di dire altro?
Che donna!!!
”Vorrei che quegli esperti psicologi che mi hanno condannata per il mio operato � smascherando, tra l’altro, la loro presunta capacità di riconoscere una persona malata di mente � prendessero una donna perfettamente in salute e sana di mente, le ordinassero continuamente di starsene in silenzio, costringendola a rimanere seduta dalle 6 del mattino alle 8 del pomeriggio su rigide panche di legno, senza potersi muovere durante tutte queste ore, senza niente da leggere, senza farle sapere niente di cosa sta accadendo nel resto mondo, le servissero cibo putrido e avariato, la trattassero in modo duro e valutassero, infine, in quanto tempo tutto ciò la condurrebbe alla follia. Con tutta probabilità due mesi sono più che sufficienti a provocare in chiunque un vero e proprio esaurimento fisico e mentale.� ...more
� Se sollevi una pietra, quello che vedi strisciare freneticamente lì sotto è la natura umana, per lo più.�
- "Malocchio" - "Cosi vicino. In ogni mo� Se sollevi una pietra, quello che vedi strisciare freneticamente lì sotto è la natura umana, per lo più.�
- "Malocchio" - "Cosi vicino. In ogni momento" - "L’esecuzione" - "Il pianale"
Questi i titoli dei quattro racconti. Quattro note stonate. Stridono e quello che dovrebbe essere un canto sull’amore esce fuori distorto al punto che fa male sentirlo.
In "Malocchio" una giovane donna, debilitata dal dolore per la morte improvvisa di entrambi i genitori, sposa un uomo di trent’anni più vecchio. Un uomo stimato, irreprensibile ma si può essere certi di quello che vedono i nostri occhi?
La stessa domanda viene posta alla sedicenne protagonista del secondo racconto � “Cosi vicino. In ogni momento� � così ansiosa di avere finalmente un fidanzato. Così quando Desmond Parrish le rivolge la parola stenta a crederci e rimane cieca di fronte ad alcuni strani comportamenti..
Questa breve raccolta contiene una sorta di climax strutturale: assistiamo, infatti, ad una tensione crescente ad ogni storia.
La terza � “L’esecuzione�- alza, sicuramente, il tiro. Qui non ci troviamo di fronte ad una relazione di coppia ma al male vero e proprio che c’� in un figlio e il suo rapporto malato con i genitori�
Si arriva così al finale ("Il pianle") dove Ceille, la protagonsita, rivela all’uomo che ama gli abusi subiti da bambina ma si può rimediare al male fatto?
Incredibile Oates che come sempre sa raccontare il torbido e il lato oscuro dell’animo umano.
”Il suo amore per N. non era più qualcosa di separato che potesse staccare da sé e tenere a distanza per contemplarlo. Il suo amore per N. si era fatto spazio dentro di lei. Il suo amore per N. era inseparabile dalla sua paura di lui.�...more
"Addirittura questo reperimento di corrispondenze tra vita e letteratura"
La ricreazione è finita è un romanzo a cornice dello scrittore viareggino"Addirittura questo reperimento di corrispondenze tra vita e letteratura"
La ricreazione è finita è un romanzo a cornice dello scrittore viareggino Dino Ferrari. Marcello, protagonista di questa storia è quello che qualcuno definerebbe il tipico "bamboccione abbarbicato nel limbo tra adolescenza e vita adulta. Non incapace ma disinteressato a dare forma concreta alla sua vita perlomeno nelle forme che la società richiede. Per puro caso si ritrova ad affrontare un dottorato presso la facoltà di Lettere di Pisa entrando così nel contorto mondo accademico. Una dimensione quasi a sé, con regole e dinamiche che sfiorano il grottesco: irreali ma non irrealistiche come sostiene l’autore stesso in una nota di postfazione.
Un vero e proprio sistema che ha della arcaico come gli spiegherà l’amico Carlo, oramai da 15 anni alla corte del Chiarissimo prof. Sacrosanti:
”� così che funziona l’accademia. Si conquisti un feudo in cui è inattaccabile, e chiunque vorrà attraversarlo dovrà pagarle una gabella: leggerla, e soprattutto citarla. Poi da lì potrà espandersi, col tempo. Ma senza un feudo non va da nessuna parte.�
La tesi di dottorato di cui Marcello dovrà occuparsi è relativa alla vita e alla scrittura di un fantomatico scrittore suo conterraneo; un tale Tito Sella, ex terrorista e romanziere.
Si avvia cosi, in parallelo, una seconda narrazione, quella Storica dei mitici anni �70 e quella che immagina le vicende della Brigata Ravachol.
«Forse è il momento di diventare adulti», dice, ad un certo punto, Athos uno dei miltanti della Brigata.
Ma cosa significa «diventare adulti»?
Prendere le armi e fare il cosiddetto “salto�? Oppure, tornando ad oggi e al protagonista Marcello, trovarsi un lavoro vero e sposarsi con Letizia l’eterna fidanzata? In ogni caso, arriva il momento in cui suona la campanella e «La ricreazione è finita».
Questo romanzo è un continuo gioco di specchi tra la fantasia e il fantasma. Piaciuto molto.
"«Alle volte uno si crede incompleto, ed è soltanto giovane». Stamattina mi sono svegliato con questa frase in testa, che avevo trovato da ragazzo alla fine del Visconte dimezzato di Calvino e che mi ero prontamente copiato sul muro di camera. Nel corso della vita, me la sono ripetuta ogni volta che avevo bisogno di un alibi per la mia inconcludenza cronica, per la mia eterna incompiutezza. È la giovinezza, mi dicevo, passerà; e allora sarò compiuto pure io. (�) A volte uno si crede giovane, e invece è soltanto incompleto."...more
"Mi sentivo come Cassandra, la figlia di Priamo, quando vide il maledetto cavallo di legno davanti alle mura della sua città. Il cavallo con dentro"Mi sentivo come Cassandra, la figlia di Priamo, quando vide il maledetto cavallo di legno davanti alle mura della sua città. Il cavallo con dentro gli Achei che avrebbero distrutto Troia e la sua famiglia. Cassandra vedeva la sciagura approssimarsi. E anch’io vedevo la sciagura mentre roteavo la testa con Stevie Wonder che da uno stereo mi dettava il ritmo."
Non è mia abitudine assegnare stelle a racconti autobiografici e memoir. Succede, talvolta, che prevalga l’emozione. Vuoi per la scrittura così gradevole da sembrarti una melodia. Vuoi per un’affinità di pensiero. Fatto sta che “Cassandra a Mogadiscio� sia, per me, un’opera che merita di essere letta, merita di essere in lizza per il Premio Strega e, a mio parere, vincerlo perché questo libro ha sì per protagonista la famiglia Scego e la diaspora somala ma, inevitabilmente, parla di tutti noi.
L’autrice riallaccia fili della sua infanzia e di ciò che precede, ossia la storia dei suoi genitori ancor prima della fuga forzata dal regime di Siad Barre.
Questa è la storia della famiglia Scego: un padre, una madre, una figlia ed un numero indefinito di altri parenti disseminati come schegge dopo un’esplosione.
Tutti legati dal Jirro
� Jirro in somalo significa “malattia�, letteralmente è così, ogni vocabolario ti riporterà questa spiegazione. Persino Google Translate. Ma Jirro per noi è una parola più vasta. Parla delle nostre ferite, del nostro dolore, del nostro stress postraumatico, postguerra. Jirro è il nostro cuore spezzato. La nostra vita in equilibrio precario tra l’inferno e il presente. Siamo esseri diasporici, sospesi nel vento, sradicati da una dittatura ventennale, da una delle più devastanti guerre avvenute sul pianeta Terra e da un grosso traffico di armi che ha seppellito le nostre ossa, e quelle dei nostri antenati, sotto un cumulo di kalashnikov che dalla Transnistria sono sbarcati direttamente al porto di Mogadiscio. Per annientarci.�
Il racconto è ricomposto intervistando la madre e sicuramente quello della memoria è il motore attorno a cui ruotano tutte le questioni dell’essere diasporici. La dispersione mette in risalto tutta una serie di dicotomie che cercano un equilibrio: la lingua madre e la lingua dell’italiano colonizzatore; le ferite inferte dal crudele colonialismo italiano e la persistente negazione degli italiani di quello che è accaduto; l’essere spezzati vs il quotidiano sforzo di riorganizzarsi in cerca di un’unità.
Ci sono pagine molto dolorose come quelle che ci parlano della crudele pratica dell’infibulazione ma anche delle patologica scappatoia che una Igiaba Sciego adolescente trova per scansare il dolore di una madre lontana in mezzo alla guerra civile, la bulimia:
”Vomitando mi illudevo di poter scappare da tutto quello che mi ballava intorno. Il vomito nasceva dalla voglia di mettere ordine in una vita che stava prendendo pieghe impreviste, quella dell’adolescente che ero quando è scoppiata la guerra.�
L’opera assume le forme di una lettera indirizzata alla nipote Soraya che vive in Canada. Non tanto un espediente narrativo quanto un vero e proprio intento di combattere l’oblio della Storia. Le nuove generazioni, infatti, se non aiutate nel sostenere il ricordo sono passibili della dimenticanza.
La scrittrice è al centro di una storia fra due mondi: Europa ed Africa, Italia e Somalia, Roma e Mogadiscio. Lei nata e cresciuta (tranne un anno in Somalia) a Roma non è considerata italiana perché nera ma è chiamata “l’italiana� dai somali.
Questa lettura mi ha fatto riflettere su tante cose. L’indignazione generale per la guerra, ieri come oggi, nasconde una miriade di tragedie private ma altrettanto drammatica è la velocità con cui assorbiamo tutto come consuetudine.
Quanto tempo è passato da quando stavamo incollati a guardare le immagini dei bombardamenti in Ucraina al momento in cui abbiamo inziato a cambiare velocemente canale in cerca di qualcosa di più leggero che non ci faccia pensare?
Lo stesso è successo a suo tempo con la guerra in Somalia. Immagini che crediamo indelebili e poi svaniscono perchè non ci riguardano oalmeno così crediamo. Tanto che oggi quasi nessuno conosce gli eventi e veramente in pochi sanno dell’usurpazione e delle violenze italiane nelle colonie. E� come se ci fosse un’anestesia generale. Bandita l’empatia. E quando mi capita di leggere/sentire l’odio che respinge e vorrebbe annullare altri esseri umani io sento tutto il fallimento di questa umanità.
"Memoria. Sei saltata in aria su mine antiuomo. Sei stata fucilata in plotoni d’esecuzione sommari e improvvisati. Sei stata stuprata nel deserto da trafficanti ingordi di dollari. Sei stata ridotta a brandelli da autobombe esplose nella notte per conto di mafie e terrorismi. Sei stata crivellata dai kalashnikov in battaglia. E ora sei sfollata in un campo profughi gremito. E poi insultata nelle vie di un Occidente che non ti conosce né ti vuole conoscere. E così intanto evapori. Via. Lontano. Dalle menti. Dai cuori. Dalle schiene che ti sostenevano audaci e incoscienti. Recuperarti dal baratro in cui sei caduta è forse l’unica cosa che possiamo fare se vogliamo guarire davvero. Se vogliamo che il Jirro prima o poi ci lasci in pace."...more
�..se st’urgenza non la capisci, si vede che non la puoi capì.
Un altro viaggio raccontato con la giusta dose di ironico sarcasmo. Tanto quanto ba�..se st’urgenza non la capisci, si vede che non la puoi capì.
Un altro viaggio raccontato con la giusta dose di ironico sarcasmo. Tanto quanto basta ad arrivare alla meta.
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Secondo te con un fumetto gli faccio cambiare idea? chiede Zerocalcare.
Elbak (responsabile dei curdi di Roma) risponde:
”No, non cambiano idea con un fumetto. Ma è importante raccontare Shengal per almeno due motivi. Far vedere che il con federalismo democratico funziona non solo per i curdi anche per altri popoli. E perché quando nessuno parla..quando nessuno guarda..succedono massacri
Un viaggio compiuto tra la primavera e l’estate del 2021 per conoscere la realtà degli Ezidi, una popolazione decimata dall’ISIS che ha proclamato a Shengal la propria autonomia sotto la continua minaccia irachena e turca.
Una sporca vicenda tenuta non a caso nascosta..
�...oggettivamente un mondo assurdo, regà� ...more
� Questo è un romanzo femminista nero, e non me ne scuserò.�
Percorrendo la linea matriarcale della famiglia Garfield, Honorée Fanonne Jeffers (aut� Questo è un romanzo femminista nero, e non me ne scuserò.�
Percorrendo la linea matriarcale della famiglia Garfield, Honorée Fanonne Jeffers (autrice afroamericana al suo esordio) ci accompagna in un viaggio spazio temporale.
Al centro c’� Ailey, l'ultima discendente, che cresce in una città del nord ma passa le vacanze estive nel profondo sud e precisamente nel villaggio (immaginario) di Chicasetta in Georgia, in origine chiamata Wood Place quando era una piantagione.
Dagli anni �80 in cui Ailey è bambina si diramano storie che vengono da un lontano passato. Lo sbalzo temporale ci porta, infatti, nelle terre abitate dal popolo indigeno dei Creek nel �700 e ci racconta di come l’Uomo Bianco si sia arrogato il diritto di assegnare delle terre che in realtà non gli appartenevano.
La storia dello sterminio dei popoli indiani e dello schiavismo africano americano s’incrociano. La storia di questa famiglia è, di fatti, il racconto di incroci ed incontri. Su tutto c’� la riscoperta della Storia dove le donne si passano il testimone di una lunga lotta di resistenza dentro e fuori casa.
Il titolo originale (The Love Songs of W.E.B. Du Bois) ci dà maggiori indicazioni sull’importanza che ha in questo romanzo la figura ed il pensiero dello storico afroamericano e la sua opera nella presa di coscienza dei diritti civili.
INCIPIT "Noi siamo la terra, il suolo. La lingua che parla e inciampa sui nomi dei morti mentre osa raccontare queste storie della stirpe di una donna. La sua gente e il suo terreno, i suoi alberi, la sua acqua. Conoscevamo questa donna prima che diventasse donna. La conoscevamo prima che nascesse: abbiamo cantato per lei nel grembo della madre. Cantavamo allora e cantiamo adesso. Abbiamo richiamato questa donna attraverso gli anni fino al nostro primo posto, ai nostri vividi germogli cresciuti con le stagioni. Conosciamo la sua gente mista, che ha avuto inizio come versi mormorati, sacri. E ora, torniamo attraverso i secoli fino al principio della sua stirpe, fino a un villaggio chiamato «Il Posto in mezzo agli Alberi Alti». E cominciamo con un bambino, quello che cambierà tutto sulla nostra terra. Aspettate. Sappiamo che avete delle domande, per esempio: se raccontiamo la storia della stirpe di una donna, perché cominciare con un maschio?"
Perché non importa da dove si comincia, perché tutto ha origine da una donna..
Non bisogna spaventarsi dalla mole di queste 800 (abbondanti) pagine. E� un romanzo avvincente, ed emozionante. Una storia di corpi venduti, straziati, abusati. Una storia di mostri a due zampe che come nei peggiori incubi stuprano bambine ma anche una storia di donne che vogliono risollevarsi.
«Voglio che ognuno di voi mediti sull’importanza della donna negra. Senza le sue fatiche, chi sarebbe la nostra gente? Saremmo dei selvaggi, ecco cosa saremmo! Andremmo in giro inciampando, alla cieca! La donna negra è il meglio che la nostra razza abbia da offrire. Bambini miei, dobbiamo amare e onorare questa donna. Non dobbiamo mai dimenticarci di lei.»...more
«Chi sei?». «Onosnon», rispose una voce aspra, roca.
Quali corde riesce a far vibrare un romanzo così raccapricciante? Quali sono le paure ancestra «Chi sei?». «Onosnon», rispose una voce aspra, roca.
Quali corde riesce a far vibrare un romanzo così raccapricciante? Quali sono le paure ancestrali che ognuno di noi, in epoche e paesi differenti, ha declinato a proprio modo? Queste e tante altre domande sono alla base di un romanzo che comunemente e superficialmente è riassunto in un'immagine, quella di una bambina dal volto deformato con la testa rivolta a tergo.
Il terrore che ha tormentato i sonni di generazioni di spettatori è stato poi rielaborato in sequel e prequel ma anche in parodie così che dai brividi di paura si è passati alle risate tanto per esorcizzare (!)
Il fatto è che leggendo, il libro potreste scoprire che l’autore, William Peter Blatty, non solo scriveva molto bene ma che lo faceva con senso.
Non riuscite a togliervi dalla testa ancora quella testa girata verso la schiena? Anche me rimase impressa l’immagine ma leggendo questa storia non ho potuto fare a meno di associare ben altre rappresentazioni.
Il demone che s’impossessa del corpo della giovane Reagan è preveggente e la mia associazione è stata con gli Indovini che Dante nell'Inferno sistema così:
”Come 'l viso mi scese in lor più basso, mirabilmente apparve esser travolto ciascun tra 'l mento e 'l principio del casso...� (XX° Canto dell’Inferno- IV Bolgia dell'VIII° Cerchio)
Questa però è solo un’immagine (e un’associazione mia personale) di un romanzo che si basa s’una storia realmente accaduta (nel 1949 in Maryland) e che pone molte questioni.
� C’era qualcosa di terribilmente sbagliato, qualcosa� Come la luce che filtra da sotto la porta di una stanza, un riverbero di terrore che si diffondeva nell’oscurità della sua mente. Cosa succedeva dietro quella porta? Cosa c’era?�
Tutto accade nella casa di una famosa attrice, Chris MacNeil. Da un lato il mondo effimero del cinema dove regna la finzione; dall’altro l’incredibile susseguirsi di eventi che rendono reale l’impossibile.
Ogni personaggio, nessuno escluso, nasconde un profondo dolore esistenziale: dalla dodicenne Reagan che soffre per l’assenza paterna al gesuita Damien Karras che è tormentato da sensi di colpa verso la madre e, soprattutto, verso una Fede di cui non sente più il richiamo.
Esiste un punto in cui la scienza si deve fermare perché non conosce (ancora) le risposte.
Esiste un punto in cui ci perde la speranza e ci si convince che l’angoscia esistenziale che tutti (consciamente o meno) proviamo per l’ignoto sia il Male.
«Io credo siano solo bugie, Damien, menzogne� La possessione, ecco, non è nelle guerre, come tanti credono che sia, e molto raramente è in situazioni straordinarie come quella che stiamo vivendo noi ora, qui� in questa ragazzina, questa povera bambina. No, io la vedo spesso nelle piccole cose della vita, Damien, nell’insensibilità, nei piccoli rancori, nelle incomprensioni, nelle parole crudeli e sferzanti che si dicono, spesso senza volere, nelle discussioni tra amici. O tra innamorati. Se mettiamo insieme tutte queste piccole cose, Damien», continuò con un filo di voce, «non abbiamo più bisogno della figura del diavolo per capire le nostre guerre, per capire noi stessi� noi stessi…�....more
Esser(ci) o non esser(ci)? E� proprio questo il problema!
Ambientato nel Medioevo fra le schiere di Paladini votati alla causa carolingia delle Crociat Esser(ci) o non esser(ci)? E� proprio questo il problema!
Ambientato nel Medioevo fra le schiere di Paladini votati alla causa carolingia delle Crociate, Calvino mette in scena un topos filosofico che si riferisce alla condizione dell’uomo moderno. Un’invisibilità, un non-esserci è il tema di questo breve romanzo.
"Ancora confuso era lo stato delle cose del mondo, nell’Evo in cui questa storia si svolge. Non era raro imbattersi in nomi e pensieri e forme e istituzioni cui non corrispondeva nulla d’esistente. E d’altra parte il mondo pullulava di oggetti e facoltà e persone che non avevano nome né distinzione dal resto. Era un’epoca in cui la volontà e l’ostinazione d’esserci, di marcare un’impronta, di fare attrito con tutto ciò che c’�, non veniva usata interamente, dato che molti non se ne facevano nulla - per miseria o ignoranza o perché invece tutto riusciva loro bene lo stesso - e quindi una certa quantità ne andava persa nel vuoto."
Agilulfo, in apparenza un cavaliere come altri, in realtà, non esiste: sotto al sua armatura, il nulla. Una presenza possibile grazie alla sola forza di volontà e che fa da contrappeso ad un altro grottesco personaggio Gurdulù. Infatti, se il primo esiste nella propria disperata determinazione ad esserci, il secondo, invece, esiste ma non ne ha coscienza. Le ironiche avventure dei due sono accompagnate dalla guerriera Bradamante, dal giovane Rambaldo e dal nichilista Torrsimondo ed è la voce di una suore che racconta i fatti e lo fa per penitenza perché scrivere non è mai una cosa facile.
M e r a v i g l i o s o ! ! !
"Ogni cosa si muove nella liscia pagina senza che nulla se ne veda, senza che nulla cambi sulla sua superficie, come in fondo tutto si muove e nulla cambia nella rugosa crosta del mondo, perché c’� solo una distesa della medesima materia, proprio come il foglio su cui scrivo..." ...more
Diventare invisibile, camuffarsi, scomparire, sono tutti temi ricorrenti nella letteratura afroamericana. Lo "Ho un disturbo: sono uno scrittore."
Diventare invisibile, camuffarsi, scomparire, sono tutti temi ricorrenti nella letteratura afroamericana. Lo sono perché fanno parte di un patrimonio culturale che si tramanda come scottante testimone che passa di mano in mano ai genitori. Prima o poi,tutti dovranno raccontare a loro figlio o figlia che la pelle nera è un problema, anzi è Il Problema.
Pag. 199- ”Devi iniziare questa partita conoscendo le regole e sapendo che non vincerai mai. L’unica cosa che puoi sperare è cercare di chiudere in pareggio e sopravvivere un po’� (�) Quando nasce un bambino i suoi genitori vogliono solo che abbia tutto ciò che il mondo ha da offrire. Ma per i bambini come te (�) tutto ciò che il mondo ha da offrire è una serie di trappole e muri . Se non cadi nelle trappole, il muro ti terrà lontano da tutte le cose che ti sono dovute (�) Una nazione intera, non voluta né cercata, nata in esilio nel ventre di un’altra�
Insegnare ai propri figli a passare inosservati non è solo protezione è una vera e propria questione di sopravvivenza.
Il protagonista di questo romanzo è un autore esordiente che sta avendo parecchio successo con un libro che s’intitola “Che razza di libro!� ("Hell of a book") . Lui ha però un disturbo; soffre d’immaginazione. E� come se sognasse ad occhi aperti perdendo di vista la realtà.
Un giorno gli si presenta un bambino (“con la pelle più scura che abbia mai visto�): sarà vero o uno dei parti della sua fantasia?
Lui � il bambino- sostiene di essere reale ma anche di avere un dono, ossia, riuscire a diventare invisibile quando e dove vuole...
Con un impianto umoristico e surreali, questo romanzo colpisce perchè anche le scene grottesche non fanno altro che rendere concrete alcune metafore.
Ad esempio quando lo scrittore (sempre senza nome) scopre di essere nero (!!!) e dice:
«Davvero?» chiedo. Mi guardo il braccio e in effetti Renny ha ragione. Sono nero! Una scoperta sconcertante a questo punto! «Ah, be’� dico, fissando la mano nera all’estremità del braccio nero e le dita nere che lo decorano. «Questo è molto, molto interessante. Chissà se i miei lettori lo sanno?» (�) E se il mio essere nero volesse dire che devo fare tutto in modo diverso?
Perché la realtà è questa: un nero (dovunque!) non ha la stessa vita di un bianco!
”Mi è permesso essere altro oltre il colore della mia pelle?� si chiede.
La storia statunitense è costellata da cicatrici per il popolo afroamericano ma la ferita aperta e pulsante è quella del presente, quella che ogni giorno instancabilmente ritroviamo nella pagina della cronaca nera. Un elenco di nomi e facce intercambiabili che continua ad avvicendarsi.
Come si vive sapendo di incarnare una metafora? Nero = brutto, sporco, cattivo, maligno�
Pag. 99 � “Tragedia e trauma sono i fili di cui sono intessute le generazioni.�
Paura, depressione, ansia, panico, stanchezza e tanta rabbia.
� Dubito che i neri possano essere felici in questo mondo. C’� un antefatto di tristezza troppo lungo che li azzanna alle caviglie�
Il passato conta perché ritorna e, per quanto si cerchi di fuggire arriva il momento in cui ”bisogna vederle le persone:
imparare ad amare te stesso in un paese dove ti dicono che sei una piaga per l’economia, che non sei altro che un potenziale carcerato, che la tua vita ti può essere tolta in qualsiasi momento senza che tu possa farci niente..imparare a volersi bene in tutto questo? Cazzo, è un miracolo�
Lo scrittore è in tour per promuovere il suo libro e verso la fine scopriamo che a tutti coloro che si fanno autografare la copia comprata scrive la stessa dedica:
� Caro/a XXX, tutta la mia vita è un mondo che gira sotto un radioso tendone di paura. Mi uccide ogni giorno e ricomincia daccapo. Mi uccide solo per ricominciare l’indomani. E tutto quello che posso fare e dire a gli altri che sto bene. Grazie per avermi letto�
Cinque stelle pienissime. --- Grazie alla traduttrice Valentina Daniele che nelle note finali racconta a noi lettori che non leggiamo in originale di quanto sia elegante la scrittura di Jason Mott....more
"Poiché la speranza era davvero racchiusa nel Quartiere e mura, lastrici e volti erano una costante testimonianza della nostra ragione da far valer"Poiché la speranza era davvero racchiusa nel Quartiere e mura, lastrici e volti erano una costante testimonianza della nostra ragione da far valere un giorno. "
I margini della Firenze di allora raccontati con gli occhi del quindicenne Valerio, proiezione dell'autore stesso.
"Posto al limite del centro della città, il Quartiere si estendeva fino alle prime case della periferia, là dove cominciava la via Aretina, coi suoi orti e la sua strada ferrata, le prime case borghesi, e i villini. Via Pietrapiana era la strada che tagliava diritto il Quartiere, come sezionandolo fra Santa Croce e l’Arno sulla destra, i Giardini e l’Annunziata sulla sinistra."
Il Quartiere così vicino e, allo stesso tempo, lontano dal centro. Piccole botteghe e donne che scendono a far spesa con abiti dismessi. Fotografie di una povertà composta e dignitosa ma soprattutto valori forti: Amicizia e Amore.
Valerio. Giorgio, Carlo, Gino, Arrigo, Marisa, Olga, Maria, Luciana nel pieno della giovinezza così aperta al possibile eppure così in bilico tra scelte che possono diventare definizioni irrimediabili.
Il romanzo prende l'avvio nel 1932. Passa il tempo: è il �35, e passa il tempo e arriva il 1937.
In mezzo il consenso di un popolo al fascismo, la Guerra d’Abissinia, l’olio di ricino, il confino.
Il quartiere, infine, è come un arto malato da risanare perché la dittatura si esprime anche attraverso l’urbanistica e l’architettura. Abbattere, far scomparire ciò che è considerato malsano, non conforme.
Un romanzo di formazione in tutti i sensi: Valerio che inizia a raccontare con i pantaloni corti e senza coscienza e conoscenza.
Atmosfere e personaggi che pulsano uscendo dalle pagine tanto sembrano vivi. Splendido tanto da perdonargli la visione manichea così lontana dal nostro presente.
Terzo romanzo che leggo di Pratolini ed è ora che ufficializzi il mio Amore.
"Così era passata una generazione sui lastrici del Quartiere, annerendo dal contatto la cordicella che serviva da guida per le scale buie delle case, di canzone in canzone, dal Piave a Faccetta nera. Vent’anni � e uno stesso coscritto, con uno stesso cognome, veste il grigioverde di soldato, fa la sua guerra per cui gli hanno inventato un ideale. Di padre in figlio si tace per una lunga parentesi l’oscura balbettata speranza. Fanno la guerra, si dannano in essa (ci muoiono) come in una spensierata vacanza che gli offre diverso il quotidiano dolore. E se non muoiono (se ci si dannano) la speranza gli si è aperta e svelata, sempre troppo tardi."...more
�... lui che dipingeva a denti stretti, con una fredda rabbia, non appena sentiva che la natura gli sfuggiva.�
Un temporale tanto improvviso quant�... lui che dipingeva a denti stretti, con una fredda rabbia, non appena sentiva che la natura gli sfuggiva.�
Un temporale tanto improvviso quanto violento. Claude Lantier, giovane pittore, dopo aver girovagato per le strade di Parigi, sta rientrando nella sua mansarda, quando davanti al portone di casa appare una misteriosa ragazza. La pioggia inizia a battere sempre più forte i lampi illuminano il suo viso disperato: è così che Claude e Christine si vedono per la prima volta.
Lei, orfana cresciuta in un convento. Lui (già presente ne Il ventre di Parigi) che dall’età di sette anni è stato separato dalla madre (la Gervaise Maquart protagonista de L'Assomoir) e messo sotto l’ala protettrice di un mecenate che finanzia i suoi studi artistici.
Christine sale da Claude. La descrizione del percorso per salire nella sua stanza che apre questo romanzo, mi è sembrata una metafora di tutta questa storia: gli alti e scricchiolanti gradini, il buio, la mancanza di una ringhiera. Tutto così precario, tutto così difficile.
Un romanzo che si muove sui binari della passione: da un lato il viaggio dell'Amore carnale tra i due protagonisti, dall’altro un rapporto tormentato con l’Arte.
Una scrittura emozionata dai ricordi di cui è impregnata a partire dalla cerchia di giovani artisti così ammirati e temuti, allo stesso tempo, con quel loro bisogno di incrinare le regole e di dettare le nuove forme dell’Arte. Questo movimento rivoltoso ha come bersaglio principale L'Académie e il Salon, insomma i luoghi che sono l’istituzionalizzazione di un arte romantica che vogliono abbattere. Il movimento che propone l�en plain air vuole liberare ogni forma artistica. Il naturalismo che rivendica il ruolo della Verità.
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Zola è riconoscibile nell’amico più caro di Claude: Pierre Sandoz, scrittore che conoscerà il successo grazie ad un suo progetto:
"Prenderò una famiglia e ne studierò i membri, uno per uno da dove vengono, dove vanno, come reagiscono, gli uni rispetto agli altri; infine, una umanità in piccolo, la maniera in cui l’umanità preme e si comporta. D’altra parte, metterò i miei pupazzi in un periodo storico determinato, per disporre dell’ambiente e delle circostanze, un brano di storia... Eh? Capisci, una serie di libretti, quindici, venti, episodi che saranno connessi pur avendo ciascuno una propria autonomia, una serie di romanzi che mi procureranno una casa per la vecchiaia, sempre che non mi distruggano"
Il progetto zoliano e il naturalismo stesso possono essere non condivisibili (� Car la vérité absolue, la vérité sèche, n’existe pas, personne ne pouvant avoir la prétention d’être un miroir parfait. � scriveva Maupassant) ma è proprio qui tra queste pagine che l’autore ci rende partecipi della passione e della fede nella sua idea letteraria.
Grande amore per la Letteratura. Grande Romanzo. ...more
Tre meravigliosi racconti pubblicato tra il 1880 ed il 1882 ed ambientati in Normandia, terra natale dell’a"Lei, una cosiddetta donnina allegra.."
Tre meravigliosi racconti pubblicato tra il 1880 ed il 1882 ed ambientati in Normandia, terra natale dell’autore.
[image] Il primo fu quello che rese famoso Maupassant. ’iԳپٴDZ Boule de suif tradotto come “palla di sego�, “palla di burro� o “Pallina� ma che Mario Fortunato -il traduttore di questa edizione- lascia giustamente in originale . Il racconto nasce così: un gruppo di scrittori si ritrova nella casa di Emile Zola a Médan a discutere di letteratura. Su proposta del padrone di casa ciascuno scriverà un racconto dove si parla dell'invasione prussiana in Francia.
Maupassant scriverà, per l’appunto, “Boule de suif� così intitolato per il soprannome dato alla protagonista, una giovane prostituta che si ritrova a viaggiare con una compagnia di alcune coppie di notabili...
”Lei, una cosiddetta donnina allegra, era celebre per la sua precoce pinguedine che le aveva valso il soprannome di Boule de suif. Piccola, rotonda, grassoccia, con dita gonfie e strette alle falangi che parevano salsicciotti; la pelle tenera e liscia, un petto generoso che debordava dal vestito, era tuttavia eccitante e ricercata, tanto la sua freschezza era piacevole a vedersi.�
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”La maison Tellier è il secondo racconto che si svolge sempre nella provincia normanna. Madame Tellier è la tenutaria di un bordello di paese le cui sgargianti signorine si ritrovano a vivere una giornata particolare...
”Ci andavano ogni sera, verso le undici: come si va al caffè. Né più né meno. Si ritrovavano in sei o sette, sempre gli stessi, e non erano bellimbusti, ma gente per bene, commercianti, ragazzi a posto. Bevevano il loro liquorino scherzando un po� con le ragazze, oppure chiacchieravano di cose serie con Madame, che era rispettata da tutti.�
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L’ultimo s’intitola ”Mademoiselle Fifi e ancora una volta vede come protagonisti soldati prussiani e prostitute che s’incontrano per un festino..
Questo racconto ha un’inquietante nota di preveggenza mettendo in scena un soldato prussiano ed una donna ebrea... ”che col suo nasino ricurvo confermava la regola del becco adunco tipico della sua razza,�
Sarebbe un peccato parlare nel dettaglio di queste tre storie che vanno lette e non raccontate. Quello che mi son chiesta è perché ho aspettato così tanto per leggere ancora Maupassant. Che penna sopraffina! Che ironia sottile per far risaltare le ipocrisie e la perfidia della cosiddetta gente per bene. Chapeau!!!!...more
Letto in un pomeriggio. Uno di quei libri dimenticati e da riscoprire.
Attenzione però: la storia è cruda per il dolore senza speranza che le protagonisLetto in un pomeriggio. Uno di quei libri dimenticati e da riscoprire.
Attenzione però: la storia è cruda per il dolore senza speranza che le protagoniste vivono. La dura vita di campagna fatta di estenuanti ore di lavoro e l’ostilità dei pregiudizi.
Eugénie è detta Génie la Matta perché non parla e Marie, la figlia nata, da uno stupro. Vivono in una solitudine volontaria che le separa da un mondo che le ha rifiutate. Marie è ossessionata dall’amore che prova verso la madre e vive con la costante ansia di essere abbandonata.
”Volevo amarla ogni minuto della mia vita perché mi volesse, la seguivo dappertutto. Lei diceva: «Non starmi tra i piedi». Ma io volevo amarla, starle sempre accanto.�
Una scrittura che sembra musica soprattutto per la struttura costruita con ripetuti leitmotiv.
Un grido di dolore, ecco cosa è racchiuso in questo volume di versi mai scritti. Era il 1930 quando il governoQuando la Poesia è un atto di Resistenza
Un grido di dolore, ecco cosa è racchiuso in questo volume di versi mai scritti. Era il 1930 quando il governo fascista italiano decise di spezzare la resistenza della Cirenaica organizzando dei campi di concentramento.
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Ben pochi sanno, infatti che non furono i nazisti ad inventare i campi. Seguendo l’esempio di fine ottocento degli invasori inglesi in Sud Africa, gli italiani, infatti, procedettero a deportare migliaia di persone di ogni età. Marce forzate dove soccombono i più deboli, disumanizzazione, sterminio, stupri, genocidio: tutte cose che gli italiani (Brava gente!) avevano già fatto.
Tutte cose che ancora oggi si negano e si tacciono.
Rajab Abuhweish, poeta libico, era detenuto al campo di El-Agheila, nella Cirenaica sud- occidentale. Senza possibilità di poter scrivere il poeta si affida alla memoria.
Un verso che si ripete come un ritornello o una mia preghiera: “Il mio solo tormento è..�
Un altro prigioniero tornato a casa nel 1934 trascrive scrupolosamente i versi che avevano scandito i giorni dell’inumana prigionia.
“Il mio solo tormento� tuttavia rimane un testo per tanti anni sconosciuto all'Italia.
E� solo nel 2018 che due artisti, Mario Eleno e Manuela Mosè, ne vengono a conoscenza attraverso la lettura de “Il ritorno� dello scrittore libico Hisham Matar.
I versi avevano solo una traduzione in francese ed è solo in questa edizione che finalmente è stata fatta la traduzione italiana.
Trenta strofe per non dimenticare!!!!
"Mon seul tourment endurer tous les affronts je songe toujours à nos brebis à présent le fouet comme soutien pour nous aider à la besogne ils nous ont confisqué nos biens méprisable est notre vie�
(" Il mio solo tormento sopportare ogni sopruso penso sempre al nostro gregge oggi la frusta come sprone ci hanno confiscato i beni spregevole è la nostra vita")...more
« � en tout cas, ça devait s’appeler du chagrin en bouteille. »
(...che, oltretutto, si sarebbe dovuta chiamare una tragedia in bottiglia.)
Pubblic « � en tout cas, ça devait s’appeler du chagrin en bouteille. »
(...che, oltretutto, si sarebbe dovuta chiamare una tragedia in bottiglia.)
Pubblicato nel 1877, L'Assommoir, è il settimo romanzo del Ciclo dei Rougon- Maquart. Tredicesimo se si decide (come nel nostro GdL) di seguire l’ordine di lettura indicato dallo stesso Zola. Il termine Assomoir fa parte del vocabolario Argot dell’ottocento e si riferisce ai quei luoghi dove il popolo cerca di “ammazzare� la propria miseria. Si tratta delle osterie, delle distillerie. In italiano è stato tradotto con il titolo L'ammazzatoio oppure Lo scannatoio.
Protagonista è una giovane lavandaia:Gervaise Macquart. La scena si apre con un’attesa: la giovane Gervaise affacciata alla finestra di uno squallido albergo di Parigi aspetta il ritorno di Lantier, il padre dei suoi figli, l’uomo che l’ha convinta a lasciare Plassans (il paese di origine dei due rami Rougon-Maquart) per andare incontro alla fortuna che li stava aspettando a Parigi. La realtà è ben diversa e Gervaise se ne accorgerà subito. Rimasta sola con i figli, non si perde d’animo e si rimbocca le maniche. E� bella Gervaise, bella, nonostante una gamba sciancata, probabile regalo di un padre molto violento. La sua bellezza non le permetterà di restare sola a lungo. [image] Coupeau, un operaio zincatore, infatti, le fa una corte sfrenata fino a conquistarla.
« � Mon Dieu ! je ne suis pas ambitieuse, je ne demande pas grand-chose� Mon idéal, ce serait de travailler tranquille, de manger toujours du pain, d’avoir un trou un peu propre pour dormir, vous savez, un lit, une table et deux chaises, pas davantage� Ah ! je voudrais aussi élever mes enfants, en faire de bons sujets, si c’était possible� Il y a encore un idéal, ce serait de ne pas être battue, si je me remettais jamais en ménage ; non, ça ne me plairait pas d’être battue� Et c’est tout, vous voyez, c’est tout� » («Dio mio! Io non sono ambiziosa, non pretendo molto... Il mio ideale sarebbe lavorare tranquillamente, avere sempre un pezzo di pane da mangiare, un buco pulito dove dormire, con un letto, un tavolo, due sedie, nulla di più... Ah! Vorrei anche allevare i miei bambini, e farne bravi cittadini, se fosse possibile... Ho un altro ideale: non vorrei essere picchiata, se per caso mi rimettessi con qualcuno... No, non mi piacerebbe proprio essere picchiata... È tutto qua, vedete bene, è tutto qua...». - - Traduzione di Luisa Collodi - Edizione Newton Compton)
No Gervaise non è ambiziosa ma il destino ha forse scritto parole differenti per la giovane lavandaia. L’ombra che oscura la felicità di Gervaise è quella de le grand alambic� la machine à soûler. è la macchina che produce acquavite ed, in particolare, quella che si trova all’Assommoir, chez pére Colombe, il locale più frequentato dagli operai...
Zola ci dipinge ancora una volta la forza distruttrice della città che mastica i deboli. Il mondo operaio che vive ai limiti della disperazione per poi buttarsi a capofitto nelle spire dell’alcool che trascina con sé chiunque segua questa strada.
Romanzo disperante e disperato.
L’ho riletto in lingua originale ma sono mi ritrovata a dover affiancare il testo tradotto. La questione della lingua di questo romanzo è difatti, molto importante. Per fedeltà al naturalismo, Zola sceglie di far parlare i personaggi in Argot. Nella prefazione al testo Zola racconta come la prima pubblicazione fu accolta con grande scalpore. Accusato di volgarità, pornografia, Zola non vuole difendere ciò che è palese, ossia, il fatto che L'Assommoir parla una lingua reale:
”C’est une œuvre de vérité, le premier roman sur le peuple, qui ne mente pas et qui ait l’odeur du peuple. »
Ed è esattamente così. L'Assommoir brilla all’interno dei Rougon-Maquart anche se letto indipendentemente dagli altri libri del ciclo.
E� una storia viva che ci racconta come anche le più buone intenzioni possano essere guastate dall’indole associata all’ambiente: un coup d’assommoir sempre in agguato.
« Son rêve était de vivre dans une société honnête, parce que la mauvaise société, disait-elle, c’était comme un coup d’assommoir, ça vous cassait le crâne, ça vous aplatissait une femme en moins de rien. Elle se sentait prise d’une sueur devant l’avenir et se comparait à un sou lancé en l’air, retombant pile ou face, selon les hasards du pavé. Tout ce qu’elle avait déjà vu, les mauvais exemples étalés sous ses yeux d’enfant, lui donnaient une fière leçon. »
(� Il suo sogno era vivere in mezzo a gente onesta, perché la frequentazione della gente disonesta, diceva, era come una mazzata, che spacca la testa e schiaccia una donna in men che non si dica. Davanti all’avvenire si sentiva in preda all’angoscia, e si paragonava a una moneta lanciata per aria che, senza la minima possibilità di scelta autonoma, ricadeva a testa o a croce a seconda delle irregolarità del selciato. Tutto quello che aveva visto, e in particolare i cattivi esempi ostentati davanti ai suoi occhi di bambina, le avevano dato una dura lezione.� - Traduzione di Luisa Collodi - Edizione Newton Compton)...more
"La nobiltà non fa per me. La ricchezza la stimo e non la stimo. Tutto il mio piacere consiste nel vedermi servita, desiderata, adorata. Questa è l"La nobiltà non fa per me. La ricchezza la stimo e non la stimo. Tutto il mio piacere consiste nel vedermi servita, desiderata, adorata. Questa è la mia debolezza, e questa è la debolezza di quasi tutte le donne�"
Rappresentata, per la prima volta, a Venezia nel 1753, “La locandiera� è una commedia in tre atti nota a tutti come commedia d’amore.
Appare, tuttavia, ben chiaro che, più che l’arte della seduzione in sé, è l’orgoglio a muoversi sulla scena.
Mirandolina, bella locandiera di Firenze, abituata ad essere corteggiata dai tutti i suoi clienti, accoglie come una sfida l’atteggiamento sprezzante del Cavaliere di Ripafratta, noto misogino. Scaltrezza e finzione sono le armi di Mirandolina che giostra con gli uomini in scena a colpi di battute beffarde. La furbizia femminile è anche un’arma di rivalsa sociale. La commedia rappresenta, infatti, diversi tipi maschili che rispecchiano le differenze sociali. Il sipario si apre proprio su due soggetti opposti.
Il primo è il Marchese di Forlipopoli: rappresentante dell’antica nobiltà decaduta che, pur di mantenere le apparenze degli antichi lussi, diventa personaggio di grande comicità. L’altro è il Conte d'Albafiorita, facente parte della classe sociale ai vertici, una nuova nobiltà che ostenta le immense ricchezze. Il Cavaliere di Ripafratta si colloca tra i due caratterizzandosi, più che per il ceto, per il suo odio contro le donne che sarà poi la miccia della commedia e che gli varrà il nome di “Rustico�, ossia, selvatico. L’ultimo nella scala sociale è il cameriere Fabrizio che appare meno ma avrà una sua funzione specifica nella storia.
Mirandolina in fondo cosa fa per conquistare questi uomini? Nulla di particolare se non dire quello che ognuno di loro desidera sentire.
Commedia che segnò una svolta epocale nella produzione di Goldoni e nella storia del teatro e che rimane un classico indelebile.
Questo vuol dir saper vivere, saper fare, saper profittare di tutto, con buona grazia, con pulizia, con un poco di disinvoltura. In materia d'accortezza, non voglio che si dica ch'io faccia torto al sesso"...more
“Uno amante meschino, Un dottor poco astuto, Un frate mal vissuto, Un parassito, di malizia el cucco, Fien questo giorno el vostro badalucco�
Una cini “Uno amante meschino, Un dottor poco astuto, Un frate mal vissuto, Un parassito, di malizia el cucco, Fien questo giorno el vostro badalucco�
Una cinica burla, questo il soggetto che Niccolò Machiavelli portò in scena (presumibilmente) nel 1522 a Firenze. Una commedia dove il sorriso è più simile ad un ghigno. Una burla che ricorda lo stile boccaccesco dove si mettono in campo le forze incrociate dell’ingegno, malizia e perfidia: questi gli ingredienti dell’amaro piatto servito a messer Nicia.
Un prologo e cinque atti mettono a punto l’inganno architettato dallo scaltro Callimaco che vuole a tutti costi possedere Lucrezia, moglie di messer Nicia. Aiutato dal servo Siro e dell'astuto amico Ligurio, si traveste da medico per dare consigli su come avere i tanto desiderati figli che non arrivano. Il consulto è presto fatto e sentenzia che l'unico modo per avere figli sia di somministrare a sua moglie una pozione di mandragola ma il primo che avrà rapporti con lei morirà.
[image] La mandragola è una pianta a cui tradizionalmente si attribuivano qualità afrodisiache anche per il suo aspetto antropomorfo.
La “vittima sacrificale� sarà un servo che ovviamente sarà il travestimento di Callimaco stesso. Sconfitte le riserve di Nicia non rimane che convincere Lucrezia di cui si occupa il corrotto fra' Timoteo. La donna che inizialmente sembra essere oggetto passivo di tutto il meccanismo, alla fin fine è piacevolmente appagata dall’avventura tanto da dire:
� quel che ’l mio marito ha voluto per una sera, voglio ch’egli abbia sempre.�
Divertente ed imperdibile classico del teatro italiano....more