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Soluzione Quotes

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Gianrico Carofiglio
“Mi avvio, come si dice, alla conclusione. Il nostro compito è trovare le soluzioni per i casi che di volta in volta ci si presentano. Ma bisogna essere consapevoli del fatto che la capacità di trovare le risposte e le soluzioni ai conflitti si basa sulla capacità di convivere con l’incertezza, con l’opacità del reale.
Il poeta inglese John Keats la chiamava «capacità negativa». Per lui era la dote fondamentale dell’uomo in grado di conseguire risultati autentici, di risolvere davvero i problemi. Keats chiamò «negativa» questa capacità per contrapporla all’atteggiamento di chi affronta i problemi alla ricerca
di soluzioni immediate, nel tentativo di piegare la realtà al proprio bisogno di certezze.
Cercare subito un’interpretazione univoca da cui far discendere una soluzione immediata e rassicurante è, nella maggior parte dei casi, un comportamento automatico e, in definitiva, un espediente per sottrarsi al dovere di pensare.
Al contrario, per Keats, accettando l’incertezza, l’errore, il dubbio è possibile osservare piú in profondità, cogliere le sfumature e i dettagli, porre nuove domande, anche paradossali e dunque allargare i confini della conoscenza e della consapevolezza.
Mio nonno era un professore di filosofia. Quando ero piccolo mi diceva spesso una frase (non so se fosse sua o si trattasse di una citazione, e non ho mai voluto controllare) che ho capito davvero solo quando lui non c’era piú da molto tempo. Suonava piú o meno cosí: in ogni attività, in ogni lavoro, è salutare di tanto in tanto mettere un punto interrogativo ad affermazioni che abbiamo sempre dato per scontate.”
Gianrico Carofiglio, La misura del tempo

James Dashner
“Bisogna conoscere il problema meglio della soluzione, altrimenti la soluzione diventa il problema”
James Dashner

Mauro Corona
“Risposte non venivano. Eppure la soluzione era lì, dietro l'albero di Natale, bastava riflettere un pochino. Ma gli uomini non riflettono. Quando si tratta di cercare la ±¹±ð°ù¾±³Ùà preferiscono sospettare qualcuno. La rifessione potrebbe deluderli presentando un colpevole non gradito. Il sospetto, invece, li agevola: possono pensare a chiunque, soprattutto a qualche antipatico di loro conoscenza. Tutto ciò gratifca l'animo vendicativo rendendo ciechi. Perché gli uomini vorrebbero il colpevole che fa comodo, non quello vero.”
Mauro Corona

“Così egli si tormentava, assillandosi con tali domande e trovandovi perfino una specie di voluttà. Del resto, tutte quelle domande non erano nuove, improvvise, ma vecchie e dolenti. Già da un pezzo avevano cominciato a tormentarlo e a dilaniargli il cuore. Da moltissimo tempo era germinata in lui tutta la tristezza che sentiva adesso, era cresciuta accumulandosi, e negli ultimi tempi era maturata, concentrandosi e assumendo l'aspetto di un orrendo, crudele e fantastico problema, che torturava a fondo il suo cuore e il suo cervello ed esigeva una soluzione.
Adesso, poi, la lettera di sua madre lo aveva colpito come un fulmine. Era evidente che non era più possibile, ormai, torturarsi e soffrire passivamente, accontentandosi solo di riflettere sull'insolubilità dei problemi, ma occorreva assolutamente fare qualcosa, e subito, al più presto. Occorreva ad ogni costo decidersi a far qualcosa, oppure...
«Oppure, rinunciare addirittura alla vita!» esclamò ad un tratto al colmo dell'esaltazione. «Piegarsi docilmente alla sorte così com'è, una volta per tutte, soffocando ogni cosa dentro di sé, rinunciando ad ogni diritto ad agire, a vivere e ad amare!»
«Lo capite, lo capite, egregio signore, cosa significa quando non c'è più un posto dove andare?» gli tornò in mente a un tratto la domanda rivoltagli da Marmelàdov il giorno prima. «Già: perché ogni uomo deve pur avere un posto dove poter andare...»”
Fëdor Dostoevskij, Delitto e castigo