”Lei era diversa e i suoi figli sarebbero stati diversi
Scovato nel mercatino dove ciclicamente torno a spulciare, attratta dal titolo particolare ”Lei era diversa e i suoi figli sarebbero stati diversi
Scovato nel mercatino dove ciclicamente torno a spulciare, attratta dal titolo particolare e, ancor di più, dal nome sconosciuto dell’autrice, mi sono subito immersa in una scrittura spiritosa, frizzante, coinvolgente (non capisco chi commenta dicendo il contrario ma, in ogni caso, evviva, il pensiero libero!)
Tutto mi aspettavo da questo libro meno che questo. Avendo inteso che Emecheta raccontasse la sua vita da migrante che dalla Nigeria l’ha portata nel Regno Unito, scioccamente mi aspettavo dei toni malinconici. E invece..
Adah's Story (titolo originale) inizia con un sogno.
E� il sogno di un bambina che, nonostante nasca e cresca in una famiglia umile, è consapevole che l’istruzione può essere lo strumento per liberarsi. Per riuscire ad andare a scuola � privilegio riservato al solo fratello maschio- Adah imbroglia, mente, fugge. In una confusione di credenze religiose e superstizioni ciò che sembra rimanere fermo e saldo è il rigido sistema patriarcale che la protagonista volge a suo favore. Si sposa per poter continuare a studiare (una ragazza non può andare a vivere da sola) e riesce poi a convincere la famiglia del marito (che una volta sposata diventa il perno di ogni decisione della coppia) che convenga emigrare in Inghilterra. Lei, infatti, lavorando come bibliotecaria, è quella che porta a casa i soldi e può permettere al marito di continuare gli studi.
Quando arriva nel Regno Unito, sono gli anni �60 e Adah ha soli vent’anni e già due figli. Il percorso di inserimento nella società inglese è travagliato così come quello di un matrimonio sbagliato.
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La sua ironia scoppiettante riempie le pagine di una vita tutt’altro che facile soprattutto quando si ritrova a toccare il fondo: sola, con cinque figli, costretta a lasciare il lavoro e nelle mani dei servizi sociali. Sarà proprio la scoperta della solidarietà tra chi sta ai margini a darle la forza per rialzarsi.
Un racconto che esplora a 360° Il mondo delle relazioni tra uomo- donna, bianco-nero- povero- ricco, istruito- ignorante. Una gamma di emozioni accompagnano una giovane donna nera, africana, madre, moglie che cerca di sbrogliare la matassa delle difficoltà sociali attraverso la conoscenza e la scrittura.
”Devi sapere mia cara giovane signora che a Lagos puoi anche far parte della macchina propagandistica degli americani, puoi guadagnare un milione di sterline al giorno (..) ma il giorno in cui metti piedi in Inghilterra sei una cittadina di seconda classe..� ...more
Fisionomie, amori, giuramenti, dispiaceri e per finire “così va il mondo�. In mezzo un cugino bellissimo. Di quella bellezza che Il mestiere dell’avaro
Fisionomie, amori, giuramenti, dispiaceri e per finire “così va il mondo�. In mezzo un cugino bellissimo. Di quella bellezza che solo i parigini sembrano avere: un’aurea da intoccabili adoni, plateali don Giovanni che nonostante la sfrontata ricerca di una rendita cospicua vengono perdonati ed accolti.
Un incipit così, vi basta per farvi capire da subito dove vi state andando a caccciare?
� In alcune città di provincia si trovano delle case la cui vista ispira una malinconia pari a quella che destano i chiostri più tetri, le lande più brulle e le rovine più tristi. Forse in queste case sono presenti allo stesso tempo il silenzio del chiostro, l’a徱à delle lande e l’ossatura delle rovine: la vita e il movimento sono così placidi che uno straniero le potrebbe credere disabitate, se all’improvviso non incontrasse lo sguardo spento e freddo di una persona immobile la cui figura per metà monastica si affacci dal davanzale della finestra, al rumore di un passo sconosciuto. Questi principi di malinconia sono presenti nella fisionomia di una casa situata a Saumur,
Saumur, per l’appunto è il luogo dove si svolge questa storia.
Qui abita Grandet, vignaiolo arricchito e di un’avarizia leggendaria a cui moglie, figlia e serva sono sottomesse giorno dopo giorno in stanze buie, fredde e con il cibo contato.
Una storia talmente tragica da sembrare comica nel solco di quella grande discrepanza tra vita di provincia, fatta di risparmi, e i tentacoli della Parigi avida e corruttrice.
I due poli si muovono ai loro estremi: da un lato l’ossessione di accumulare l’oro, dall’altro quella di spendere e spandere il più possibile.
Un gioco degli eccessi a cui la giovane Eugénie si sottomette con una spiazzante ingenuità:
”Non c’� una delle sue felicità che non provenga dall’ignoranza.�
Forse il cugino Charles sarà colui che la farà aprire gli occhi?
Sono convinta che molti (non tutti) nascono con uno scopo. Balzac è nato per lasciarci questa meraviglia..
”Nella pura e monotona vita delle fanciulle giunge un’ora deliziosa in cui il sole diffonde i propri raggi nella loro anima, dove il fiore esprime loro dei pensieri, e le palpitazioni del cuore comunicano al cervello la loro calda potenza fecondatrice, e fondono le idee in un vago desiderio; giorno d’innocente malinconia e di soavi gioie! Quando i bambini cominciano a vedere sorridono, quando una fanciulla intravede il sentimento della natura, sorride come sorrideva da bambina. Se la luce è il primo amore della vita, l’amore non è la luce del cuore? Per Eugénie era giunto il momento di vedere con chiarezza le cose di questo mondo. �
Venti componimenti (di cui circa sette li avevo già letti neIl libro della follia) che ci restituiscono perfetta"Ero stanca di essere una donna.."
Venti componimenti (di cui circa sette li avevo già letti neIl libro della follia) che ci restituiscono perfettamente la complessità di quest'autrice: profana e poi attenta alla spiritualità (sono le produzioni degli ultimi periodi); riflessiva ed impulsiva..
Apre la raccolta “Come lei� del 1960.
Mi colpisce perché Sexton mi riporta a qualcosa a cui ho spesso pensato: come doveva sentirsi una donna che in altre epoche non riusciva a stare negli schemi?
Sexton usa l’immagine della strega per collegare lo stato di solitudine in cui le donne comunque sono state storicamente relegate. Sia che partecipino alla recita sociale sia che non lo facciano, in ogni caso si è una donna incompresa.
Dal momento in cui si nega ad una persona la possibilità di essere se stessa incomincia un dramma. Una tragedia che dalla nascita ha colpito le donne a cui erano affidati copioni scritti da mani maschili e a cui non ci si poteva sottrarre se non pagando la pena dell’esclusione.
Così la strega della poesia vola sulle case di notte, osserva da lontano le altrui vite, si nasconde in caverne che riscalda con il suo amore, fino al momento in cui sarà messa al rogo: � Una donna così non si vergogna di morire. Sono stata come lei.
Segue: Suonare le campane� in cui si sofferma sul ricordo dell’attività musicale nella clinica psichiatrica*:
� Suonano le campane a *Bedlam e questa è la signora delle campane che viene tutti i martedì mattina per darci una lezione di musica e perché gli assistenti ci fanno andare e perché ci importa per istinto, come api intrappolate nell’alveare sbagliato, siamo il circolo delle pazze che siedono nella sala della clinica psichiatrica e sorridono alla donna sorridente che passa a ciascuna una campanella,�
Il terzo componimento è titolato: ”Lettera scritta sul ferry mentre attraversavo lo stretto di Long Island� con un attacco ad effetto:
� Mi stupisce vedere che l'oceano è ancora qui ora me ne sto andando e ho strappato la mia mano dalla tua mano come avevo detto e ce l’ho fatta fin qui come avevo detto e sono sul ponte ora stringendo il mio portafoglio, le mie sigarette e le chiavi dell’auto alle due di un martedì di agosto del 1960�
Quarta poesia: In compagnia degli angeli
Ero stanca di essere una donna, stanca di cucchiai e pentole, stanca della mia bocca e dei miei seni, stanca di trucchi e sete. Alla mia tavola c'erano ancora uomini seduti, raccolti intorno alla coppa che offrivo. La coppa era piena di chicchi d'uva viola e vi ronzavano attorno mosche per l’odore e anche mio padre giunse col suo osso bianco. io però ero stanca del genere delle cose.
La notte scorsa ho fatto un sogno e gli ho detto... “Tu sei la risposta. Tu sopravvivrai a mio marito e a mio padre�. Nel sogno c'era una città di catene dove Giovanna fu messa a morte in abiti maschili e la natura degli angeli non era spiegata, non c'erano due della stessa specie, chi col naso, chi con l’orecchio in mano, ognuno obbediente a se stesso come un poema, facendo le veci di Dio, un popolo differente.
“Tu sei la risposta�, dissi, ed entrai, sdraiata alle porte della città. Poi fui messa in catene e persi il mio genere e l’aspetto finale. Adamo era alla mia sinistra, Eva era alla mia destra, entrambi in contrasto con il mondo razionale. Intrecciamo le braccia e cavalcammo sotto il sole. Non ero più donna, né una cosa né l'altra.
O figlie di Gerusalemme, il re mi ha condotto nelle sue stanze. Sono nera e bella, Sono stata aperta e spogliata. Non ho né braccia né gambe. Sono tutta pelle come un pesce. Non sono più donna di quanto Gesù fosse uomo.�
� C’erano due mariti scontenti delle uova. In quel modo non piacciono neanche a me, dissi. Fatevele da soli. Loro sospirarono all’unisono. Uno era livido; uno era pallido. Qui non c’� neanche niente da bere, vero?, domandò Livido. Ma quando mai, disse Pallido. Non stare a cercare; ’sta casa è un deserto. Spinse via le uova, disgusto e dolore il suo blasone. Livido disse: No, ma davvero non c’� niente? Una birra?, speranzoso. Niente, disse Pallido, che aveva già passato in rassegna dispense, armadietti e frigoriferi in cerca di una camicia bianca.
Credo nella diaspora, non solo come fatto ma come concetto. Sono contro Israele per motivi tecnici. Sono alquanto delusa che abbia deciso di diventare una nazione proprio nel corso della mia vita. Nella diaspora ci credo: tutto sommato, gli ebrei sono il popolo eletto. È inutile che ridi, è vero. Ma quando s’accalcano tutti insieme in un angolino di deserto diventano uguali a tutti gli altri: francesi, italiani, nazionalità terrene. Gli ebrei hanno un’unica speranza � restare un rimasuglio nel retrobottega degli affari mondiali � no, volevo dire un’altra cosa � una scheggia nell’alluce della civiltà, una vittima che pesi sulle coscienze. Livido e Pallido rimasero attoniti davanti al mio sfogo, giacché di rado mi esprimo su argomenti seri e mi limito invece a vivere il mio destino, che è quello di essere, fino alla data di scadenza, la ridicola serva del maschio.�
Il quinto componimento è Voglia di morire� in cui la tendenza al suicidio non solo è cosa innata (� Nati morti, non sempre muoiono) ma un canto delle sirene(� abbagliati, non possono dimenticare una droga così dolce�) al cui richiamo all’improvviso si risponde:
� In equilibrio lì, i suicidi a volte si incontrano, infuriati per il frutto di una luna pompata, lasciando il pane che hanno scambiato per un bacio, lasciando la pagina del libro aperta con noncuranza, qualcosa di non detto, il telefono fuori gancio e l'amore qualunque cosa fosse, un'infezione. �
Seguono alcune poesie passionali, dedicate all’amante di turno come “Per il mio amore che torna da sua moglie� (”Ti ridò indietro il tuo cuore/ ti do il permesso� e poi ”Lei è la somma di te stesso (�) Invece io, sono un acquarello/vengo lavata via�) oppure A piedi nudi ("Amami senza scarpe").
Altre che richiamano l'esperienza psichiatrica come in Cosa è successo, Dr Y (”A vivere sono fuori allenamento�)
Bellissima Il silenzio:
"La mia stanza è imbiancata, bianca come una stazione di polizia di campagna e altrettanto silenziosa; più bianca di ossa di pollo sbiadite alla luce lunare, pura spazzatura e altrettanto silenziosa. C’� una statua bianca dietro di me e piante bianche che crescono come vergini oscene, e tirano fuori le lingue gommose ma non dicono niente. I miei capelli sono cupi. Bruciati nel fuoco bianco e carbonizzati. Anche le mie perle sono nere, venti occhi vomitanti dal vulcano, veramente contorte. Sto riempiendo la stanza con le parole che escono dalla penna. La mia penna perde parole come aborti. Lancio parole nell’aria e tornano al balzo come palle da squash. Eppure c’� silenzio. Sempre silenzio. Come un’enorme bocca di neonato. . Il silenzio è morte. Ogni giorno arriva come un trauma si appoggia sulla mia spalla, uccello bianco, e becca gli occhi neri e il rosso muscolo vibrante della mia bocca."
Le poesie dedicate al padre (già lette ne Il libro della follia) le trovo anche nella rilettura abbastanza disturbanti (si accennano fatti incestuosi) così come non ho empatizzato con i versi più religiosi.
Non sono una seguace di De Andrè da tempo immemore. La mia sintonia è sempre stata su frequenze musicali (molto più) rock. Mi sono avvicinata al cantauNon sono una seguace di De Andrè da tempo immemore. La mia sintonia è sempre stata su frequenze musicali (molto più) rock. Mi sono avvicinata al cantautore genovese principalmente per i suoi testi scoprendo una grande affinità soprattutto inerente all’Idea anarchica.
“Amico fragile� è il titolo di una sua canzone del 1975, titolo che il giornalista e caro amico Cesare G. Romana scelse per questo ritratto biografico.
Si procede dall’infanzia alla morte e si procede per temi (la guerra, la gente per bene, i randagi�) in cui il lettore è accompagnato alla conoscenza principalmente dell’uomo e attraverso gli amori, la famiglia, le amicizie e tutto il contesto della Genova balorda dei vicoli, dei bar e dei bordelli fino alle sale d’incisioni e la case discografiche.
De Andrè figlio di un imprenditore e politico così avverso alle logiche dei partiti e, per contro, così attento e sensibile all’umanità e alle ingiustizie. Una figura molto spesso mitizzata nonostante lui esibisse come sua peculiarità il suo essere in continua contraddizione e quindi non un essere senza macchia.
Molto belle le pagine che riguardano il sequestro. «Mi sentivo un soggetto osservatore più che una vittima»
Un itinerario veramente molto interessante e in cui la voce del giornalista e quella del cantante sembrano fondersi: intervistato e intervistatore hanno un’unica voce....more
«Dico solo: quando sentite degli zoccoli, non pensate subito a una zebra».
Inizio dalla fine. Un ringraziamento ad Ada Arduini, traduttrice di tutti«Dico solo: quando sentite degli zoccoli, non pensate subito a una zebra».
Inizio dalla fine. Un ringraziamento ad Ada Arduini, traduttrice di tutti i libri di Liz Moore e che, nelle pagine finali del romanzo, condivide con il lettore le sue riflessioni del rapporto che si dovrebbe avere con gli autori di cui si diventa, in un qual modo,ambasciatori.
Al terzo libro che leggo di quest’autrice mi sento di poter tracciarne una cifra sia di stile sia di contenuti.
In primo luogo un raccontare per analessi che in quest’ultimo libro si evolve in una struttura su più piani temporali viaggiando dagli anni �50 al 1975. Operazione non facile che le riesce benissimo anche grazie ai capitoli brevi dove il tempo è evidenziato in grassetto.
Ad esempio:
.Carl
Anni Cinquanta | 1961 | inverno 1973 giugno 1975 | luglio 1975 | agosto 1975
Un secondo elemento è quello dell’intreccio che grazie ai flashback è in grado di tenerci nascosti alcune parti della storia con continui disvelamenti che intrattengono fino all’ultima pagina.
Un terzo aspetto riguarda il tema della genitorialità (soprattutto nelle sue assenze) soprattutto vista dalla parte di figli e figlie. Qualcuno dirà: il solito tema ritrito (soprattutto nella narrativa nord americana). Sì è vero ma l’asso nella manica di Liz Moore è quello di una grande carica empatica che rende i suoi personaggi e le sue storie appassionanti.
Nonostante tutti questi elementi che tornano, ogni romanzo è ambientato in luoghi geografici e sociali molto differenti.
Ne “il dio dei boschi� siamo in un campo estivo delle Adirondack. Si comincia con un letto vuoto. Un vaso di Pandora sta per essere rotto e immergersi in queste pagine è un’avventura emozionante..
� «In caso di emergenza possono essere tutti utilizzati per tenervi al caldo. I boschi possono essere pericolosi, ma in un certo senso sono anche generosi». Si girò di scatto e fece dieci passi in direzione di uno degli alberi vicini, che erano più tozzi. «Questo» disse «è un abete balsamico. È uno degli alberi della zona più folti, ha un bel fogliame fitto ed è anche uno dei più giovani. Vedete com’� più piccolo di tutti gli altri? Questo significa che in caso di pioggia o neve, o anche di freddo, i rami più bassi formeranno un bel riparo».�
"Umanità vanitosa, che, non potendo della virtù, ti glorii del vizio!"
Il primo impatto con questa novella non è dei migliori. Questione di lingua. Voc"Umanità vanitosa, che, non potendo della virtù, ti glorii del vizio!"
Il primo impatto con questa novella non è dei migliori. Questione di lingua. Vocaboli desueti, pesanti, che sanno di polvere. Tanta polvere da faticare a trovare la linea narrativa.
L’idea di base è geniale per l’epoca (1874) in cui lo scapigliato Carlo Dossi la scrisse.
In breve: un gruppo di prigionieri, eterogeneo per varietà di crimini, sbarca su un' isola deserta. Lo Stato, rappresentato lì da alcuni soldati di scorta, declama l’inaspettata pena a cui sono condannati. Dato che nella società civile hanno dimostrato disprezzo per le leggi ora resteranno nell’isola da soli. Gli viene lasciato un carico di animali e viveri per i primi tempi, dopo di ché, sono abbandonati a loro stessi.
Storditi dalla novità e dalla repentina libertà, il gruppo non tarda a far emergere le personalità forti. Due sono i leader che si propongono: da un lato Gualdo, detto il Beccaio, il più impulsivo, dall’altro, Aronne, detto il Letterato e quindi il più intellettuale. Si creano dunque due gruppi: il Leone e la Volpe.
Un esperimento sociale interessante di per sé ma deludente � per quanto mi riguarda- nel suo evolversi. Ovviamente uno specchio del suo tempo(view spoiler)[ (l’idea che le donne sono roba da spartire combinando matrimoni attraverso bigliettini da pescare è roba che fa accapponare la pelle!) (hide spoiler)]ma è nella morale proprio che mi cadono le braccia.
(view spoiler)[Una volta che i gruppi ferini sfogano la loro naturale aggressività si pacificano ricostituendo la sacralità dello Stato (con leggi che- per assurdo- sono ancora più dure di quelle che hanno lasciato) e della Famiglia trasferendo questo alle nuove generazioni che testimonieranno il ritorno sulla retta via guadagnandosi il ritorno in Patria. (hide spoiler)]
Insomma, sicuramente innovativo come approccio ad un pensiero revisionista nei confronti della reale efficacia delle riabilitazioni in carcere ma al contempo troppo intriso nel linguaggio e nei risvolti di ideali oggi illeggibili.
Un assaggio:
PRELUDIO LA CONDANNA
Stàvano i deportati - una quarantina - uòmini e donne, sulla nuova spiaggia tra le cataste di roba e le pacìfiche forme degli agnelli e de� buòi; stàvano, chi in piedi in una èbete immobilità, chi a terra accosciato, le palme alla faccia; tutti affranti da un viaggio lunghìssimo col non sequente ànimo e dal dubbio della lor meta, dubbio peggiore della più amara certezza, e dalla brama cupa, senza speranza, della vendetta. Il aldo tramonto parèa si scolorasse nel pallor dei lor visi, o dai delitti di passione affilati, o fatti ottusi da que� di abitùdine. Nè i cìnici motti di alcuno, nè i lazzi èran sollievo alla morale afa. Dall’ira non si figlia la gioja. Nascèano e spegnèvansi insieme, scintille senza pastura..."...more
”De André canterà gli emarginati, ma senza abbellirli. Li conosce, li racconterà come sono. Il punto focale della sua opera, il chiodo fisso, è l’a”De André canterà gli emarginati, ma senza abbellirli. Li conosce, li racconterà come sono. Il punto focale della sua opera, il chiodo fisso, è l’affermazione della marginalità come valore.�
L'ultima parte è dedicata a delle interviste a chi lo ha conosciuto più da vicino fino alla polemica (sterile, a mio avviso) su "I notturni", l'ultima opera a cui stava lavorando prima di morire.
Fabrizio Cristiano De André nasce a mezzo giorno del 18 febbraio, mentre Hitler sta per invadere la Norvegia."
Il padre di origini provenzali (ecco quel cognome da dove arriva!) è un uomo poco presente ma lascerà comunque il segno regalando al figlio un disco del cantautore Georges Brassens () :
�...lui li ascolta e sente un tac da qualche parte dentro. È come se tutti i pezzi della sua vita scompigliata, tutte le emozioni acri, gli ideali abbozzati, le esperienze multicolori, i pensieri ammassati, avessero trovato un posto, con i baffi e la chitarra, dove raccogliersi e scaldarsi l’un l’altro. Capisce che quei veicoli insulsi che sono state sino a ora le canzoni possono trasportare anche contenuti importanti e irriverenti, parole d’opposizione e giustizia sociale, storie diverse e di diversi. Insomma, è grazie a Georges Brassens che De André farà il cantautore, e probabilmente anche molte altre cose."
De Andrè è anarchico di nome e di fatto; anticonformista (scrivere negli anni '70 canzoni su un Gesù uomo mi pare una delle cose più contro corrente che si potesse fare!!) e soprattutto attento a tutto ciò che è marginalità sociale.
I suoi testi spesso riprendono antichi canti come, ad esempio, "Fila la lana" brano del XV° secolo ( )
Oppure s'ispira a poesie di Umberto Saba, come in "Città vecchia" ()
E poi Prévert, Francis Jammes , Villon, Mannerini e chissà quanti altri!
Mentre leggo questa biografia leggo i testi mano mano citati e riascolto qualche canzone.
Sono sbalordita dal fatto che De Andrè fino ai 35 anni abbia rifiutato di fare veri e propri concerti da solo. E' il 1975. L'anno dopo prende la patente e l'anno ancora dopo (77) nasce sua figlia Luvi. tanti cambiamenti, insomma fino al fatidico agosto del 1979 in cui lui e Dori Ghezzi vengono rapiti. Una prigionia lunga 4 mesi. "Hotel Supramonte" é il frutto di questa esperienza (...)
"E se vai all'Hotel Supramonte e guardi il cielo Tu vedrai una donna in fiamme e un uomo solo E una lettera vera di notte, falsa di giorno E poi scuse, accuse e scuse senza ritorno�
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L'ultima parte è dedicata ad alcune interviste a personaggi del mondo della musica che hanno collaborato con Faber:
Giampiero Reverberi (che poi fondò i Rondò Veneziano), Roberto Dané, Massimo Bubola, Franz di Cioccio, Mauro Pagani, Ivano Fossati, Piero Milesi, Oliviero Malaspina.
Personaggi che, perlopiù, non conoscevo ma che scopro essere autori di grandi canzoni. Queste interviste si focalizzano sui momenti di creazione e produzione vera e propria entrando nel merito dei rapporti personali che si instauravano con l’artista forse cercando � un po� troppo- di sottolineare alcuni tratti del carattere ma a me, in realtà, poco importa come ben dice Franz di Cioccio (PFM):
"Tutti i suoi dischi parlano per lui, tutta la sua opera è lì a parlare per lui. Credo che la gente comunque se lo porti dentro, perché è riuscito a dare un senso speciale alle sue cose. Non ho mai visto un cantautore farlo; ho visto qualche raro poeta, ho visto Pasolini. Ma un cantautore mai."
Impossibile, per me, dire quale sia la canzone preferita. . Con un discorso del genere si è animata una serata tra amici in cui il sottofondo delle sue canzoni spingeva a chiedersi «Qual è la più bella?». Abbiamo fatto le ore piccole senza poter trovare una risposta..
Anime salve (Fabrizio De André- Ivano Fossati- 1996)
"Mille anni al mondo mille ancora che bell'inganno sei anima mia e che bello il mio tempo che bella compagnia sono giorni di finestre adornate canti di stagione anime salve in terra e in mare sono state giornate furibonde senza atti d'amore senza calma di vento solo passaggi e passaggi passaggi di tempo
Ore infinite come costellazioni e onde spietate come gli occhi della memoria altra memoria e no basta ancora cose svanite facce e poi il futuro i futuri incontri di belle amanti scellerate saranno scontri saranno cacce coi cani e coi cinghiali saranno rincorse morsi e affanni per mille anni mille anni al mondo mille ancora Che bell'inganno sei anima mia e che grande il mio tempo che bella compagnia
Mi sono spiato illudermi e fallire abortire i figli come i sogni mi sono guardato piangere in uno specchio di neve mi sono visto che ridevo mi sono visto di spalle che partivo ti saluto dai paesi di domani che sono visioni di anime contadine in volo per il mondo Mille anni al mondo mille ancora che bell'inganno sei anima mia e che grande questo tempo che solitudine che bella compagnia"
Alla seconda silloge di Anne Sexton mi rendo poco che so veramente troppo poco di lei. So che è nata i”Trafficare con le parole mi tiene sveglia.�
Alla seconda silloge di Anne Sexton mi rendo poco che so veramente troppo poco di lei. So che è nata in una famiglia agiata ma da cui non ha ricevuto amore. So che di lei si è occupata la zia zitella Anna, detta Nana. So che ha un certo punto della sua vita (credo ancora adolescente) qualcosa si è interrotto. E� successo qualcosa oppure in lei c’era già un malessere?
Mai come nella poesia c’� bisogno di avere questo tipo di risposte e, in particolar modo, quando i componimenti vengono definiti “confessionali�. Vero che si può comunque inventare ma più di tanto non credo ci possa allontanare dalle proprie esperienze. Io la penso così.
Leggendo queste pagine, quindi, so che mi sono sfuggite molte cose. Qualcosa ha spiegato in post fazione la traduttrice ma molto altro credo proprio di non averlo afferrato.
La raccolta è suddivisa in quattro sezioni poetiche:
1. Trenta poesie 2. Morte dei padri 3. Angeli degli affari di cuori 4. Carte di Gesù Più tre brevissimi racconti in prosa
A parte, la svolta religiosa delle ultime poesie l’unico filo che trovo sempre presente è quello della morte (facendo una ricerca la parola “morte� ritorna 41 volte!).
Nell’insieme, però, le atmosfere surreali unite sicuramente ad una musicalità molto più significativa in originale piuttosto che tradotta mi lasciano un po� con l’amaro in bocca.
Non è mai bello non comprendere appieno: è come essere invitati ad una festa e, poi, ignorati da tutti, rimanere in un angolo ad ascoltare discorsi che cerchiamo di ricomporre con piccoli indizi.
E allora spero di essere invitata un’altra volta. Tornerò preparata perché so che ne vale la pena...
>”prima era il pannolino che avevo/addosso sporco e mia /madre mi odiava per questo e io/mi amavo per questo ma l’odio/vinceva, no?, certo, e il disprezzo/ vinceva e il disgusto vinceva e per/ questo io sono un’accumulatrice di parole /le tengo dentro anche se sono/ sterco oh Dio sono una che scava /non sono un’oziosa /vero? ...more
«In solidarietà con i palestinesi e gli israeliani che combattono per un futuro giusto».
Esprimere il proprio pensiero riguardo la politica d’Israe«In solidarietà con i palestinesi e gli israeliani che combattono per un futuro giusto».
Esprimere il proprio pensiero riguardo la politica d’Israele è palesemente un tabù, o meglio, lo è se s’intende criticare in un qualche modo i metodi adottati nei confronti del popolo palestinese. E� come se, sia i governi sia la società civile, vivessero in un continuo stato di espiazione da una colpa gravissima, nostra malgrado ereditata, ma da cui non possiamo lavarcene le mani: la Shoah.
Da ciò un divieto che colpisce tutti indistintamente: non si può parlare di genocidio palestinese senza essere tacciati di antisemitismo.
Moni Ovadia ci presenta l’autore nella prefazione di questo saggio tremendamente doloroso nel suo illustrarci una realtà ancora più estesa di quello ci si può immaginare:
Antony Loewenstein, ebreo australiano nipote di profughi ebrei che lasciarono la Germania per sfuggire alle persecuzioni naziste, illumina un aspetto parallelo consustanziale della pratica sionista: la ripulsa dei grandi valori etici, spirituali e universalisti dell’ebraismo per imboccare il cammino idolatrico della forza, della prepotenza, di un nazionalismo fanatico, dell’idolatria della terra.
Dal 1948, dopo le prime occupazioni violente (Nakba), Israele ha costruito la sua immagine come modello di democrazia a cui ispirarsi per la lotta al terrorismo.
La realtà è che la Palestina rappresenta un ”prezioso banco di prova di nuovi dispositivi a beneficio di una potenza militare globale egemone che serve altri eserciti del pianeta. (�) Il laboratorio palestinese di Israele trae vantaggio dagli sconvolgimenti e dalle violenze che avvengono nel mondo.�
� Il gran numero di dittature con cui Israele ha intrattenuto rapporti è sconcertante.�
... il regime di Pinochet, Sud- Sudan, Myanmar, Colombia, Sudafrica dell’apartheid (Unspoken Alliance - ‘La tacita alleanza�), Iran, Indonesia (epurazione comunisti), Romania di Nicolae Ceausescu, Haiti )sotto François “Papa Doc� Duvalier e suo figlio Jean-Claude “Baby Doc� Duvalier), Paraguay, il Nicaragua dei Somoza, Argentina di Peròn, Ruanda, Tigri-Tamil, Siria..
Una lista dolorosamente lunga che approda al respingimento dei migranti per cui ci sono società israeliane private (e voi direte: «beh, se sono private il governo che c’entra?»..C’entra, c’entra..) come (eh sì facciamo nomi e cognomi!) la Elbit e soprattutto la Frontex (interessante il caso dell’ex AD Fabrice Leggeri, dimessosi nel 2022 dopo un’accusa di violazioni dei diritti umani e in questi giorni tornato sui giornali per essere entrato nelle fila dell’estrema destra francese..) che operano in tal senso:
� Israele è un attore chiave nella battaglia dell’Unione Europea sia per militarizzare i propri confini sia per dissuadere nuovi arrivi,
Armi di ogni genere, cybersorveglianza, cybersicurezza: Israele è come una start up che ha come obiettivo quello di monetizzare. L’attacco dell�11 settembre 2001 è stato il lancio definitivo sul mercato: mentre la questione palestinese si è legittimata nel nome di una guerra mondiale a tutto ciò che si considera terrorismo, l’impennata delle richieste di sistemi di sorveglianza ha avuto un’impennata mai vista prima.
Ancora una volta la Cisgiordania è stata il laboratorio dove testare nuove forme di controllo. Così una società come Oosto (prima AnyVision) ha messo in atto un progetto Google Ayosh, che prende di mira tutti i palestinesi attraverso l’uso dei “big data� acquisendo competenze esportate poi a livello globale.
Non da ultimo è il ruolo del web e dei social dove i messaggi sono veicolati rimuovendo, da una parte, tutto ciò che arriva e/o appoggia la Palestina, e, allo stesso tempo, mettendo in primo piano, tutte le immagini e i discorsi pro-Israele.
� Nel maggio 2021 «The Washington Post» pubblicò un articolo con un titolo straordinariamente onesto, “L’intelligenza artificiale di Facebook tratta gli attivisti palestinesi come tratta gli attivisti neri americani. Li blocca�
Dopo oltre settant’anni in cui l’ideologia di dominio e superiorità è al comando non è facile resettare nelle menti altre prospettive anche perché è stato inculcato che la soluzione dei due stati non sia assolutamente fattibile.
Esiste un mondo dissidente a tutto ciò . Una porzione di persone che sempre più faticosamente cercano di smascherare queste strategie e giornalisti investigativi come Loewenstein che denunciano la trappola dell’ideologia tossica.
Questo libro è stato pubblicato nel 2023. Sarei curiosa di sapere l’opinione di Loewenstein dopo gli eventi in seguito ai fatti del 7 ottobre 2024.
"Era normale che agli ebrei venisse insegnato a scuola o nel corso dell’educazione religiosa � e così mi veniva detto anche a casa dai miei genitori ebrei liberali � che erano il popolo eletto e avevano un rapporto unico con Dio e la società. Noi potevamo e dovevamo aiutare gli altri (anche se venivano posti dei limiti a questa solidarietà, ovvero ne erano esclusi i palestinesi). È un sistema di credenze che permette alla supremazia razziale contro i non-ebrei di prosperare e giustifica l’indifferenza per le loro vite."...more
Un altro libro che mi rimane in mano dopo un’incursione in biblioteca. Succede � spesso- che vada a ritirare qualche volume e le mie mani –incaute- senUn altro libro che mi rimane in mano dopo un’incursione in biblioteca. Succede � spesso- che vada a ritirare qualche volume e le mie mani –incaute- senza nessun comando si muovono autonomamente. Senza rendermene conto, mi trovo al banco prestiti e il gioco è fatto.
Non conoscevo né titolo né autrice ma mi sono fatta ammaliare dalla copertina che caso vuole tanto assomiglia ad un altro libro che sto leggendo contemporaneamente
Ventotto componimenti, brevi e fulminei che riflettono su fatti di cronaca (ad esempio� Genova � sul crollo del ponte Morandi oppure “Giustizia per Giulio�) e, soprattutto, sullo sguardo intollerante verso chi è straniero (� Altro da me sei tu che credi/d’esser meglio dei migranti/tu che scambi la fortuna/d’esser nato in occidente/per un merito e un diritto/tu che non ti fermi mai/egoista come sei/a pensare e immaginare/cos’� un figlio da salvare/dalle bombe e dalla fame.�)
Con un moto di sdegno, Cangemi punta il dito e concentra la sua lirica proprio verso queste ingiustizie:
� Oggi a muovere questa mia penna è la stessa passione di allora però adesso lo sguardo si è alzato a cercare lo sguardo del mondo perché sento la peste dell’odio farsi strada tra menti annebbiate da una rabbia insensata e violenta.� -------------------
Fermati
Fermati, uomo finché ancora puoi sai già dove porta l’istinto bestiale che emerge arrogante e dilaga violento senza coscienza memoria e ragione. Fermati, mondo che scivoli inerte sul piano inclinato dell’odio razziale aggrappati, presto alla storia, al pensiero all’amore tra umani che lotta e resiste. ...more
" È... è come se" balbettò "ognuno dei due avesse avuto solo mezza vita..."
Mentre la Prima Guerra è in corso, Kitty e Jenny, due donne dell’alta " È... è come se" balbettò "ognuno dei due avesse avuto solo mezza vita..."
Mentre la Prima Guerra è in corso, Kitty e Jenny, due donne dell’alta borghesia inglese, vivono in apparente serenità nella splendida residenza di Baldry Court. La loro pace è, infatti, turbata dal fatto che Christopher � marito della prima e cugino della seconda- si trova al fronte e da due settimane non ricevono sue notizie.
"Ah, non cominciare ad agitarti!" gemette Kitty.
Ma davvero non c’� bisogno di agitarsi oppure –come presagisce Jenny- qualcosa sta per succedere?
”Quel giorno, per me, la bellezza del luogo era un affronto, perché come molte donne inglesi del mio tempo pregavo per il ritorno di un soldato.�
Finchè un giorno si presenta alla porta una donna sciatta. Ogni particolare del suo abbigliamento ne denuncia la squallida provenienza. Eppure c’� qualcosa di ammaliante nel suo portamento. Il suo nome è Margaret Allington. Solo una fastidiosa presenza ai loro occhi eppure..
[image] Glenda Jackson e Alan Bates in una scena del film "Prigioniero del passato" (1982)
Crediamo di conoscere a fondo chi ci sta accanto: è davvero così?
Romanzo che gioca sui forti contrasti tra l’estetica quasi naturale per chi vive agiatamente e il disarmonico esistere di chi, invece, non ha potuto far altro che rimboccarsi le maniche per sopravvivere.
Primo libro che leggo di Rebecca West autrice a cui arrivo, in realtà, attraverso vie traverse, ossia l’autobiografia di Emma Goldman Una scrittura ricchissima, una trama intrigante che porta a molte riflessioni.
� Quel suo essere coperta di povertà e trascuratezza aveva qualcosa che la rendeva assai poco gradevole: come un bel guanto che, caduto dietro il letto in una stanza d'albergo e lì rimasto indisturbato per un giorno o due, diventa un oggetto orribile quando la cameriera lo raccoglie coperto di polvere e lanugine.�...more
Spiazzata. Disorientata. Confusa. Cosa ho letto?"...il mare rombava come un treno in retromarcia
e i segreti trapelavano da ogni finestra
come il gas."
Spiazzata. Disorientata. Confusa. Cosa ho letto? Poesia? Prosa? Riscrittura di favole?
Non riesco a giudicare e ad uniformare il mio pensiero su pagine che non avrei dovuto leggere ma ascoltare.
Avevo letto che nel 1973 questa raccolta si trasformò in un’opera da camera commissionata dalla Minnesota Opera Company a Conrad Susa. Ora capisco. Trasformazioni..
Queste pagine devono aver voce (quella giusta) per poter entrare in sintonia con un ritmo lontano dalla metrica che ci si aspetterebbe. D’altro canto Anne Sexton fu rivoluzionaria e, direi, che questo testo non ne smentisce la fama.
Fiabe dunque. Diciassette per l’esattezza. Perlopiù note e presentate nella truce versione originale non edulcorata per il pubblico infantile.
Ogni fiaba è preannunciata da versi che ne sottolineano il tema.
Ad esempio “Tremotino� (Rumpelstiltskin) attacca così:
”Dentro molti di noi c’� un omino vecchio che vuole uscire. Non è più grande di un duenne, potresti chiamarlo costoletta d’agnello se non fosse che è vecchio e deforme. La testa è a posto ma il resto non è stato sanforizzato. È un mostro di disperazione. È la Decadenza. Parla con la vocetta di un auricolare che veicola la voce asessuata di Truman: Sono il tuo nano. Sono il nemico del fronte interno. Sono il padrone dei tuoi sogni. No, non sono la Legge interiore, il nonno di Avvedutezza. Sono la legge delle tue membra, consanguineo di Nerezza e Impulso. Vedi, ti trema la mano. Non è una paralisi, né l’alcool. È il tuo Doppio che prova a uscire. Attenzione... Attenzione...�
Lettura veramente..particolare. Piena di sarcasmo che alle mie orecchie ha un ché di amaro.
Interessante la nota finale della traduttrice (Rosaria Lo Russo) che, oltre a spiegarci il perché abbia liberamente attualizzato ed italianizzato alcuni riferimenti (ad eseempio il “Tonight show� diventa il "Maurizio Costanzo Show"), inquadra il testo e mi conferma quello che ho sospettato durante tutta la lettura ma non avrei saputo tradurre in parole:
”La scrittura si fa francamente, spudoratamente, monologica, il verso liberissimo di sguinzagliare il virtuosismo metaphor mad su cui l’autrice aveva costruito la sua intonazione precipua, il suo stile irresistibile. �...more
«Ma la vita non è fatta quasi unicamente di dettagli eccezionali? »
Roger Martin Du Gard, scrittore francese, premio Nobel nel 1937 e perlopiù, al pu «Ma la vita non è fatta quasi unicamente di dettagli eccezionali? »
Roger Martin Du Gard, scrittore francese, premio Nobel nel 1937 e perlopiù, al pubblico italiano, misconosciuto pubblicò il racconto Confessione africana nel 1931.
Chi non subisce l’attrazione per i segreti? [image] «Devo dirti una cosa ma promettimi che non lo dirai a nessuno!» Quante volte ci siamo trovati (da una parte o dall’altra) in questa situazione?
Dato che uno scrittore attinge sempre (deve!) dal suo vissuto, il Du Gard personaggio/scrittore non mantiene la promessa, anzi ne fa un racconto che spedisce al suo editore.
Quale sia questa confessione non lo dirò neanche nascondendolo (io mantengo le promesse!) ma ne parlerò lo stesso.
Veramente poche pagine che rivelano una grande penna. La cesellatura con cui costruisce le atmosfere e lo spessore dei personaggi sono la forza assieme certamente alla torbida storia che parte proprio parlando di letteratura.
Du Gard fa amicizia infatti con Leandro (nome fittizio) proprietario di una libreria in Algeria. Conversando a proposito di �.. un recente articolo del « Temps » che accusa i giovani romanzieri americani di affrontare per puro capriccio argomenti « scabrosi » e del tutto « inverosimili», Leandro si dimostra indispettito da chi ritiene che la vita vera non sia piena di eventi simili.
Inizia quindi un racconto. Nulla di riportato ma qualcosa accaduto a lui stesso, qualcosa che non aveva mai confessato a nessuno..
”Tacque. E tutta la storia, quella sera, sotto quel bel cielo notturno, pareva in effetti così semplice che non ho trovato niente da dirgli.� ...more
Un libro che scopro veramente per caso in una delle mie tante ricerche di testi dimenticati. Forse ho aspettato troppo a leggerlo così che le mie aspetUn libro che scopro veramente per caso in una delle mie tante ricerche di testi dimenticati. Forse ho aspettato troppo a leggerlo così che le mie aspettative sono lievitate sgonfiandosi di colpo durante la lettura che si è rivelata faticosa e –ahimè- noiosa. Mi vergogno un po� mentre scrivo perché come posso permettermi di annoiarmi di fronte al racconto di vite disgraziate? Ma partiamo dall’inizio.
Danilo Montaldi � militante di sinistra ed intellettuale soprattutto interessato a studi storiografici e sociologici- nel 1961 pubblica quest’opera particolare in quanto i protagonisti raccontano le loro vite ma lo fanno in una modalità , direi, “parlata�. Come se si trattasse di un dialogo tra amici ci fanno conoscere i luoghi dove sono nati, le famiglie (quando ci sono) e soprattutto le difficoltà della gente a i margini perché «la leggèra» si riferisce alla malavita padana soprattutto quella nata e cresciuta attorno al fiume. Sono racconti che divagano, si attorcigliano e si ripetono proprio come si trattasse di una conversazione al bar.
Montaldi antepone un’introduzione lunghissima e, sinceramente, al limite della mia comprensione perché infarcita di quelle modalità proprie dell’esposizioni politiche e dogmatiche. Così c’� questa discrepanza abissale tra le due parti dell’opera basate proprio sul linguaggio intellettuale dell’autore (probabilmente per dare forza e valore al testo) e la sgrammaticata chiacchierata dei protagonisti.
Attraversiamo il Novecento in un territorio � la Bassa Padana - che è un vero e proprio microcosmo dove pullulano uomini e donne che per sopravvivere fanno di tutto. Esistenze avventurose ma non per scelta.
Si parte da Orlando P. che nel 1938, confinato all’isola di Ponza racconta la sua storia fatta di mille mestieri finchè caduto una volta nel bisogno di rubare entra in carcere dove inizia la vera e propria formazione alla vita criminale. Così accade a Teuta, a Poveri Romeo e il Bigoncia: vite senza redenzione. Sembra fare eccezione l’ultima protagonista: la Cicci, prostituta per fame che riesce dopo alcuni anni a cambiar vita.
Interessante ma faticoso.
� Questo è il lamento di un uomo che grida vendetta alla società perché verso di me fu ingiusta e anche verso mio nonno e mio padre loro non avevano la capacità di descriverla la sua lunga odissea della vita pensai io a metterla in luce e lasciarla in eredità alle nuove generazioni perché se ne facciano un concetto di quello che avviene nella società è solo l’oro che fa commettere gli errori verso quella parola che si chiama legge.� Orlando P.
Un po� di musica Le leggera
La ballata di Mackie Messer (canta Milva)
"Faceva il palo" (nella banda dell'Ortica) (Enzo Jannacci)
Cosa non devo fare per togliermi di torno la mia nemica mente: ostilità perenne alla felice colpa di esser quel che sono, il mio felice niente.
”Fosse v Cosa non devo fare per togliermi di torno la mia nemica mente: ostilità perenne alla felice colpa di esser quel che sono, il mio felice niente.
”Fosse vissuta sei o sette secoli fa, nelle terre umbre dov’� nata, Patrizia Cavalli sarebbe stata senz’altro una delle grandi mistiche di quel periodo�
Con queste parole comincia la presentazione in quarta di copertina di Vita meravigliosa (2022) raccolta poetica di Patrizia Cavalli (1947-2022). In particolare mi soffermo sul misticismo. Decido di rileggere alcuni versi. Finisco per rileggere quasi tutto e continuo a non capire. Le terre umbre richiamano certo alla mente gli antichi eremi dove personaggi disparati cadevano in preda a deliranti allucinazioni spesso trascendendo la vita materiale.
Io � ignorante sicuramente - tra queste righe ho sentito parole più carnali che spirituali:
� Occupata da poveri pensieri /� la puzza di fritto, il freddo �/dov’� la mia anima,/dov’� la mia anima? /Senza sonno ma non sveglia,/ torpida e irrequieta, / rassegnata ma querula,/ è questa la mia anima? / Cuore fermo che non pensa / mente astiosa che non sente / non c’� nulla che mi accende./ Ma avrò davvero un’anima? /Cerco di ricordare / ma è un compito il ricordo,/ colpa dell’orologio / che fa troppo rumore. / O è il tavolo di marmo / che certo non è caldo? / Ma l’anima è immortale / e quindi immateriale. / Se poi scopro che ho un’anima / noiosa quanto me, /faccio a meno dell’anima / mi accontento di me. �
In ogni caso, una vera sorpresa questi componimenti.
Una commistione perfetta tra ironia e profonda amarezza dove entra in scena la morte (� E me ne devo andare via cosí? / Non che mi aspetti il disegno compiuto / ciò che si vede alla fine del ricamo /quando si rompe con i denti il filo / dopo averlo su se stesso ricucito / perché non possa piú sfilarsi se tirato. / Ma quel che ho visto si è tutto cancellato. / E quasi non avevo cominciato.�) quanto la vita ( Vita meravigliosa / sempre mi meravigli�).
Sorprende anche l'ode agli alcoolici (� Avere il whisky in casa è un gran vantaggio,�) e agli psicofarmaci (� Gloria perpetua alla fluoxetina�) per poi scoprire con tenerezza il bisogno di essere ascoltata:
"Parla a se stesso il pazzo e si consola e il santo parla solitario a Dio. E io a chi parlo quando parlo da sola? Parlo a qualcuno che non sono io ma una platea vista di sbieco al volo, mutevole a seconda del mio tono, che non risponde mai, ascolta solo, se la parola trova il giusto suono. Questa muta assemblea inconcludente che non fa petizioni, non si ostina a voler controbattere e opinare, mi anima di speranze la mattina: avere un tale dono della mente, poter parlare, e farsi anche ascoltare!...more
"Quand’� che camminare smette di essere una cosa che fai e diventa parte di quello che sei?
Sei donne più o meno note. Sei camminatrici a cui Annabe"Quand’� che camminare smette di essere una cosa che fai e diventa parte di quello che sei?
Sei donne più o meno note. Sei camminatrici a cui Annabel Abbs, scrittrice anglosassone si unisce ripercorrendo itinerari da loro intrapresi.
La prima è Frieda von Richtofen meglio nota come Frieda Lawrence per aver sposato H.D. Lawrence e come autrice di un mémoir, Non io, ma il vento... La mia vita con D.H. Lawrence A lei la Abbs aveva già dedicato un romanzo, , per l’appunto Frieda.
La seconda è Gwen John, pittrice britannica che visse in parte all’ombra del fratello Augustus John.
La terza è la dimenticata Clara Vyvyan, scrittrice di origini australiane cresciuta in Inghilterra che condividerà una parte del suo cammino con la più famosa Daphne du Maurier.
La quarta una tra le maggiori figure della letteratura scozzese: Ann, meglio nota come Nan Shepherd.
La quinta non ha bisogno di presentazioni; il suo nome è Simone De Beauvoir, qui ritratta in una veste insolita.
La sesta una famosa pittrice americana: Georgia O’Keeffe.
In tempi e luoghi diversi queste donne hanno sfidato non solo le convenzioni sociali ma anche gli ostacoli stessi della natura.
Annabel Abbs segue un filo che la porta a riattraversare sentieri impervi con l’idea che immergendosi negli stessi luoghi avrebbe potuto entrare in sintonia con le emozioni ma, soprattutto, le motivazioni che hanno spinto queste donne fuori di casa abbandonando gli agi borghesi. Camminare è un atto di riappropriazione della propria libertà, identità, bisogno di solitudine, del proprio spazio ma anche un riconoscimento del proprio corpo fisico.
� Queste donne camminavano per imparare a pensare autonomamente. Camminavano per trovare una compensazione emotiva. Camminavano per comprendere le capacità dei loro corpi. Camminavano per affermare la loro indipendenza. Camminavano per divenire.�
[image] (
Tutto ciò è possibile solo se si cammina nella Natura, infatti:
"(...) la natura influenza il nostro corpo, il cervello e le nostre emozioni. Si ritiene che le tonalità di azzurro e verde ci rendano meno ansiosi, più calmi. Secondo una certa teoria, la presenza di questi colori ci avverte della vicinanza di cibo e acqua, e di conseguenza il nostro corpo si rilassa."
e ancora:
Decine di ricerche confermano che il tempo trascorso in mezzo alla natura abbassa la pressione sanguigna, stimola il sistema immunitario, allevia la depressione, aumenta le energie e diminuisce i livelli di zuccheri nel sangue, oltre a renderci meno inclini a rimuginare sui problemi.
Opera ricchissima di contenuti e riflessioni.
Il fatto che l’autrice stessa s’inoltri nei luoghi attraversati da queste donne fa sì che si sviluppi un racconto bifronte dove le storie di queste donne si intrecciano con la vita stessa dell’autrice in un interessante gioco di specchi.
"Una delle gioie di viaggiare con uno zaino in spalla non è proprio questa? Scoprire di quanto poco abbiamo bisogno? Sapere che per esistere nel corpo e nello spirito ci bastano una confezione di cerotti, una saponetta e un cambio d’abiti? In ogni caso, l’escursionismo ci ricorda la modestia dei nostri bisogni. E solleva un interrogativo: se ci serve così poco, perché dedichiamo tanto tempo ad accumulare un sacco di cose? ★★★★½ ...more
" Un uomo onesto, un uomo probo Tralalalalla tralallalero S'innamorò perdutamente D'una che non lo amava niente."
Centoquattordici testi con relativi s" Un uomo onesto, un uomo probo Tralalalalla tralallalero S'innamorò perdutamente D'una che non lo amava niente."
Centoquattordici testi con relativi spartiti e non sono certo tutta la produzione di De Andrè ma quasi ci siamo.
De Andrè poeta per quella capacità di legare parole, ritmo, immagini e questo anche nella concezione generale degli album (detti, per l’appunto, concettuali) che seppur composti da canzoni indipendenti ed autonome si legavano ad una medesima storia.
Ad esempio nel 1973 pubblicò: � Storia di un impiegato.
Un impiegato, dopo aver sentito, una canzone del Maggio Francese decide di ribellarsi e l’album segue questo percorso. Come ne Al Ballo Mascherato, dove l’impiegato sogna di far saltare tutti i simboli del potere. Il ballo in maschera è l’evento dove i potenti nascondono il vero volto, la vera natura è nascosta dietro una facciata.
Centoquattordici testi e quindi centoquattordici storie.
Da due mesi leggo e rileggo queste pagine e trovo impossibile eleggere una sola canzone, un solo verso significativo come il migliore per me.
Farò quindi un torto scegliendo qualche brano a discapito di tanti altri.
“Città vecchia� , ad esempio, che parla della Genova dei bassifondi introducendola così:
� Nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi Ha già troppi impegni per scaldar la gente d'altri paraggi�
Per concludere così:
� Se t'inoltrerai lungo le calate dei vecchi moli In quell'aria spessa, carica di sale, gonfia di odori Lì ci troverai i ladri, gli assassini e il tipo strano Quello che ha venduto per tremila lire sua madre a un nano Se tu penserai e giudicherai da buon borghese Li condannerai a cinquemila anni più le spese Ma se capirai, se li cercherai fino in fondo Se non sono gigli, son pur sempre figli, vittime di questo mondo�
Oppure � la meno conosciuta (credo)- “Coda di lupo� che fa riferimento al fallimento della rivolta sessantottina:
� E forse avevo diciott'anni e non puzzavo più di serpente Possedevo una spranga un cappello e una fionda E una notte di gala con un sasso a punta Uccisi uno smoking e glielo rubai E al Dio della scala non credere mai �
E concluderei con “Quello che non ho� più che altro perché da giorni mi martella in testa:
� Quello che non ho è una camicia bianca Quello che non ho è un segreto in banca Quello che non ho sono le tue pistole Per conquistarmi il cielo per guadagnarmi il sole Quello che non ho è di farla franca Quello che non ho è quel che non mi manca Quello che non ho sono le tue parole Per guadagnarmi il cielo per conquistarmi il sole Quello che non ho è un orologio avanti Per correre più in fretta e avervi più distanti Quello che non ho è un treno arrugginito Che mi riporti indietro da dove sono partito Quello che non ho sono i tuoi denti d'oro Quello che non ho è un pranzo di lavoro Quello che non ho è questa prateria Per correre più forte della malinconia Quello che non ho sono le mani in pasta Quello che non ho è un indirizzo in tasca Quello che non ho sei tu dalla mia parte Quello che non ho è di fregarti a carte Quello che non ho è una camicia bianca Quello che non ho è di farla franca Quello che non ho sono le sue pistole Per conquistarmi il cielo per guadagnarmi il sole Quello che non ho�